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	<title>L&#039;estinto &#187; Libertà</title>
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	<description>I&#039;ll teach you differences</description>
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		<title>Che cosa è il libero arbitrio</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 08:24:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta De Monticelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Libero arbitrio. Libero arbitrio è la proprietà che il volere ha di trasformare un motivo possibile in uno efficace: è facoltà d&#8217;assenso, o avallo. Roberta De Monticelli, L&#8217;ordine del cuore, Garzanti 2003, p. 142<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-il-libero-arbitrio/' addthis:title='Che cosa è il libero arbitrio' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Libero arbitrio</em>. Libero arbitrio è la proprietà che il volere ha di trasformare un motivo possibile in uno efficace: è facoltà d&#8217;assenso, o avallo.</p>
<p>Roberta De Monticelli, <em>L&#8217;ordine del cuore</em>, Garzanti 2003, p. 142</p></blockquote>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3106&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-il-libero-arbitrio/' addthis:title='Che cosa è il libero arbitrio' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cristiani nel mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 08:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà di opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Formigoni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Roberto Formigoni, questa mattina ho perso il treno in stazione centrale a Milano. Altri treni in partenza da lì non ce n&#8217;erano, e così mi sono diretto, a piedi, verso la stazione del passante. Ma non è per lamentarmi dei trasporti regionali che scrivo questa inutile lettera aperta (anche se, già che ci sono: [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/cristiani-nel-mondo/' addthis:title='Cristiani nel mondo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Photo-nov-20-2-33-28-p.-15-02-02.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-3011" title="Appello Pirellone" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Photo-nov-20-2-33-28-p.-15-02-02-764x1024.jpg" alt="Appello Pirellone" width="256" height="344" /></a>Caro Roberto Formigoni,<br />
questa mattina ho perso il treno in stazione centrale a Milano. Altri treni in partenza da lì non ce n&#8217;erano, e così mi sono diretto, a piedi, verso la stazione del passante.<br />
Ma non è per lamentarmi dei trasporti regionali che scrivo questa inutile lettera aperta (anche se, già che ci sono: fai qualcosa per la linea Milano-Chiasso che è un disastro!).<br />
Quando mi ritrovo davanti alla stazione centrale, mi fermo sempre un attimo ad ammirare il Pirellone, che è proprio un gran bell&#8217;edificio. E così ho fatto anche questa mattina e ho notato, in mezzo alla facciata, una enorme scritta su sfondo rosso: &#8220;Salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo&#8221;.<span id="more-3008"></span></p>
<p>Lodevole iniziativa: salvare delle vite umane! Non capisco bene come possa una scritta di quattrocento metri quadri in centro a Milano salvare la vita di un cristiano maronita a qualche migliaio di chilometri di distanza, ma sono sicuro che la regione Lombardia sta facendo molto altro per aiutare i cristiani nel mondo.<br />
Ed eccoci arrivati al problema. Perché salvare le vite <em>dei cristiani</em>? Forse che un musulmano, un ateo o un animista che rischia la vita, in Iraq o altrove, non merita la nostra attenzione? Perché dovrei sentire più vicina la sorte di un cristiano che quella di un buddista? Il fatto che entrambi crediamo in Cristo (ammesso e non concesso che io ci creda) non mi sembra molto pertinente: non stiamo scegliendo una persona con cui pregare o discutere di teologia, stiamo cercando di salvare vite umane.</p>
<p>Mi dirai: i cristiani rischiano la vita per la loro fede, l&#8217;impegno per salvare la loro vita non può prescindere dalla religione in cui credono. È vero: rischiano la vita perché cristiani. Non capisco perché sia meglio aiutare un cristiano perseguitato in quanto cristiano rispetto a un omosessuale perseguitato in quanto omosessuale, o a un tizio qualunque perseguitato semplicemente perché nato sulla sponda destra del fiume invece che su quella sinistra.<br />
Caro Roberto, non vogliamo provare ad allargare un po&#8217; gli orizzonti? E capire che quei cristiani sono in pericolo anche perché c&#8217;è una forma mentis che li qualifica come cristiani prima che come persone? Così un uomo, prima di essere un ubriacone, un instancabile lavoratore, un buon padre di famiglia o un assassino è un cristiano, e non interessa sapere altro. Con l&#8217;appello &#8220;Salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo&#8221; non si fa altro che perpetuare questo schema di pensiero che vede una società costituita non da persone, alle quali accordare la massima libertà possibile, ma da comunità chiuse e distinte.<br />
