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	<title>L&#039;estinto &#187; Individuo e società</title>
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	<description>I&#039;ll teach you differences</description>
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		<title>Contagio sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 13:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare che il divorzio sia contagioso: Uno studio mostra che se un amico o un parente divorzia, il vostro rischio di divorziare aumenta di conseguenza. Un risultato interessante: come conclude il paper originale, «il divorzio deve essere inteso come un fenomeno collettivo che si estende ben oltre i diretti interessati» («divorce should be understood as [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/contagio-sociale/' addthis:title='Contagio sociale' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare che il <a title="Il divorzio è contagioso | carlobellieni" href="http://carlobellieni.splinder.com/post/22972025/il-divorzio-e-contagioso">divorzio sia contagioso</a>:</p>
<blockquote><p>Uno studio mostra che se un amico o un parente divorzia, il vostro rischio di divorziare aumenta di conseguenza.</p></blockquote>
<p>Un risultato interessante: come conclude il <a title="http://jhfowler.ucsd.edu/social_network_effects_on_divorce.pdf" href="http://jhfowler.ucsd.edu/social_network_effects_on_divorce.pdf">paper originale</a>, «il divorzio deve essere inteso come un fenomeno collettivo che si estende ben oltre i diretti interessati» («<em>divorce should be understood as a collective phenomenon that extends far beyond those directly affected</em>»).<br />
Ancora più interessante sarebbe avere un quadro complessivo dei fenomeni all&#8217;apparenza individuali e in realtà collettivi: ho il sospetto che anche il matrimonio e la genitorialità presenti aspetti collettivi simili al divorzio.</p>
<p>Credo sia riduttivo considerare questo fenomeno un caso di influenza della società sull&#8217;individuo:  interpretarlo come invito alla ridefinizione dei concetti di individuo e società potrebbe essere più proficuo.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2857&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/contagio-sociale/' addthis:title='Contagio sociale' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Morali senza confini</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 19:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché aiutare il prossimo tuo? Perché non il remoto, il lontano? Perché le persone lontane sono, appunto, lontane e quindi difficili da aiutare? Perché con le persone a te vicine – emotivamente e geograficamente – c&#8217;è un rapporto particolare, una sorta di tacito accordo per aiutarsi vicendevolmente? Oppure perché l&#8217;aiuto si limita alle persone che [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/morali-senza-confini/' addthis:title='Morali senza confini' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché aiutare il <em>prossimo</em> tuo? Perché non il <em>remoto</em>, il <em>lontano</em>?<br />
Perché le persone lontane sono, appunto, lontane e quindi difficili da aiutare? Perché con le persone a te vicine – emotivamente e geograficamente – c&#8217;è un rapporto particolare, una sorta di tacito accordo per aiutarsi vicendevolmente?<br />
Oppure perché l&#8217;aiuto si limita alle persone che fanno parte di una comunità chiusa, nata chissà come, al di fuori della quale non ci si avventura, non si intessono rapporti?<span id="more-2744"></span></p>
<p>Considero i primi due dei buoni motivi – o giustificazioni – per dedicarsi al prossimo; l&#8217;ultimo motivo, invece non mi piace molto.<br />
Le comunità e i gruppi più o meno chiusi esistono ed è giusto e normale che sia così. Tuttavia, dovrebbero essere i rapporti interpersonali a giustificare l&#8217;appartenenza a un gruppo, non il contrario: posso dire che lui non appartiene al mio gruppo di amici perché non andiamo d&#8217;accordo, mentre sostenere che non andiamo d&#8217;accordo perché non appartiene al mio gruppo di amici è abbastanza insensato. Insomma: il fatto di appartenere a un gruppo dovrebbe essere la conseguenza di altri aspetti, non la causa.</p>
<p>Eppure frequentemente accade una cosa simile: l&#8217;appartenenza a un gruppo conta e ha valore anche quando non dovrebbe contare. Anche quando il gruppo in questione ha origini particolari e, in teoria, eticamente ininfluenti, come gli stati nazionali.</p>
<p>Non si tratta soltanto dell&#8217;illogico ma tutto sommato innocuo tifo per gli atleti della propria nazione durante gli eventi sportivi internazionali, come ci conferma <a title="Bioetica: Salva l’embrione (bianco)" href="http://bioetiche.blogspot.com/2010/04/salva-lembrione-bianco.html">questa notizia</a>: una bambina di poco più di un anno sta male, viene curata male e in ritardo e, purtroppo, muore. È più di un sospetto che la nazionalità della bambina – straniera, quindi non appartenente alla nostra comunità di italiani – abbia influito sul comportamento del personale sanitario.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2744&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/morali-senza-confini/' addthis:title='Morali senza confini' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Darwin e Mill: una coincidenza?</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/darwin-e-mill-una-coincidenza/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 09:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritagli di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[John Stuart Mill]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/darwin-e-mill-una-coincidenza/' addthis:title='Darwin e Mill: una coincidenza?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object style="width:420px;height:585px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;pageNumber=8&amp;documentId=091120095408-08256643d57f415da590ad8b2c3e6b06&amp;docName=n_0948_ti7&amp;username=infocdt&amp;loadingInfoText=Ticino7&amp;et=1260263900074&amp;er=84" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:420px;height:585px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;pageNumber=8&amp;documentId=091120095408-08256643d57f415da590ad8b2c3e6b06&amp;docName=n_0948_ti7&amp;username=infocdt&amp;loadingInfoText=Ticino7&amp;et=1260263900074&amp;er=84" /></object></p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2546&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/darwin-e-mill-una-coincidenza/' addthis:title='Darwin e Mill: una coincidenza?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Andando in giro per la città</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/andando-in-giro-per-la-citta/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 06:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi filosofici]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Alpha: Hai trovato il testo del decreto legge antistupro? Beta: Ti riferisci alle misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale? Alpha: Esattamente. L&#8217;hai trovato? Voglio leggerlo per cercare di capirci qualcosa: non mi fido di quello che riporta la stampa. Beta: Beata ingenuità: secondo te certe cose basta leggerle, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/andando-in-giro-per-la-citta/' addthis:title='Andando in giro per la città' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alpha</strong>: Hai trovato il testo del decreto legge antistupro?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ti riferisci alle misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Esattamente. L&#8217;hai trovato? Voglio leggerlo per cercare di capirci qualcosa: non mi fido di quello che riporta la stampa.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Beata ingenuità: secondo te certe cose basta leggerle, per capirle? Ecco una breve citazione del decreto:</p>
<blockquote><p>all’articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’articolo 609-octies del codice penale»</p></blockquote>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Deluso?<span id="more-1793"></span></p>