È un peccato, perché a me piacerebbe aiutare quelle persone mettendo un bello stendardo fuori da casa mia, ma con questo slogan proprio non ci riesco.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3008&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/cristiani-nel-mondo/' addthis:title='Cristiani nel mondo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La libertà del navigatore</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-del-navigatore/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 11:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia leggera]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccolo esperimento mentale: Si immagini, a proposito di libero arbitrio, un computer. Può questo manufatto (o macchifatto) esprimere un qualcosa di simile alla libertà di scelta? Fino ad oggi no, i computer non hanno qualcosa di simile alla libertà di scelta. Anche perché, al di là delle difficoltà tecniche, non se è avuto il bisogno. [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-del-navigatore/' addthis:title='La libertà del navigatore' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccolo esperimento mentale:</p>
<blockquote><p>Si immagini, a proposito di libero arbitrio, un computer. Può questo manufatto (o macchifatto) esprimere un qualcosa di simile alla libertà di scelta?</p></blockquote>
<p>Fino ad oggi no, i computer non hanno qualcosa di simile alla libertà di scelta.<br />
Anche perché, al di là delle difficoltà tecniche, non se è avuto il bisogno. Alla tecnologia non abbiamo chiesto libertà, ma deterministica certezza. Quando apro il programma di posta del mio mac, voglio che lui, con deterministica certezza, mi visualizzi le mail che devo leggere – non che decida, liberamente, di non mostrarmele perché secondo lui dovrei, al contrario, rilassarmi un po&#8217; guardando alcuni filmati divertenti su YouTube.<span id="more-2584"></span></p>
<p>Però un domani potrebbe non essere più così.</p>
<p>I navigatori satellitari fanno una cosa molto semplice: mi dicono dove sono e quale è la strada più veloce per raggiungere un determinato posto. Alcuni modelli calcolano il percorso tenendo conto delle condizioni attuali del traffico, ma eseguono comunque un calcolo con deterministica certezza: tutti i navigatori che si trovano in una certa zona non potranno che consigliare lo stesso identico percorso.<br />
Potrebbe essere utile, un giorno, fare loro dono di una certa libertà. Se infatti la maggior parte dei veicoli fosse guidata da un navigatore satellitare, ci ritroveremmo con le strade teoricamente più veloci completamente intasate.<br />
Credo che il modo migliore per evitare tutto ciò sia, appunto, regalare un po&#8217; di libertà di scelta, impostando eventualmente delle preferenze individuali in grado di evolversi nel tempo, in base all&#8217;interazione con il proprietario. A questo punto non tutti i navigatori consiglierebbero (o imporrebbero) la stessa strada, e il traffico sarebbe distribuito in maniera più intelligente.<br />
Un&#8217;altra possibilità potrebbe essere lasciar comunicare i vari navigatori: ogni apparecchio sarebbe informato<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-del-navigatore/#footnote_0_2584" id="identifier_0_2584" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Dopo aver &amp;#8220;promesso&amp;#8221; di non divulgare ad altri queste informazioni, ovviamente.">1</a></sup> delle intenzioni degli altri, e potrebbe decidere, liberamente, quale strada percorrere in base a queste intenzioni.</p>
<p>È libero arbitrio, questo?<br />
Se la domanda riguarda il destino dell&#8217;anima, molto probabilmente no. Se la domanda riguarda, più banalmente, la comprensione del mondo che ci circonda, forse si può fare a meno della domanda.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2584" class="footnote">Dopo aver &#8220;promesso&#8221; di non divulgare ad altri queste informazioni, ovviamente.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2584&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-del-navigatore/' addthis:title='La libertà del navigatore' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 20:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Desmond Morris]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tiger Wood]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Massaro chiede un parere su un recente articolo di Desmond Morris a proposito del tradimento maschile. Il titolo dell&#8217;articolo è «Io perdono Tiger Wood» (in prima pagina) e «Il richiamo della foresta. Ecco perché i maschi sono destinati a tradire» (nelle pagine interne). Secondo Morris l&#8217;uomo è naturalmente portato all&#8217;infedeltà perché questa era evolutivamente [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/' addthis:title='Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luca Massaro <a title="un tal lucas: Il gene trombante" href="http://lucamassaro.blogspot.com/2009/12/il-gene-trombante.html">chiede un parere</a> su un recente <a title="Rassegna Stampa" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=ON1T9">articolo</a> di Desmond Morris a proposito del tradimento maschile.<br />
Il titolo dell&#8217;articolo è «Io perdono Tiger Wood» (in prima pagina) e «Il richiamo della foresta. Ecco perché i maschi sono destinati a tradire» (nelle pagine interne).</p>
<p>Secondo Morris l&#8217;uomo è naturalmente portato all&#8217;infedeltà perché questa era  evolutivamente necessaria, almeno a piccole dosi; così troviamo scritta nei nostri geni la propensione al tradimento anche adesso che (pare di capire) sarebbe più utile la fedeltà.</p>
<p>Un ragionamento decisamente semplicistico. Troppo semplicistico, anche per un articolo di giornale.<span id="more-2557"></span></p>
<p>Prima semplificazione: Desmond Morris sembra assumere che qualsiasi caratteristica dell&#8217;essere umano sia il frutto di una selezione <em>diretta</em>. La selezione naturale potrebbe aver &#8220;scelto&#8221;, per questioni biochimiche e non comportamentali, degli ormoni che hanno unicamente come effetto collaterale il determinare una certa propensione al tradimento; oppure potrebbe anche non aver scelto assolutamente nulla: all&#8217;interno di una variegata popolazione sono sopravvissuti, per caso, solo gli individui traditori.<br />
Altra semplificazione del ragionamento di Morris: attribuire un valore di adattamento alla prima storiella simpatica che gli viene in mente, senza considerare e valutare le alternative.</p>
<p>Ma la semplificazione più grossa mi sembra essere quella di trascurare gli aspetti culturali.<br />
Leggiamo un passaggio:</p>
<blockquote><p>Nelle piccole comunità tribali c&#8217;erano poche occasioni per dar adito a problemi di grossa portata, ma nelle odierne società urbane tutto ciò è naturalmente diverso, e assistiamo a un numero incalcolabile di divorzi.</p></blockquote>
<p>Tralasciando il fatto che mi sembra più facile nascondere un tradimento in una grande città piuttosto che in un piccolo paese, il numero incalcolabile di divorzi è un fenomeno recente: direi meno di un secolo. O nel XIX secolo gli agglomerati urbani non esistevano, oppure Morris, nel passare dal tradimento evolutivamente determinato al divorzio, si è dimenticato qualcosa. E questo qualcosa sono, appunto, gli aspetti culturali.<br />
Nello stupido grafico<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/#footnote_0_2557" id="identifier_0_2557" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Stupido perch&eacute; i valori sono rappresentati da superfici circolari, ma il valore &egrave; proporzionale al diametro del cerchio: cos&igrave; un numero sembra essere quattro volte pi&ugrave; grande di un altro, mentre in realt&agrave; &egrave; solo il doppio &ndash; un errore dovuto all&amp;#8217;inesperienza o un sapiente trucco per accentuare la differenza tra maschi e femmine?">1</a></sup> sull&#8217;adulterio nel mondo  che Repubblica ha inserito insieme all&#8217;articolo di Morris, si vedono notevoli differenze tra i vari paesi: in Brasile il 12% dei maschi è traditore mentre in Australia solo il 2,5; però le donne australiane si concedono una relazione extraconiugale nel 1,8% dei casi, contro lo 0,8% delle donne brasiliane. O la popolazione brasiliana si è separata da quella australiana qualche centinaio di migliaia di anni fa (e occorre riscrivere i libri di storia), oppure la propensione al tradimento non ha esclusivamente basi genetiche.</p>
<p>Nonostante le semplificazione, la tesi di fondo mi sembra essere corretta: alcuni aspetti della psicologia umana sembrano essere biologicamente ed evolutivamente determinati. Per tornare al grafico di Repubblica, sembra che in tutte le culture gli uomini tradiscano più delle donne, il che farebbe pensare a una base biologica.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/#footnote_1_2557" id="identifier_1_2557" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="O a un aspetto culturale condiviso, ovviamente, cosa che spiegherebbe come mai negli Stati Uniti la differenza tra i due sessi &egrave; molto bassa.">2</a></sup><br />
Tutto questo ci autorizza, oppure ci obbliga, a perdonare Tiger Wood?<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/#footnote_2_2557" id="identifier_2_2557" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ammesso che noi si sia nella posizione di poter perdonare il tradimento in questione: credo che il perdono si giochi unicamente tra traditore e tradito; il fatto che Tiger Wood sia un personaggio pubblico non mi sembra cambi la situazione.">3</a></sup><br />
Secondo me no. Tiger Wood, per quanto determinato dal proprio patrimonio genetico, è comunque tenuto ad assumersi la responsabilità delle sue azioni, e a subirne le conseguenze. È anche questo un comportamento probabilmente iscritto nei nostri geni: ci consideriamo individui responsabili. Forse è la conseguenza, collaterale, di un qualche processo biochimico utile alla sopravvivenza degli esseri umani; forse è un comportamento utile per non dire indispensabile per la vita sociale dell&#8217;uomo. In ogni caso è un aspetto irrinunciabile, almeno quanto il tradimento di Tiger Wood.<br />