<p><strong>Alpha</strong>: Spaventato, a dire il vero. Praticamente è impossibile, per il cittadino comune, capire il contenuto di un simile decreto.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Riconosco che non è un capolavoro di chiarezza.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: La parte sulle ronde?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ti riferisci alle associazioni tra cittadini non armati?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì</p>
<p><strong>Beta</strong>: Qui il decreto è leggermente più chiaro:</p>
<blockquote><p>I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.<br />
Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto. Con decreto del Ministro dell’interno, da emanare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi.</p></blockquote>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì, <em>leggermente</em> più chiaro&#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non è una idea poi così malvagia. Se, e sottolineo se, non ci sono eccessi da parte di queste associazioni di cittadini, gli effetti non possono che essere positivi. Non è necessariamente una dichiarazione di sconfitta da parte delle forze dell&#8217;ordine, lo stato non rinuncia a mantenere l&#8217;ordine, semplicemente decide di avvalersi della società civile, nell&#8217;ottica della sussidiarietà. Insomma, sono fiducioso: potrebbe diventare una cosa molto brutta e pericolosa, ma anche una cosa bella ed efficace.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Vorrei condividere il tuo ottimismo. Comunque, non mi è chiara una cosa.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Solo una?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: C&#8217;è qualche legge che impedisce a un gruppo di amici di andarsene in giro per la città e, se si imbatte in una qualche infrazione della legge, chiamare le forze dell&#8217;ordine?</p>
<p><strong>Beta</strong>: No, non mi risulta ci sia qualche legge che lo proibisca.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: E allora quale è il senso di quei passi del decreto che hai appena letto? Che senso ha iscriversi in un apposito elenco presso il prefetto se, di fatto, non cambia nulla?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non hai ascoltato bene l&#8217;inizio del testo: «I sindaci possono avvalersi della collaborazione eccetera eccetera eccetera»</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quindi?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Quindi potrai andare in giro per la città con incarico, mandato, autorizzazione, indicazione, chiamala come vuoi, del sindaco.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Uhm&#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ancora perplesso?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì. Mi sembra di capire che questi cittadini, in quanto facenti parte di associazione della quale si avvale il sindaco, non sono più semplici cittadini, ma non sono neppure pubblici ufficiali. Insomma, sono una via di mezzo.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Credo si possa affermare qualcosa del genere.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Bene, io come mi tutelo?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sono loro a tutelare te.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: D&#8217;accordo, ma io da loro come mi tutelo? Come posso difendermi da eventuali abusi e persecuzioni? Contro gli abusi delle forze dell&#8217;ordine esistono varie tutele. Contro queste associazioni?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non credo ce ne siano.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Non ti sembra una mancanza grave? Prima hai parlato di stato e società civile: non dimenticare che la libertà individuale può essere minacciata dalla società civile tanto quanto può esserlo dallo stato.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1793&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/andando-in-giro-per-la-citta/' addthis:title='Andando in giro per la città' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dio, il corpo e lo stato</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 08:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[[Il corpo] Iddio il formò a vantaggio dello Stato. Così si espresse il sacerdote nizzardo Francesco Alberti in Dell&#8217;educazione fisica, e morale, o sia De&#8217; doveri de&#8217; padri, delle madri, e de&#8217; precettori cristiani nell&#8217;educazione de&#8217; figliuoli contro i principi del Signor Rousseau di Ginevra (1767) cit. in Daniela Lombardi, Storia del Matrimonio, Il Mulino, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dio-il-corpo-e-lo-stato/' addthis:title='Dio, il corpo e lo stato' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>[Il corpo] Iddio il formò a vantaggio dello Stato.</p></blockquote>
<p>Così si espresse il sacerdote nizzardo Francesco Alberti in<em> Dell&#8217;educazione fisica, e morale, o sia De&#8217; doveri de&#8217; padri, delle madri, e de&#8217; precettori cristiani nell&#8217;educazione de&#8217; figliuoli contro i principi del Signor Rousseau di Ginevra</em> (1767) cit. in Daniela Lombardi, <em>Storia del Matrimonio</em>, Il Mulino, 2008 p. 176</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1239&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dio-il-corpo-e-lo-stato/' addthis:title='Dio, il corpo e lo stato' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Chi ha fatto tutto ciò?</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/chi-ha-fatto-tutto-cio/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 23:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Ontologia sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un commento di Eno mi invita a riflettere sulle collettività: una collettività è innanzitutto una stenografia, un nome breve, un po’ arbitrario e riassuntivo, per tutti i suoi membri. In seconda battuta la collettività è anche di più, e perfino &#8220;fa&#8221;: è l’intreccio delle azioni individuali, il sorgere di effetti involontari da azioni volontarie, il [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/chi-ha-fatto-tutto-cio/' addthis:title='Chi ha fatto tutto ciò?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/articoli/fisiologia-o-patologia-delleuropa/#comment-5420" title="Commento a Fisiologia o patologia dell’Europa?">Un commento</a> di <a href="http://crepuscolodellescintille.splinder.com/" title="il crepuscolo delle scintille">Eno</a> mi invita a riflettere sulle collettività:</p>
<blockquote><p>una collettività è <em>innanzitutto</em> una stenografia, un nome breve, un po’ arbitrario e riassuntivo, per tutti i suoi membri.</p>
<p><em>In seconda battuta</em> la collettività è anche di più, e perfino &#8220;fa&#8221;: è l’intreccio delle azioni individuali, il sorgere di effetti involontari da azioni volontarie, il sorgere di norme spontanee.</p>
<p>Ma questo &#8220;essere di più&#8221; noi possiamo capirlo solo se cominciamo dal basso, cioè pensiamo che gli individui sono i basamenti e il resto, lungi dall’essere fuffa o <em>nuda nomina</em>, ci poggia sopra.</p></blockquote>
<p>Riassumendo in maniera abbastanza brutale: le collettività esistono, sono soggetti a tutti gli effetti, tuttavia sono soggetti<em> </em><em>derivati</em>, soggetti di <em>secondo ordine</em> rispetto agli individui che costituiscono il <em>primo ordine</em>.<span id="more-595"></span></p>
<p>Voglio prenderlo in parola e, soprattutto, mettere alla prova la sua tesi.</p>
<p>Lascerei perdere la questione &#8220;viene prima il singolo o la collettività?&#8221; perché ricalca fin troppo da vicino la classica domanda &#8220;viene prima l&#8217;uovo o la gallina?&#8221; (meglio non dare troppi argomenti a chi accusa i filosofi, o presunti tali, di dedicarsi all&#8217;aria fritta). Passerei piuttosto alla domanda &#8220;da dove è meglio iniziare per <em>capire</em> qualcosa?&#8221;,  questione più pertinente, credo.</p>
<p>Per Eno, se si vuole capire la collettività, si deve cominciare dal <em>basso</em>, ossia dai singoli. Penso che quel &#8220;cominciare&#8221; sia da intendersi sia in senso <em>temporale</em> (le prima riflessioni riguardano i singoli) che logico (la base di tutte le riflessioni è il singolo).<br />
Eno tuttavia non dice da dove è meglio cominciare per capire i singoli.<br />
Sarei tentato di rispondere: dall&#8217;<em>alto</em>, dalla collettività. Vuoi capire perché una persona ha agito in una certa maniera, vuoi comprendere le sue scelte, le sue speranze, le sue conoscenze? Quale punto di partenza migliore del <em>contesto</em>, ossia delle collettività che coinvolgono la persona indagata?<br />
Sarei tentato di rispondere così, ma mi trattengo perché, in fondo, ricondurre <em>ogni</em> discorso alla collettività sarebbe riduttivo, si rischia cioè di non capire molte cose.</p>
<p>Mi viene comunque il dubbio che la posizione di Eno sia altrettanto riduttiva: riconducendo <em>ogni</em> discorso sulla collettività ai singoli, non si rischia di non comprendere molte cose?</p>
<p>Prendiamo una domanda tutto sommato semplice: &#8220;<em>Chi</em> ha fatto la mia macchina?&#8221;<br />
Gli operai della fabbrica? Certamente sono stati loro. Tuttavia un qualche ingegnere avrà progettato il tutto. Un ingegnere? Diciamo anche più d&#8217;uno, basandosi su brevetti registrati da altri ingegneri che hanno lavorato per altre società. Questi ingegneri avranno avuto dei limiti di budget, limiti stabiliti da qualcuno in base a delle analisi e dele ricerche di mercato. Ho inizialmente parlato di <em>fabbrica</em>, al singolare, mentre dovrei declinare al plurale il termine e parlare di <em>fabbriche</em>: molto probabilmente i fanali e lo spinterogeno sono stati prodotti in due continenti diversi. Nasce il problema di <em>chi</em> ha deciso da quali fabbriche rifornirsi, e questa scelta, chiunque l&#8217;abbia presa, risente del mercato dei cambi.<br />
Chiudiamo qui la faccenda prima che arrivi il mal di testa e diciamo, semplicemente, che la mia macchina l&#8217;ha fatta la Citroën senza cercare di capire <em>chi</em> è la Citroën, perché si rischia di non capire più nulla della mia macchina che è, non dimentichiamolo, l&#8217;oggetto della domanda iniziale.</p>
<p>Due precisazioni.<br />
La prima: ho condotto un discorso prevalentemente <em>epistemologico</em>, evitando accuratamente l&#8217;ontologia. Non fatemene una colpa.<br />
La seconda: ho scritto che sarebbe riduttivo ricondurre <em>ogni</em> discorso eccetera, <em> </em>scrivendo &#8220;ogni&#8221; in corsivo appunto perché per <em>alcuni</em> discorsi (oserei quasi anche: per <em>molti</em> discorsi) la riduzione è lecita, aiuta effettivamente a comprendere la situazione. Ad esempio, di fronte alla domanda &#8220;Chi è il responsabile della bancarotta fraudolenta dell&#8217;azienda?&#8221; direi che è <em>vitale</em> ricondurre tutto il discorso a delle singole persone.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=595&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/chi-ha-fatto-tutto-cio/' addthis:title='Chi ha fatto tutto ciò?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Fisiologia o patologia dell&#8217;Europa?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 00:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Antiseri]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Nichilismo]]></category>
		<category><![CDATA[Relativismo]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione fenomenologica: invece di descrivere il contenuto del libro, si vuole provare a descrivere la particolare, personale e limitata lettura del libro. Un esperimento forse interessante, forse banale, forse noioso. Sicuramente lungo, perché è possibile riassumere i contenuti di un libro, non le sensazioni che questo libro ha generato. L&#8217;acquisto Libreria XXX. Con i libri [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/fisiologia-o-patologia-delleuropa/' addthis:title='Fisiologia o patologia dell&#8217;Europa?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione fenomenologica: invece di descrivere il contenuto del libro, si vuole provare a descrivere la particolare, personale e limitata lettura del libro. Un esperimento forse interessante, forse banale, forse noioso. Sicuramente lungo, perché è possibile riassumere i contenuti di un libro, non le sensazioni che questo libro ha generato.</p>
<h3>L&#8217;acquisto</h3>
<p>Libreria XXX. Con i libri trovati sinora (Vincenzo Vitiello ed Emanuele Severino, <em>Ricordati di santificare le feste</em> e Eugenio Lecaldano, <em>Un&#8217;etica senza Dio</em>) la spesa totale è di 27 euro. Se voglio usufruire dello sconto di 30 euro devo trovare qualche altro libro da acquistare, interessante e non troppo costoso. Esclusi, a malincuore, alcuni corposi saggi in edizione rilegata: attenderanno un momento più propizio. L&#8217;occhio cade su un libercolo dalla orribile copertina viola: <em>Relativismo, nichilismo, individualismo</em>. Il sottotitolo è decisamente intrigante: <em>Fisiologia o patologia dell&#8217;Europa?</em> L&#8217;autore è Dario Antiseri, l&#8217;editore Rubbettino. Quarta di copertina: solo sette euro, il prezzo è perfetto. Cerchiamo di capire se è anche interessante:</p>
<blockquote><p>Se nell&#8217;<em>individualismo</em> si insiste a vedere la resa al basso istinto dell&#8217;egoismo e della rapina, il <em>relativismo</em> e il <em>nichilismo</em> sarebbero addirittura il cancro dell&#8217;Occidente<em>.</em> Le accuse, dunque, sono delle più gravi. Ma sono esse anche sostenibili e ben fondate?</p></blockquote>
<p>Sì, sembra interessante.</p>
<p>Alcuni minuti dopo, mentre aspetto il tram, inizio a sfogliare l&#8217;imprevisto acquisto.<span id="more-576"></span></p>
<h3>Una prima lettura</h3>
<p>Come esergo, ben quattro citazioni: Einstein, von Hayek, Wittgenstein, Kelsen. Insieme formano un interessante percorso: sulla verità non esiste alcuna autorità umana (Einstein), la ragione deve comprendere le proprie limitazioni (von Hayek), a le credenze fondate poggiano su credenze infondate (Wittgenstein), la democrazia non può funzionare se si suppone la conoscenza della verità assoluta (Kelsen).<br />
Girando pagina, scopro altre due citazioni: Moltmann e Heim. Il percorso prosegue: il cristiano non può conformarsi alla realtà data, ma è sempre coinvolto nel conflitto tra speranza ed esperienza (Moltmann) quindi i cristiani dovrebbero sostenere la relativizzazione del mondo e dell&#8217;uomo (Heim).<br />
Ho la sensazione che in queste sei citazioni sia racchiuso il contenuto del libro: potrei quasi smettere di leggere senza perdere l&#8217;essenziale. Sfoglio altre parti del libro e scopro che <span style="font-style: italic">ogni</span> capitolo ha una citazione iniziale, le quali comunque non scarseggiano neppure nel testo.<br />
Questa abbondanza di citazioni mi disorienta: <em>due</em> o <em>tre</em> citazioni possono aiutare nell&#8217;esposizione, <em>una decina</em> di citazioni iniziano a valere come principio di autorità, ma nelle poche pagine del suo libro Antiseri ne collezionerà grosso modo un centinaio! Troppe per richiamare autorevolezza sulle proprie tesi, sembrano più un vuoto esercizio di erudizione, ma meglio non lasciarsi sviare e iniziare, finalmente, la lettura del testo.</p>
<h3>Introduzione e primo capitolo</h3>
<p>L&#8217;introduzione è ottima, inquadra alla perfezione i termini del problema: il relativismo, il nichilismo e l&#8217;individualismo vengono accusati di <em>lesa identità</em>, di tradire la civiltà occidentale. Accuse prive di senso.</p>
<p>Il primo capitolo, intitolato <em>Alle radici dell&#8217;Europa: ragione critica e valori cristiani</em>, inizia con una osservazione sconcertante nella sua banalità, eppure continuamente dimenticata e ignorata: l&#8217;Europa <em>non</em> ha una tradizione unica. L&#8217;Europa è un insieme di tradizioni, di fedi e di religione. Per Antiseri ciò significa <em>ragione critica</em>, <em>pluralismo</em> e <em>tolleranza</em>. A supporto di queste affermazioni, abbiamo Burckhardt e Popper. Purtroppo le lunghe citazioni sono completamente prive di riferimenti: non ci si può che fidare di Antiseri.<br />
Origine delle citazioni a parte, come non essere d&#8217;accordo?<br />