Come il titolista di Repubblica scrive, senza vergognarsi, <em>il richiamo della foresta</em>, io qui scrivo, vergognandomene un po&#8217;, <em>il richiamo del tribunale</em>.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2557" class="footnote">Stupido perché i valori sono rappresentati da superfici circolari, ma il valore è proporzionale al diametro del cerchio: così un numero sembra essere quattro volte più grande di un altro, mentre in realtà è solo il doppio – un errore dovuto all&#8217;inesperienza o un sapiente trucco per accentuare la differenza tra maschi e femmine?</li><li id="footnote_1_2557" class="footnote">O a un aspetto culturale condiviso, ovviamente, cosa che spiegherebbe come mai negli Stati Uniti la differenza tra i due sessi è molto bassa.</li><li id="footnote_2_2557" class="footnote">Ammesso che noi si sia nella posizione di poter perdonare il tradimento in questione: credo che il perdono si giochi unicamente tra traditore e tradito; il fatto che Tiger Wood sia un personaggio pubblico non mi sembra cambi la situazione.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2557&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/' addthis:title='Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sperimentare la libertà</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia del diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Mathieu]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché punire. Il collasso della giustizia penale di Vittorio Mathieu è una appassionata apologia della libertà – del concetto trascendentale di libertà. Mathieu, con onestà, ammette che la libertà è un postulato: la libertà non è dimostrabile empiricamente: [La] libertà, senza la quale non c&#8217;è responsabilità e punizione, non si sperimenta. Se ne possono sperimentare certi [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/sperimentare-la-liberta/' addthis:title='Sperimentare la libertà' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a title="More about Perché punire. Il collasso della giustizia penale" href="http://www.anobii.com/books/Perché_punire._Il_collasso_della_giustizia_penale/9788895481074/018ddad2800808a7a1/">Perché punire. Il collasso della giustizia penale</a></em> di Vittorio Mathieu è una appassionata apologia della libertà – del <em>concetto trascendentale </em>di libertà.<span id="more-2451"></span></p>
<p>Mathieu, con onestà, ammette che la libertà è <em>un postulato</em>: la libertà non è dimostrabile empiricamente:</p>
<blockquote><p>[La] libertà, senza la quale non c&#8217;è responsabilità e punizione, non si sperimenta. Se ne possono sperimentare certi effetti, ma senza che si riesca a spiegare <em>come</em> si siano prodotti. Allora, non potendo produrre <em>sperimentalmente</em> un effetto di libertà, non possiamo essere certi, scientificamente, che la nostra libertà sia altro che fantasia.<br />
Dimostrare sperimentalmente significa produrre, almeno nel pensiero, il fenomeno di cui si tratta: cioè, progettarlo in base alle conoscenze che abbiamo (o che supponiamo di avere) sulla natura, e poi ottenerlo mediante una tecnica appropriata. Producendo, così, artificialmente il fenomeno, si ha la conferma che le nostre conoscenze sulla natura, che portano a quel risultato, non sono sbagliate. Ciò si dice, generalmente, &#8220;verificare&#8221; un&#8217;ipotesi […].<br />
Stando così le cose, non occorre alto per capire che non ci sarà mai una &#8220;verificazione&#8221; scientifica della libertà: occorrerebbe produrre o, almeno,  pensare il modo di produrre con un esperimento mentale un atto libero <em>artificialmente</em>: ma è contraddittorio supporre che un fenomeno sia, insieme, e per lo stesso aspetto, fenomeno della libertà e prodotto artificiale.<br />
(pp. 31-32)</p></blockquote>
<p>Ho il sospetto che il concetto di dimostrazione sperimentale avanzato di Mathieu sia un po&#8217; irrealistica – ma non credo che questo falsifichi la sua tesi: la libertà va postulata, non è possibile dimostrarla.<br />
La libertà <em>come concetto trascendentale</em>, ovviamente.</p>
<p>Che cosa è un concetto trascendentale? In poche parole. è un concetto che riguarda la possibilità di conoscere un certo fenomeno. Riguardando la possibilità di conoscere, non può a sua volta essere conosciuto e va, quindi, postulato.<br />
Ma è necessario rivolgersi alla libertà come concetto trascendentale per il discorso di Mathieu, che riguarda la responsabilità e quindi la legittimità della punizione? Secondo Mathieu, sì.<br />
Secondo me, no. Ci si può accontentare della libertà non trascendentale e quindi sperimentabile.</p>
<p>Torniamo al testo di Mathieu:</p>
<blockquote><p>Per progettare e ottenere con la tecnica un effetto occorre trovarlo <em>legato</em> a un insieme di cause naturali note; e ciò che è legato a cause naturali non è, sotto questo aspetto, un risultato della libertà. Quand&#8217;anche l&#8217;effetto che si provoca risultasse &#8220;in parte&#8221; dalla libertà, come quando Jago provoca la gelosia di Otello, l&#8217;aspetto per cui l&#8217;esperimento riesce, e Otello uccide effettivamente Desdemona, è sempre l&#8217;aspetto per cui Otello <em>non</em> era veramente libero. E se non era libero, come sarebbe responsabile di averla uccisa?<br />
Per dimostrare sperimentalmente la libertà, io dovrei sperimentare <em>sull&#8217;altro</em> aspetto, quello per cui Otello è libero e può uccidere o non uccidere: ma se questo aspetto c&#8217;è, come posso progettare di produrlo artificialmente?<br />
(p. 32)</p></blockquote>
<p>Tralasciando le implicazioni etiche di compiere simili esperimenti sugli esseri umani (credo che difficilmente Desdemona acconsentirebbe), basta prendere un certo numero di persone e metterle nella situazione di Jago, Desdemona e Otello e osservare i risultati.<br />
Se in tutti i casi Otello uccide Desdemona, ci sono ottimi indizi per concludere che Otello non è libero, ma vincolato dalle parole di Jago. Se in alcuni casi, invece, Otello <em>non</em> uccide Desdemona, possiamo concludere che Otello <em>non è vincolato</em> da Jago ma, <em>rispetto all&#8217;effetto delle sue parole</em>, è libero. Una variante dell&#8217;esperimento può essere, in metà dei casi, privare Jago della parola, e vedere se Otello uccide Desdemona anche quando non ascolta le parole di Jago.<br />
Con simili esperimenti non ho certo dimostrato la libertà trascendentale tanto cara a Mathieu – ma ho dimostrato (fino a prova contraria) la libertà di Otello rispetto alle parole di Jago. Ed è una conoscenza sufficiente a stabilire la responsabilità di Otello per l&#8217;uccisione di Desdemona – non ancora per stabilire se punire o no Otello, ma questo è un altro discorso.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2451&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/sperimentare-la-liberta/' addthis:title='Sperimentare la libertà' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La libertà impossibile</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 11:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Bellieni]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Libertà e verità sono due concetti filosofici decisamente complessi; un discorso serio non può esimersi dall&#8217;operazione preliminare di tentare una definizione. Quello che segue, evidentemente, non è un discorso serio perché si accontenta delle definizioni, ingenue e molto probabilmente inesatte, di libertà come assenza di costrizioni o impedimenti esterni e di verità come proprietà di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-impossibile/' addthis:title='La libertà impossibile' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Libertà e verità sono due concetti filosofici decisamente complessi; un discorso serio non può esimersi dall&#8217;operazione preliminare di tentare una definizione.<br />
Quello che segue, evidentemente, non è un discorso serio perché si accontenta delle definizioni, ingenue e molto probabilmente inesatte, di libertà come assenza di costrizioni o impedimenti esterni e di verità come proprietà di alcuni discorsi di riferirsi correttamente alla realtà.<span id="more-2376"></span></p>
<p>I due concetti, secondo alcune concezioni o visioni del mondo (il termine può apparire inappropriato ma, come si vedrà in seguito, credo che qui siano in gioco proprio una concezione globale, e non locale, del mondo o, perlomeno, dell&#8217;uomo), sono slegati.<br />
La libertà è, in poche parole, anche libertà di sbagliare e, se una cosa è vera, non lascia libertà ai soggetti. Libertà è essere convinti, ad esempio, che 3 * 0 = 3 o che 5 / 0 = 0, anche se questi enunciati sono entrambi falsi; la verità della matematica, una volta scoperta, limita la libertà degli individui di credere nella correttezza di un enunciato dimostrato falso.<br />
L&#8217;accordo  tra libertà e verità, in queste visioni del mondo, viene cercato immaginando che l&#8217;ambiente migliore per l&#8217;affermazione della verità sia la massima libertà di parola. Solo se ogni argomento può essere oggetto di discussione si può sperare di diffondere la verità. Mi pare che questo atteggiamento sia smentito dal proliferare delle varie teorie del complotto (che qui non cito per evitare l&#8217;arrivo di complottisti: purtroppo nessun servizio segreto mi paga per sopportarli, quindi preferisco evitare ogni contatto), ma come ideale può tranquillamente mantenere la sua validità, considerando che le alternative sono peggiori: meglio sopportare qualche pazzo sostenitore di una congiura mondiale per l&#8217;eliminazione del chinotto dai distributori automatici di bevande che costruire centri di rieducazione forzata per chi non la pensa come la maggioranza delle persone.</p>
<p>Secondo altre concezioni o visioni del mondo, la verità non è e non può essere contraria alla libertà, ma ne costituisce anzi il compimento.<br />