Antiseri tuttavia prosegue con due tesi che definire impegnative è dir poco: le altre culture <em>non</em> conoscono questa pluralità di idee che l&#8217;Europa possiede <em>unicamente</em> grazie al cristianesimo. Si può essere d&#8217;accordo che per l&#8217;Europa lo sviluppo della ragione, del pluralismo e della tolleranza abbia in buona parte coinciso con lo sviluppo del cristianesimo: è andata storicamente così, e c&#8217;è poco da discutere, per quanto la storia non abbia avuto una evoluzione proprio così lineare. Antiseri, tuttavia, si spinge decisamente oltre: attribuisce una relazione necessaria, quasi logica, tra il cristianesimo e l&#8217;affermarsi di ragione, pluralismo e tolleranza. Confondere storia e logica è un grosso errore: un conto è affermare &#8220;è successo questo&#8221;, un altro sostenere &#8220;è successo questo ed è <em>impossibile anche solo immaginare</em> avvenimenti diversi o che questi avvenimenti accadano altrove&#8221;.</p>
<h3>Il relativismo</h3>
<p>Con il secondo capitolo inizia la difesa del primo dei tre presunti nemici dell&#8217;Occidente: il relativismo.</p>
<p>La difesa di Antiseri è molto semplice e per questo molto potente: associare il relativismo al pluralismo e quest&#8217;ultimo alla democrazia. Chi vuole criticare il relativismo si ritrova così a criticare la democrazia, ed è una mossa che, almeno si spera, in pochi osano fare.</p>
<p>Le scienze empiriche non hanno certezze, come possono averle le scienze etiche? Alla base della morale vi è l&#8217;indimostrabile, l&#8217;infondato, la libera scelta.<br />
Meglio tuttavia non esagerare, ed ecco Antiseri subito a specificare che non tutte le concezioni etiche sono equivalenti: il relativismo, o meglio il pluralismo, ci dice che non ce ne è nessuna perfetta, non che una vale l&#8217;altra. Questo bellissimo attacco di Antiseri alle (false) certezze si conclude con una notevole stoccata agli «amici cattolici» (dei comunisti si è già occupato prima, con un imbarazzante aneddoto su Brecht che si segnala anche per essere forse l&#8217;unica citazione con riferimenti del libro). Cercando di dimostrare razionalmente la validità di un qualche valore cristiano, i cattolici cercano di conoscere ciò che è buono e ciò che è cattivo: un peccato commeso prima di loro da Adamo ed Eva.</p>
<h3>Nichilismo</h3>
<p>Nella sua difesa del nichilismo, Antiseri ricorre allo stesso meccanismo già messo in atto per il relativismo: chiamare in causa un positivo membro della società che certifichi la bontà dell&#8217;imputato. In questo caso è la <em>tolleranza</em> a venire invocata, e questo rende meno potente il discorso: se per la democrazia è difficile trovare detrattori (forse perché è possibile piegarla con il populismo), di detrattori della tollerenza ve ne sono parecchi.</p>
<p>Il nichilismo, tuttavia, non è solo sorgente della tolleranza, ma anche <em>riconquista dello spazio del sacro</em>. In quanto negazione della conoscenza da parte dell&#8217;uomo di ogni senso assoluto della vita, il nichilismo si ritrova così al servizio dell&#8217;Assoluto. Geniale, a patto di concepire il nichilismo come <em>negazione della conoscenza</em>, e non semplicemente come <em>negazione tout court</em> di ogni senso assoluto.</p>
<h3>Entr&#8217;acte: i valori cristiani</h3>
<p>Il quarto capitolo dovrebbe essere dedicato alla difesa dell&#8217;individualismo. Invece ci si ritrova con una ripresa del discorso sulle radici cristiane dell&#8217;Europa, della razionalità, del relativismo eccetera. Che senso ha un capitolo simile?</p>
<p>Viene il dubbio che Antiseri abbia scritto questo libro collezionando articoli scritti in altre occasioni. Questo spiegherebbe le citazioni senza riferimenti e curiosi doppioni come questo capitolo. Perplessità.</p>
<h3>Individualismo</h3>
<p>L&#8217;individualismo non è l&#8217;affermazione dell&#8217;autonomia, della libertà e della responsabilità dell&#8217;individuo. Il suo contrario è il collettivismo, l&#8217;affermazione della supremazia della collettività sull&#8217;individuo. Il collettivismo tende a negare l&#8217;individuo, a privarlo della sua esistenza, ed è come tale inaccettabile: solo l&#8217;individuo esiste, il resto non esiste.</p>
<p>Antiseri collega la contrapposizione tra individualismo e collettivismo alla diatriba tra nominalisti e realisti. Ed è una affermazione curiosa: dovrebbe citare per nome <em>tutti</em> i filosofi nominalisti e <em>tutti</em> i filosofi realisti: se <em>soltanto</em> gli individui esistono, parlare così in generale di &#8220;nominalisti&#8221; è una palese assurdità.<br />
Sarei anche curioso di leggere un libro di storia scritto da Antiseri: immagino ad esempio il resoconto della <em>Gold Rush</em>, la corsa all&#8217;oro del 1849, quando 300000 persone raggiunsero la California. Tutte quante citate per nome e cognome, senza dimenticare chi in California già ci viveva, altrimenti si nega l&#8217;individuo.</p>
<p>L&#8217;appello di Antiseri alle libertà individuali è condividibile, tuttavia il suo negare qualsiasi realtà alle collettività si scontra, prima ancora che con la seria riflessione filosofica e sociale, con il buon senso: è impensabile comprendere la storia avendo in mente <em>soltanto</em> individui. Ed è anche impensabile concepire una libera scelta individuale senza una società che fornisca gli strumenti di questa libertà.</p>
<h3>Citazioni</h3>
<p>Gli ultimi tre capitoli non aggiungono praticamente nulla di nuovo, se non una lunga serie di citazioni. Leggendo si ha una sensazione che si potrebbe definire <em>nausea da virgolette</em>.<br />
Come dice giustamente Umberto Eco, citando Emerson: «Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.»</p>
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		<title>Paura e delirio a Baghdad</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2006 21:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sadd<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/paura-e-delirio-a-baghdad/' addthis:title='Paura e delirio a Baghdad' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sadd</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=503&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/paura-e-delirio-a-baghdad/' addthis:title='Paura e delirio a Baghdad' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dubbi incomprensibili</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/dubbi-incomprensibili/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Aug 2006 09:32:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Dubbio]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
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		<description><![CDATA[Giuliano Ferrara, il noto giornalista italiano, è stato invitato al Meeting di Comunione e Liberazione del 2005. L&#8217;editore Solfanelli pubblica adesso il testo del suo intervento, insieme ad altri due saggi intitolati Noi &#8220;atei devoti&#8221; insofferenti del laicismo e In che senso e perché adesso Machiavelli deve convertirsi. Il titolo del libricino è Non dubitare [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dubbi-incomprensibili/' addthis:title='Dubbi incomprensibili' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giuliano Ferrara, il noto giornalista italiano, è stato invitato al Meeting di Comunione e Liberazione del 2005. L&#8217;editore Solfanelli pubblica adesso il testo del suo intervento, insieme ad altri due saggi intitolati <em>Noi &#8220;atei devoti&#8221; insofferenti del laicismo</em> e <em>In che senso e perché adesso Machiavelli deve convertirsi</em>.</p>
<p>Il titolo del libricino è <em>Non dubitare contro la religione laicista</em>, in riferimento ad uno dei temi dell&#8217;ultimo capitolo: la necessitò di rinunciare al dubbio sistematico tipico dell&#8217;etica laica.<br />
Questo è comunque solo uno degli aspetti della complicata analisi di Ferrara, il cui nodo principale è una lunga e accalorata critica a quello che si può chiamare <em>laicismo ideologico</em>.</p>
<p><span id="more-384"></span></p>
<h3>Laicismo ideologico</h3>
<p>Cosa è il laicismo ideologico?<br />
Vediamo come lo caratterizza Ferrara in alcuni passaggi del testo:</p>