Essere liberi significa arrivare alla verità e, ovviamente, allontanarsi dalla verità significa non essere realmente liberi. Quando si sbaglia si ha soltanto l&#8217;illusione della realtà.<br />
Non so se da questa concezione segua necessariamente la concezione di errore come colpa da punire; certo una simile concezione si ritrova facilitata. Una forza esterna che mi costringa a fare la cosa giusta, infatti, non va contro la mia libertà, ma anzi mi aiuta a scoprirla e accettarla.</p>
<p>Questo lunga introduzione serve per spiegare il mio imbarazzo di fronte a <a title="Figlio unico di stato o figlio unico sociale? | carlobellieni" href="http://carlobellieni.splinder.com/post/21196803/Figlio+unico+di+stato+o+figlio">una riflessione</a> di Carlo Bellieni. Il noto neonatologo e autore di diversi testi di bioetica traccia un parallelo tra le donne cinesi, costrette dalla legge ad avere al massimo un figlio, e le donne italiane che subirebbero una limitazione simile non dalla legge, ovviamente, ma della società che imporrebbe il modello del figlio unico:</p>
<blockquote><p>Contro la legge del figlio unico, artista cinese si chiude un una scatola nera</p>
<p>In Cina la stessa legge imporrebbe alle coppie di non fare più di un figlio. Tutti giudicano la cosa come illiberale. Ma in Italia dove non esiste una legge scritta per limitare i figli, l&#8217;effetto è lo stesso. Siamo di fronte ad una &#8220;limitazione di Stato&#8221; (cinese) e una &#8220;limitazione sociale&#8221; (italiana)&#8230; ma sempre di limitazioni si tratta: In Occidente chi ha tanti figli viene guardato quasi come un pazzodie, tanti pur avendo i mezzi non ne fanno&#8230; dunque è la pressione sociale a limitare a poco più di uno (un po&#8217; come in CIna) il numero dei figli. L&#8217;artista cinese non sa che sta protestando contro la limitazione di Stato proprio là (in Italia) dove vige una pari limitazione social-culturale&#8230;</p></blockquote>
<p>Mi sono sempre sentito vicino alle denunce del potere oppressivo della riprovazione sociale. Nell&#8217;obbligare le persone lo stigma sociale può essere più potente e insidioso di una legge.</p>
<p>Dovrei quindi sottoscrivere le preoccupazioni di Bellieni.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-impossibile/#footnote_0_2376" id="identifier_0_2376" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Sottoscriverle o criticarle in quanto esagerate. Una mia conoscente ha da poco partorito il terzo figlio e, tra le amicizie comuni, non ho sentito commenti negativi o di disapprovazione, il personale medico e infermieristico non l&amp;#8217;ha trattata da pazza irresponsabile, non mi risulta che i colleghi abbiano emarginato i tre volte genitori eccetera &amp;#8211; viceversa amici e parenti chiedono spesso a me e a mia moglie quando metteremo al mondo un paio di pargoli. Quanto ai modelli imposti: non ho condotto ricerche, ma in molte pubblicit&agrave; e serie televisive la famiglia tipo ha almeno due figli. Si tratta, &egrave; ovvio, di osservazioni parziali: pu&ograve; essere che in altre situazioni a me estranee vi sia davvero questa imposizione del figlio unico, come un commento sul blog di Bellieni sembrerebbe confermare.">1</a></sup> Eppure ho una certa perplessità, perché in quelle parole mi sembra di leggere la concezione della libertà come raggiungimento della verità – e quindi una denuncia non della riprovazione sociale in generale, ma solo della riprovazione che allontana dalla (presunta) verità.<br />
Leggo che una coppia che ha un solo figlio non è libera, o perché obbligata dalla legge oppure perché obbligata dalla società, e mi chiedo: quando è libera? La risposta, temo, è: quando ha più di un figlio, perché, secondo Bellieni, è quella la verità o normalità: almeno due figli, meglio tre o quattro.<br />
Se, e sottolineo se, è questa la visione di Bellieni, come concordare con lui quando si dichiara preoccupato dall&#8217;oppressione dell&#8217;opinione pubblica? Pur condividendo le sue preoccupazioni, la divergenza sulle possibili soluzioni rimane, e mi pare una divergenza difficilmente sanabile.</p>
<p>Dicevo all&#8217;inizio: questo non è un un discorso serio: si basa su una impressione, su quello che io immagino Bellieni vorrebbe dire ma non ha detto e, forse, non direbbe mai. Per correttezza, acceterrò senza fiatare critiche simili a questo mio scritto.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2376" class="footnote">Sottoscriverle o criticarle in quanto esagerate. Una mia conoscente ha da poco partorito il terzo figlio e, tra le amicizie comuni, non ho sentito commenti negativi o di disapprovazione, il personale medico e infermieristico non l&#8217;ha trattata da pazza irresponsabile, non mi risulta che i colleghi abbiano emarginato i tre volte genitori eccetera &#8211; viceversa amici e parenti chiedono spesso a me e a mia moglie quando metteremo al mondo un paio di pargoli. Quanto ai modelli imposti: non ho condotto ricerche, ma in molte pubblicità e serie televisive la famiglia tipo ha almeno due figli. Si tratta, è ovvio, di osservazioni parziali: può essere che in altre situazioni a me estranee vi sia davvero questa imposizione del figlio unico, come un commento sul blog di Bellieni sembrerebbe confermare.