<blockquote><p>[…] La riduzione del liberalismo moderno a ideologia unidimensionale, al secolarismo non come neutralità tra le religioni e le filosofie dell&#8217;esistenza bensì come separazione e conflitto tra etica pubblica e religione privata. […] La libertà civile negata dal secolarismo postmoderno fattosi ideologia, storicismo radicale, relativismo assoluto e pensiero unico desiderante, linguaggio e metodo che sostituiscono la realtà e la sua riflessione razionale […] (pag. 11).</p>
<p>[…] La ragione strumentale, la ragione che non è più nutrita, non di religione, non di rivelazione, ma nemmeno di un senso metafisico, ontologico, filosofico, di ciò che siamo e di ciò che significhiamo […] (pag. 25).</p></blockquote>
<h3><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/nondubitare.jpg" alt="Giuliano Ferrara, Non dubitare" id="image383" title="Giuliano Ferrara, Non dubitare" style="padding: 0.5em" align="right" /></h3>
<p>Qui si può ammirare appieno la prosa di Ferrara: una rapida sequenza di parole tutt&#8217;altro che coerente il cui scopo è dare una parvenza di argomentazione.<br />
&#8220;Secolarismo postmoderno desiderante&#8221;, &#8220;ideologia unidimensionale&#8221; e &#8220;relativismo assoluto&#8221; sono bellissimi termini che ricordano le improbabili armi dei cartoni animati giapponesi, come la &#8220;alabarda spaziale&#8221;, i &#8220;boomerang elettronici&#8221; e il &#8220;tuono spaziale&#8221;.</p>
<p>Dietro queste parole, comunque, una argomentazione c&#8217;è, anche se ben nascosta, che si può così sintetizzare: lo stato laico ha espulso la dimensione religiosa; uno stato non può sopravvivere senza valori; per sopravvivere, lo stato laico diventa laicista erigendo il relativismo a valore religioso (il relativismo assoluto); il laicismo tende a sostituire la religione e a limitare la libertà.<br />
La cura proposta da Ferrara è semplice: rinunciare al relativismo assoluto, limitare il dubbio abbracciando i valori religiosi o almeno assegnando loro uno spazio importante all&#8217;interno della società civile.</p>
<h3>Fede, dubbio e laicità</h3>
<p>L&#8217;indole relativista porterebbe a pensare che, forse, su temi come il rapporto tra fede e dubbio e tra religione e società laica i vari partecipanti al meeting di CL ne sanno più dell&#8217;autore andando, con umiltà, a mettere in discussione le proprie certezze sull&#8217;argomento.  Ma non si vuole cedere a questa pericolosa deriva relativista e pertanto, a malincuore, si afferma con decisione: &#8220;Ferrara non ha capito un cazzo! E neppure i partecipanti all&#8217;incontro, a meno che non abbiano taciuto per cortesia&#8221;.<br />
Ma andiamo con ordine.</p>
<p>Ferrara presume che chi ha fede non conosce il dubbio. È semmai vero il contrario: <em>chi non conosce il dubbio non può avere fede</em>.<br />
Senza dubbio la fede è in realtà semplice quieto vivere: la fede richiede tribolazione e quindi dubbio. Nei Vangeli Pietro dubita non poco, rimediando anche figure barbine: ad esempio quando, spaventato dalla tempesta, non riesce a camminare sulle acque (Mt 14, 28-31). E questo San Pietro, non un Giuliano Ferrara qualunque, con rispetto parlando.<br />
Se non è messa in discussione con sincerità, e ovviamente riaffermata con la stessa sincerità, non è vera fede.</p>
<p>Nel discorso di Ferrara vi è un&#8217;altra confusione imbarazzante: quella tra regole del gioco e svolgimento del gioco (grosso modo, ma molto grosso, è anche la differenza tra stato e società).<br />
La distinzione, come tutte le distinzioni, è labile e mutevole ma, per quanto <em>di fatto</em> possa risultarne difficile l&#8217;applicazione, rimane comunque valida <em>di principio</em> ed è quindi errato non tenerne conto.</p>
<p>Come non è un problema che le regole del gioco non contengano indicazioni sulla strategia da seguire (le regole degli scacchi non prescrivono <em>quando</em> effettuare un arrocco, le regole del calcio non prevedono se sia meglio la marcatura a uomo o a zona), così non è un problema che lo stato laico sia privo di valori.<br />
Le regole, è persino banale dirlo, <em>regolano</em> il gioco, non lo determinano. Similmente, lo stato non deve e non può determinare la società, ma semplicemente regolarne lo svolgimento.<br />
Se, come sembra sostenere Ferrara, lo stato ha abbracciato alcuni valori, o addirittura ne ha costruiti di nuovi, la soluzione non è un ritorno alla tradizione della chiesa e della religione: lo stato deve vivere <em>senza valori</em>.</p>
<p>La distinzione, si è detto, è labile, ed è inoltre possibile che alcuni comportamenti, pur non essendo esplicitamente contro le regole, mettano in pericolo l&#8217;esistenza del gioco. In questo caso è ovviamente necessario cambiare le regole, tuttavia tenendo sempre presente il principio di neutralità sopra espresso.<br />
I matrimoni omosessuali, l&#8217;aborto e la genetica sono tre &#8220;campi di battaglia&#8221; proposti da Ferrara, tre temi sui quali il relativismo assoluto desiderante mette in pericolo la società. È indubbio che su questi temi sia in corso una trasformazione della società ma, se per Ferrara si vanno affermando dei comportamenti dannosi e ne vuole proporre la limitazione o la proibizione, dovrebbe prima di tutto <em>dimostrare</em> la dannosità di questi comportamenti al di là di qualsiasi dubbio ragionevole, non limitarsi a sostenerne la incompatibilità con alcuni valori o punti di vista privilegiati (oltretutto sulla genetica Ferrara sembra avere le idee abbastanza confuse su cosa sia realmente possibile e quali effetti possa realmente avere sull&#8217;uomo, ma questo è un altro discorso).</p>
<h3>Disegno intelligente</h3>
<p>Vediamo una delle manifestazioni del laicismo ideologico: Darwin eletto a idolo e l&#8217;evoluzionismo a nuova religione.</p>
<blockquote><p>Oggi c&#8217;è una grande discussione sul darwinismo, sull&#8217;evoluzionismo, e molta gente, anche molto colta, istruita, scientificamente molto preparata, sostiene che a occhio e croce nel modo in cui esiste e gira il mondo da noi conosciuto si vede la traccia di un disegno intelligente.<br />
Per esempio questo nostro stare insieme qui, aver scelto di vederci, di parlarci, di esercitare la funzione e la libertà del linguaggio, per dirci delle cose, per comunicarci delle cose, ha un senso, un significato, è un elemento della realtà; ed ha un senso ed un significato perché è parte di una funzione, vocazione, posizione, degli uomini, delle donne, dei ragazzi, che non è riducibile al caso, né tanto meno alla necessità.</p></blockquote>
<p>Commuove il fatto che gente molto colta e scientificamente molto preparata sostenga qualcosa &#8220;a occhio e croce&#8221;, ma non è certo questo il punto  centrale dell&#8217;argomentazione di Ferrara, che si riassume così: &#8220;il meeting di CL e, soprattutto, la mia presenza al meeting sono qualcosa di inspiegabile secondo Darwin: può essere stato solo Dio a farmi così intelligente&#8221;.<br />
Di fronte a una simile argomentazione, non vale nemmeno la pena osservare che un conto è la descrizione (&#8220;gli occhiali si appoggiano al naso&#8221;) e un altro è la spiegazione causale (&#8220;il naso è stato creato perché vi si appoggino gli occhiali&#8221;). Inezie.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=384&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dubbi-incomprensibili/' addthis:title='Dubbi incomprensibili' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Catene libere</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jun 2006 20:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi filosofici]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Caffè Filosofico, Benedetto sorseggia un té freddo leggendo svogliatamente un quotidiano. Entra il suo amico Simplicio. Benedetto: Buongiorno Simplicio. Prendi una sedia e accomodati qui, al mio tavolo: ho proprio voglia di chiacchierare un po&#8217;. Simplicio: Buongiorno anche a te, Benedetto. Mi sembra di capire che il quotidiano che stai leggendo non sia di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/catene-libere/' addthis:title='Catene libere' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Caffè Filosofico, Benedetto sorseggia un té freddo leggendo svogliatamente un quotidiano. Entra il suo amico Simplicio.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Buongiorno Simplicio. Prendi una sedia e accomodati qui, al mio tavolo:  ho proprio voglia di chiacchierare un po&#8217;.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Buongiorno anche a te, Benedetto. Mi sembra di capire che il quotidiano che stai leggendo non sia di tuo interesse.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Sono poche le cose scritte che meritano di essere lette.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Mi sembra di capire che hai voglia di parlare. Allora sarà meglio ordinare da bere. – <em>rivolgendosi al cameriere</em> – Mi può portare un chinotto?</p>
<p><strong>Cameriere</strong>: Sono spiacente, ma il chinotto è finito.<span id="more-311"></span></p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Allora prendo dell&#8217;acqua tonica.</p>
<p><strong>Cameriere</strong>: Temo che anche l&#8217;acqua tonica sia finita.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Niente chinotto, niente acqua tonica… un té freddo lo avete?</p>
<p><strong>Cameriere</strong>: Sì, il té freddo lo abbiamo.</p>
<p><strong>Simplicio</strong> – <em>dopo aver aspettato l&#8217;allontanamento del cameriere</em>: Veramente poco fornito, il caffè filosofico, oggi.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Come vedi, anche io ho dovuto accontentarmi del té freddo. Quando non si hanno alternative, la scelta è obbligata e non vi è libertà.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Fortunatamente, gli uomini hanno sempre molte alternative.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Caro amico, mi permetto di dissentire. L&#8217;uomo ha molte alternative e può effettivamente essere libero, ma gli uomini sono invece condannati alla schiavitù invisibile.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Schiavitù invisibile? Non capisco a cosa ti riferisci: come può l&#8217;uomo essere libero se gli uomini sono schiavi?</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: La tua incomprensione un po&#8217; mi stupisce: ti credevo un osservatore più attento.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Caro Benedetto, quale importante fenomeno avrei dovuto osservare e che invece, purtroppo, è sfuggito alla mia attenzione?</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: La libertà, mio caro amico, la libertà. La libertà è possibilità di scelta, possibilità di fare altrimenti. Sei d&#8217;accordo?</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Certamente: una persona è libera se può scegliere, se ha alternative.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: La mancanza di libertà è la assenza di alternative, la schiavitù. Una persona che non ha alternative non può che agire nell&#8217;unica maniera possibile, quella determinata dalle circostanze.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Giusto.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Ma se il suo agire è determinato dalle circostanze, è anche prevedibile. La possibilità di una previsione equivale all&#8217;impossibilità della libertà.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: È giusto, Benedetto: se è possibile prevedere un evento, è perché questo evento non è libero.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Bene. Proseguiamo il discorso: come ben sai, la psicologia non è una scienza.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Non è una scienza?</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Esatto, non è una scienza. Hai mai visto uno psicologo riuscire a prevedere un fatto psicologico? Un fisico, un biologo, un matematico sono in grado di prevedere degli eventi, e infatti la fisica, la biologia e la matematica sono scienze. la psicologia non è una scienza.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Ma la psicologia ha studiato con profitto, ad esempio, il funzionamento della memoria, i processi di apprendimento…</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Non ti lasciare ingannare. Quelle che tu chiami conquiste della psicologia sono in realtà conquiste della biologia oppure della sociologia: il funzionamento del cervello è problema di biologi, non di psicologi.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: E la sociologia, invece, è una scienza?</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Certamente. La sociologia è in grado di formulare previsioni corrette. Prendi fenomeni interessanti come la lunghezza delle gonne o il numero di matrimoni. È possibile prevedere questi fenomeni per larghi strati di popolazione, conoscendo alcuni fattori come la situazione economica.<br />
In altre parole: è possibile stabilire in anticipo se, complessivamente, ci sarà un incremento oppure una diminuzione dei matrimoni e se si venderanno più gonne lunghe oppure più minigonne.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Tutto ciò è molto interessante, Benedetto, ma non riesco a cogliere il nesso con la schiavitù invisibile.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Caro Simplicio, non ti applichi. Ti rammento che la psicologia non è una scienza: ciò significa che anche se è possibile scoprire l&#8217;andamento complessivo dei matrimoni, quello particolare sfugge. Non è possibile sapere se una data persona si sposerà entro un anno, ma è possibile stabilire con precisione quante persone, nello stesso anno, si sposeranno.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Perdonami, Benedetto, ma continuo a non capire.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: E dire che è molto semplice: il singolo individuo è imprevedibile, e quindi libero. Gli uomini, come società, invece sono prevedibili, e quindi non sono liberi, ma schiavi.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Adesso mi è tutto chiaro, maestro. Ti chiedo ancora perdono per la mia incomprensione.</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Non ti devi scusare: a volte tendo a sottovalutare la difficoltà delle persone normali nel comprendere la verità.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Avrei ancora una domanda, maestro: la società è un male, se l&#8217;uomo quando vive con gli altri è schiavo, mentre è libero solo se vive isolato?</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: Mi devo ricredere, Simplicio: sei un discepolo attento ed intelligente. Sì, la società è il male. L&#8217;essenza dell&#8217;uomo è la libertà, e quindi l&#8217;uomo è veramente tale solo se vive lontano dagli altri. Purtroppo questo non è possibile: la natura umana si è corrotta a tal punto che un uomo solo non sopravvive. Ma io non dispero, caro Simplicio, non dispero.</p>
<p><strong>Simplicio</strong>: Maestro, mi dica: quali eventi tengono accesa la fiamma della speranza? Cosa le fa pensare che l&#8217;uomo possa tornare libero e isolato dagli altri?</p>
<p><strong>Benedetto</strong>: È semplice, caro Simplicio: la guerra e i mondiali di calcio. Quali migliori occasioni per celebrare il ritorno dell&#8217;uomo alle caverne?</p>
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		<title>Tutta la verità</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2006 22:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa è la verità? La prima risposta, quella immediata e ingenua, è la corrispondenza con la realtà. Così recitano infatti quelle meravigliose opere non filosofiche che sono i dizionari: &#8220;rispondenza piena e assoluta con la realtà effettiva&#8221; (Devoto-Oli), &#8220;l’essere vero, caratteristica di ciò che è conforme alla realtà&#8221; (De Mauro). Ovviamente il problema filosofico [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/tutta-la-verita/' addthis:title='Tutta la verità' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa è la verità?<br />
La prima risposta, quella immediata e ingenua, è la corrispondenza con la realtà. Così recitano infatti quelle meravigliose opere non filosofiche che sono i dizionari: &#8220;rispondenza piena e assoluta con la realtà effettiva&#8221; (Devoto-Oli), &#8220;l’essere vero, caratteristica di ciò che è conforme alla realtà&#8221; (De Mauro).<br />
Ovviamente il problema filosofico è solo spostato: cosa è la realtà? Come accertare quale è la realtà effettiva? Lo spostamento non è da poco: è la differenza tra l&#8217;affermare &#8220;Giulio Cesare non è morto cadendo da cavallo perché in realtà è stato assassinato&#8221; e &#8220;Giulio Cesare non è morto cadendo da cavallo perché così non è scritto nei libri di storia&#8221;.<span id="more-208"></span></p>