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2376&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-liberta-impossibile/' addthis:title='La libertà impossibile' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Paternalismo libertario</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 18:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Paternalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo Le Scienze di agosto scopro l&#8217;esistenza del paternalismo libertario. Arrivo in ritardo: il libro Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness di Richard H. Thaler  e  Cass R. Sunstein è uscito nel 2008, mentre la traduzione italiana è nelle librerie da maggio; ne hanno inoltre parlato Roberto Casati e Simona Morini. L&#8217;idea è semplice: dal [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/paternalismo-libertario/' addthis:title='Paternalismo libertario' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo <em><a title="Agosto 2009, n. 492 | Le Scienze" href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola_mese/LE_SCIENZE/1339422">Le Scienze</a></em> di agosto scopro l&#8217;esistenza del paternalismo libertario.<br />
Arrivo in ritardo: il libro <em>Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness</em> di Richard H. Thaler  e  Cass R. Sunstein è uscito nel 2008, mentre la traduzione italiana è nelle librerie da maggio; ne hanno inoltre parlato <a title="Paternalismo libertario - Il Sole 24 ORE" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/08/paternalismo-libertario.shtml?uuid=61a533be-705d-11dd-a1e6-015d01033f80&amp;DocRulesView=Libero">Roberto Casati</a> e <a title="Rescogitans" href="http://www.rescogitans.it/main.php?articleid=316">Simona Morini</a>.</p>
<p>L&#8217;idea è semplice: dal momento che l&#8217;uomo <em>non</em> è un essere razionale e spesso prende decisioni irrazionali e illogiche, è necessario aiutarlo. Secondo il paternalismo classico, questo aiuto consiste nel prendere le decisioni al suo posto; secondo il paternalismo libertario, basta <em>aiutarlo</em> a scegliere bene, fornendo tutte le informazioni necessarie nella forma più chiara possibile e ricorrendo ad alcune spinte (in inglese <em>Nudge</em>) per indirizzare le persone verso la scelta corretta.<br />
Si lascia la libertà di scelta ma si aiutano le persone a scegliere bene: ecco sciolto l&#8217;(apparente?) ossimoro.<span id="more-2300"></span></p>
<p>Ma la contrapposizione tra due atteggiamenti diversi rimane.<br />
Se l&#8217;aiuto si limita a informare al meglio, smascherando eventuali &#8220;abbagli&#8221; cognitivi, mi sembra pomposo scomodare il paternalismo: basterebbe riflettere sul concetto di libertà. Viceversa, se l&#8217;aiuto consiste nel decidere qual è la scelta migliore e nell&#8217;imporla con gentilezza (e in maniera nascosta), non capisco dove stia l&#8217;atteggiamento liberale.</p>
<p>Un esempio.<br />
La forma del bicchiere influenza la nostra percezione di quantità di liquido versato:</p>
<blockquote><p>Pare che le persone versino dal 20% al 30% di alcol <em>in più</em> nei bicchieri corti e larghi rispetto a quanto faccia in quelli stretti e lunghi dello stesso volume.<br />
(via <a title="La forma dei bicchieri e il sovradosaggio alcolico - Psicocafé" href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/la-forma-dei-bi.html">Psicocafé</a>)</p></blockquote>
<p>Come comportarsi?<br />
Tralasciando il paternalismo classico (ma qui sarebbe più corretto parlare di autoritarismo) che imporrebbe a tutti di non bere, o si obbligano tutti i bar a utilizzare a bicchieri stretti e lunghi senza dire niente a nessuno, oppure si interviene con bicchieri graduati e cartelli informativi su questa distorsione cognitiva.<br />
Mi sembrano due interventi radicalmente diversi, e fatico a capire come si possa tenerli insieme sotto la comune etichetta di &#8220;paternalismo libertario&#8221;.</p>
<p>Non è inoltre chiaro per quale motivo i governanti, che sono uomini irrazionali come tutti gli altri, dovrebbero compiere solo scelte razionali e ottimali.<br />
L&#8217;idea che mi sono fatto, in poche parole, è che il paternalismo libertario metta in evidenza un problema reale (l&#8217;irrazionalità dell&#8217;uomo) ma non si avvicini neppure a una soluzione davvero efficace.