<p>Quale che sia la definizione di verità che si accetta, rimane il fatto che la verità è una idea, un universale astratto. Un universale terribilmente potente, in grado di guidare le nostre azioni e giudicare le nostre affermazioni.<br />
Tuttavia sempre un universale rimane, e con gli universali occorre cautela, soprattutto per quanto riguarda le azioni. La verità può fare male: si sarebbe disposti, per amore della verità, a procurare dolore a qualcuno?</p>
<p>Prendiamo il caso di Rosemary Altea: come si può leggere nella versione italiana del <a title="Rosemary Altea" rel="nofollow" href="http://www.rosemaryaltea.it/autrice/index.htm">suo sito</a>, si tratta di &#8220;una sensitiva nata e cresciuta in Inghilterra, conosciuta ormai in tutto il mondo. Fin dalla più tenera età le apparivano persone defunte da tempo, e sentiva le loro voci.&#8221;<br />
Come tutti sanno, in realtà i defunti sono, appunto, defunti, e l&#8217;unico modo per sentire le loro voci è sperare che ci abbiano lasciato qualche incisione. Sentire la voce del defunto Caruso è tutto sommato semplice, basta recarsi in un negozio di musica ben fornito; ascoltare la voce di Karl Popper è già più difficile, ma qualche conferenza registrata la si dovrebbe trovare; le voci di Napoleone e Cartesio, invece, sono perse per sempre.<br />
Rosemary Altea afferma dunque il falso: le sue affermazioni non corrispondono ad alcuna realtà.</p>
<p>Tuttavia chi cerca di parlare con un defunto sarà felice di sentirsi raccontare un po&#8217; di storie da un sensitivo. Supponiamo, ed sono supposizioni molto impegnative, la buona fede di questi medium e il loro disinteresse per il denaro che potrebbero guadagnare con estrema facilità, e supponiamo anche che siano in grado di fornire un aiuto concreto per superare il lutto e ritrovare la serenità: date queste premesse, è corretto e giusto ostacolare, o proibire, l&#8217;attività di simili persone?</p>
<p>Se non vi è inganno o truffa, si agirebbe a danno delle persone, di tutte le persone, e a favore soltanto della verità.<br />
Scelta difficile.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=208&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/tutta-la-verita/' addthis:title='Tutta la verità' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dolcezze</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2006 21:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Morte]]></category>
		<category><![CDATA[Persona]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termine eutanasia, dal greco buona morte, è stato usato la prima volta in epoca moderna dal filosofo Francesco Bacone nel testo, apparso nel 1605, dal notevole titolo di The second book of Francis Bacon of the Proficience and Advancement of Learning divine et human. Bacone intendeva la parola ancora nel senso antico, ossia in [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dolcezze/' addthis:title='Dolcezze' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine eutanasia, dal greco buona morte, è stato usato la prima volta in epoca moderna dal filosofo Francesco Bacone nel testo, apparso nel 1605, dal notevole titolo di <em>The second book of Francis Bacon of the Proficience and Advancement of Learning divine et human</em>. Bacone intendeva la parola ancora nel senso antico, ossia in riferimento alla morte, non alle pratiche attive e passive che la provocano: nel consigliare la buona morte, il filosofo inglese invitava i medici a non abbandonare a se stessi i malati non curabili, non a somministrare loro del veleno. È solo successivamente che il termine ha assunto la connotazione attuale di &#8220;dolce uccisione&#8221; piuttosto che &#8220;dolce morte&#8221;.<br />
La questione dell&#8217;eutanasia così intesa è moralmente e giuridicamente complessa e è soltanto in parte riconducibile al tema del suicidio in quanto viene messo in discussione anche il rapporto tra il medico e il paziente.<span id="more-188"></span></p>
<p>Il problema di fondo è comunque il medesimo: la domanda &#8220;a chi appartiene la mia vita?&#8221;.<br />
C&#8217;è chi equipara questa domanda ad altre esteriormente simili, ad esempio &#8220;a chi appartiene quella casa?&#8221; oppure &#8220;a chi appartiene questo libro?&#8221;. Purtroppo questa operazione, ammesso che un simile esame possa essere d&#8217;<a title="La mia vita" href="http://www.lestinto.it/articoli/la-mia-vita/">aiuto</a>, non è lecita: non si sta parlando di un oggetto o di un bene, ma della condizione di esistenza di beni ed oggetti.<br />
Con l&#8217;espressione &#8220;condizione di esistenza&#8221; non si intende assolutamente sostenere che, se non ci fosse una coscienza, non esisterebbero case o libri, ma semplicemente che questi oggetti possono avere un proprietario, ossia esistere socialmente, solamente se esistono delle <a title="Personalmente" href="http://www.lestinto.it/articoli/personalmente/">persone</a>, degli individui autonomi e indipendenti.<br />
È quindi chiaro che la vita non può essere posseduta da nessuno, almeno non nel senso con cui si può possedere un libro.</p>
<p>Descrivere la vita come possibilità di esistenza (sociale) del mondo non significa tuttavia sancirne la sacralità o l&#8217;inviolabilità: anche questi atteggiamenti tendono infatti a considerare la vita come un bene equiparabile agli altri, solo più nobile, oppure consegnatoci in affido da non si sa bene chi. Semplicemente si è tracciato un confine di senso.<br />
Non un limite invalicabile, bensì un semplice confine, varcato il quale alcuni discorsi diventano carta straccia, privi di significato.<br />
Le questioni del suicidio e dell&#8217;eutanasia rimangono dunque aperte: faccende tremendamente complesse.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=188&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dolcezze/' addthis:title='Dolcezze' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;estintore di Feyerabend</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2006 18:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca di Babele]]></category>
		<category><![CDATA[Concetto]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Feyerabend]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Riassunto. Il mondo è una gigantesca Biblioteca di Babele. Occorre una guida per orientarsi e decidere quali libri conservare, quali leggere e quali, invece, bruciare. La ricerca di questa guida è stata, finora, infruttuosa: Socrate e Cartesio non sono stati di aiuto. Mentre ci si apprestava a cercare la soluzione tra le pagine di altri [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lestintore-di-feyerabend/' addthis:title='L&#8217;estintore di Feyerabend' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riassunto. Il mondo è una gigantesca <a title="Borges, La Biblioteca di Babele" href="http://www.unipa.it/~mcometa/borges.htm">Biblioteca di Babele</a>. Occorre una guida per orientarsi e decidere quali libri conservare, quali leggere e quali, invece, bruciare.<br />
La ricerca di questa guida è stata, finora, infruttuosa: <a title="La biblioteca di Socrate" href="/articoli/la-biblioteca-di-socrate/">Socrate</a> e <a title="Le fondamenta di Cartesio" href="/articoli/le-fondamenta-di-cartesio/">Cartesio</a> non sono stati di aiuto. Mentre ci si apprestava a cercare la soluzione tra le pagine di altri importanti filosofi, un curioso individuo si è introdotto nella discussione: Paul Karl Feyerabend.<span id="more-127"></span></p>
<p>In molti testi, Feyerabend è definito un <em>filosofo</em>. Qui si preferisce chiamarlo <em>persona</em> o, appunto, <em>individuo</em>. Il motivo è presto detto:</p>
<blockquote><p>Io non sono un filosofo, non lo sono mai stato e non ho nessun desiderio di essere oppresso da quel genere di condizione. (…) Può darsi che abbia avuto qualcosa che assomigliava ad una posizione filosofica da studente e all&#8217;inizio della mia carriera. (…) Quello cui miravo non era una posizione o una dottrina che potesse diventare la pietra d&#8217;angolo di qualche disciplina accademica, bensì un modo di pensare e vivere indipendente dalla disciplina.</p>
</blockquote>
<p><em>Al termine di una passeggiata non filosofica tra i boschi</em>, in <em>Dialoghi sulla conoscenza</em> (trad. it. di R. Corvi); Roma-Bari, Laterza, 1991.</p>
<p><img width="270" height="385" style="padding: 0.5em; float: right" alt="Il filosofo al lavoro (Paul Karl Feyerabend)" id="image146" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/P_K_Feyerabend.jpg" />Il più famoso scritto di Feyerabend è <em>Contro il Metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza</em>, scritto nel 1975.<br />
Due anni prima scrisse, in preparazione ad una conferenza, <em>Tesi sull&#8217;anarchismo</em> (disponibile in italiano in <em>Sull&#8217;orlo della scienza. Pro e contro il metodo</em> (a cura di M. Motterlini); Milano, Raffaello Cortina, 1995).<br />
La posizione (se così si può definire) di Feyerabend è l&#8217;<em>anarchismo epistemologico</em>, profondamente differente sia dallo scetticismo che dall&#8217;anarchismo politico e religioso. Lo scettico considera ogni punto di vista ugualmente buono o cattivo oppure, il che è alla fine lo stesso, si astiene da formulare giudizi di valore. L&#8217;anarchico politico vuole distruggere, o comunque eludere, disinnescare, un certo stile di vita.<br />
L&#8217;anarchico epistemologico non si astiene dal giudicare, ma non è neppure necessariamente avverso o favorevole a nulla: può ritrovarsi a difendere le posizioni più trite ed oltraggiose, sarà il più rumoroso difensore dello status quo, ma sarà anche oppositore dello status quo.</p>
<blockquote><p>Non c&#8217;è punto di vista, per quanto assurdo o immorale, che egli si rifiuti di prendere in considerazione, o di tradurre in pratica., né c&#8217;è metodo che egli ritenga indispensabile. L&#8217;unica cosa a cui si oppone decisamente, e assolutamente, sono i criteri universali, le leggi universali, le idee universali come Verità, Giustizia, Onestà, Ragione e i comportamenti che esse generano, anche se egli non nega che spesso sia una buona politica agire come se tali leggi (criteri e idee) esistessero e come se vi si credesse.</p>
</blockquote>
<p>L&#8217;unica regola è che non vi sono regole, o almeno non vi sono regole che vadano bene <em>sempre</em> e <em>per tutti</em>. Le scelte, anche quelle scientifiche, sono questione non di ragionamenti e di argomentazioni, ma di gusti.<br />
Un bel problema: Feyerabend sequestra i fiammiferi e, al loro posto, ci porge un estintore, nel caso si sia già iniziato a giocare con il fuoco. Non ci obbliga a leggere tutto, ma ci priva dell&#8217;illusione di trovare la Regola: non esiste nessuna Guida Universale, ma tante, piccole guide locali, particolare e personali.</p>
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		<title>Leggi</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 07:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Disobbedienza civile]]></category>
		<category><![CDATA[Henry David Thoreau]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;uomo vive in società. Ogni società ha le proprie regole, che solitamente sono tacite, e le proprie leggi, che invece sono scritte. Ogni individuo che vive in comunità con altri individui, cioè che appartiene alla società, è tenuto a comportarsi in conformità alle regole e alle leggi. Queste ultime sono il collante della società: senza [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/leggi/' addthis:title='Leggi' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo vive in società. Ogni società ha le proprie regole, che solitamente sono tacite, e le proprie leggi, che invece sono scritte.<br />
Ogni individuo che vive in comunità con altri individui, cioè che appartiene alla società, è tenuto a comportarsi in conformità alle regole e alle leggi.<br />
Queste ultime sono il collante della società: senza di esse la comunità rischia lo sfaldamento. Ma le leggi non devono solo tenere insieme la comunità, ma anche sostenere e favorire quello che è, o dovrebbe essere, il fine ultimo di ogni società: l&#8217;individuo. Le leggi non possono quindi annullare od opprimere, ma devono garantire la <em>libertà</em>. E, soprattutto, devono garantire uno spazio di discussione sulle leggi stesse.<span id="more-71"></span></p>
<p>Se questi spazi si rivelano inefficaci e si ha a che fare con una legge ingiusta, che opprime o comunque che viene avvertita come estranea e inaccettabile, come occorre comportarsi? Vi è in questi casi un diritto alla trasgressione delle leggi?<br />
La risposta è chiaramente negativa: il concetto di diritto richiama quello di legge, e pertanto &#8220;diritto alla illegalità&#8221; equivarrebbe a &#8220;ferro ligneo&#8221; o a &#8220;rotondo quadrato&#8221;: una contraddizione di termini.</p>
<p><img style="padding: 0.5em; float: left" alt="Henry David Thoreau" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/thoreau.jpg" />Il fatto che non vi sia un diritto alla illegalità, non significa che le leggi vadano sempre rispettate. È interessante, in proposito, il caso dello scrittore americano Henry David Thoreau (1817-1862).</p>
<p>Thoreau rifiutava la schiavitù, che ai tempi era perfettamente legale, ed era contrario alla guerra con il Messico, in quanto in totale disaccordo con i principi di libertà ed uguaglianza che dovrebbero essere propri degli Stati Uniti d&#8217;America. Si rifiutò pertanto di pagare le tasse, e a causa di questa suo atto di disobbedienza venne incarcerato (ulteriori particolari nella biografia, in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thoreau">italiano</a> e in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thoreau">inglese</a>).<br />
Thoreau andò in carcere senza opporsi: aveva ben chiaro che la sua disobbedienza era una trasgressione della legge, e che ogni trasgressione prevede una sanzione. Non poteva essere altrimenti, perché non vi è impunità, dal momento che non vi è alcun diritto alla illegalità (al massimo, vi potranno essere l&#8217;amnistia, l&#8217;indulto oppure la grazia, che sono atti che avvengono <em>all&#8217;interno</em> della legge).</p>
<p>La vita di Thoreau è anche interessante per illustrare l&#8217;unica altra alternativa lecita di fronte alle leggi giudicate ingiuste: lo scrittore ha infatti trascorso due anni della sua vita in perfetto isolamento nei boschi, vicino ad un lago (in seguito narrò la sua esperienza in <em>Walden, ovvero La vita nei boschi</em> del 1854).<br />
Se le leggi di una società non sono accettabili, si può sempre abbandonare la società, con tutto quello che questa scelta comporta.</p>
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		<title>Camminare insieme</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 06:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Una comunità è un insieme di persone che percorre un cammino comune, a volte per scelta, altre volte invece per caso. Se le persone sono tante, difficilmente potranno tenere tutte lo stesso passo, e ancora più difficilmente saranno tutti d&#8217;accordo sul percorso. Nella comunità vi saranno quasi sicuramente le persone che preferiscono ascoltare e quelle [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/camminare-insieme/' addthis:title='Camminare insieme' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una comunità è un insieme di persone che percorre un cammino comune, a volte per scelta, altre volte invece per caso. Se le persone sono tante, difficilmente potranno tenere tutte lo stesso passo, e ancora più difficilmente saranno tutti d&#8217;accordo sul percorso.<br />
Nella comunità vi saranno quasi sicuramente le persone che preferiscono ascoltare e quelle che preferiscono invece parlare. Il gruppo rimarrà unito se chi di solito ascolta riesce a parlare, e chi di solito parla riesce ad ascoltare.<br />
E soprattutto se chi parla, lo fa per indicare la marcia, non per imporla. Di solito, chi impone la camminata, prima o poi si ritrova a guidare le persone con il passo dell&#8217;oca.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=56&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/camminare-insieme/' addthis:title='Camminare insieme' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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