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2300&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/paternalismo-libertario/' addthis:title='Paternalismo libertario' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Libertà religiosa e libertà scientifica</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 17:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Norberto Bobbio]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non fossimo convinti della irriducibile pluralità delle concezioni ultime, e se fossimo convinti, al contrario, che asserzioni religiose, etiche e politiche sono dimostrabili come teoremi (ancora una volta era l&#8217;illusione dei giusnaturalisti, di un Hobbes, ad esempio, che chiamava &#8220;teoremi&#8221; le leggi naturali), i diritti alla libertà religiosa o alla libertà di pensiero perderebbero la loro ragione di essere, o [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/liberta-religiosa-e-liberta-scientifica/' addthis:title='Libertà religiosa e libertà scientifica' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Se non fossimo convinti della irriducibile pluralità delle concezioni ultime, e se fossimo convinti, al contrario, che asserzioni religiose, etiche e politiche sono dimostrabili come teoremi (ancora una volta era l&#8217;illusione dei giusnaturalisti, di un Hobbes, ad esempio, che chiamava &#8220;teoremi&#8221; le leggi naturali), i diritti alla libertà religiosa o alla libertà di pensiero perderebbero la loro ragione di essere, o per lo meno acquisterebbero un altro significato: sarebbero non il diritto di avere la propria religione personale o di esprimere il proprio pensiero politico, bensì il diritto di non essere distolti con la forza dal perseguire la ricerca dell&#8217;unica verità religiosa o dell&#8217;unico bene politico. Si ponga mente alla profonda differenza che esiste tra il diritto alla libertà religiosa e il diritto alla libertà scientifica. Il diritto alla libertà religiosa consiste nel diritto a professare qualsiasi religione o anche a non professarne nessuna. Il diritto alla libertà scientifica consiste non nel diritto a professare qualsiasi verità scientifica o anche a non averne nessuna, ma essenzialmente nel diritto a non esser ostacolati nel perseguimento della ricerca scientifica.</p>
<p>Norberto Bobbio, <em>L&#8217;età dei diritti</em>, Einaudi 1990, p. 10</p></blockquote>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1889&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/liberta-religiosa-e-liberta-scientifica/' addthis:title='Libertà religiosa e libertà scientifica' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Andando in giro per la città</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/andando-in-giro-per-la-citta/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 06:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi filosofici]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Alpha: Hai trovato il testo del decreto legge antistupro? Beta: Ti riferisci alle misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale? Alpha: Esattamente. L&#8217;hai trovato? Voglio leggerlo per cercare di capirci qualcosa: non mi fido di quello che riporta la stampa. Beta: Beata ingenuità: secondo te certe cose basta leggerle, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/andando-in-giro-per-la-citta/' addthis:title='Andando in giro per la città' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alpha</strong>: Hai trovato il testo del decreto legge antistupro?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ti riferisci alle misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Esattamente. L&#8217;hai trovato? Voglio leggerlo per cercare di capirci qualcosa: non mi fido di quello che riporta la stampa.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Beata ingenuità: secondo te certe cose basta leggerle, per capirle? Ecco una breve citazione del decreto:</p>
<blockquote><p>all’articolo 380, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente: «d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’articolo 609-octies del codice penale»</p></blockquote>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Deluso?<span id="more-1793"></span></p>
<p><strong>Alpha</strong>: Spaventato, a dire il vero. Praticamente è impossibile, per il cittadino comune, capire il contenuto di un simile decreto.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Riconosco che non è un capolavoro di chiarezza.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: La parte sulle ronde?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ti riferisci alle associazioni tra cittadini non armati?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì</p>
<p><strong>Beta</strong>: Qui il decreto è leggermente più chiaro:</p>
<blockquote><p>I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.<br />
Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto. Con decreto del Ministro dell’interno, da emanare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi.</p></blockquote>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì, <em>leggermente</em> più chiaro&#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non è una idea poi così malvagia. Se, e sottolineo se, non ci sono eccessi da parte di queste associazioni di cittadini, gli effetti non possono che essere positivi. Non è necessariamente una dichiarazione di sconfitta da parte delle forze dell&#8217;ordine, lo stato non rinuncia a mantenere l&#8217;ordine, semplicemente decide di avvalersi della società civile, nell&#8217;ottica della sussidiarietà. Insomma, sono fiducioso: potrebbe diventare una cosa molto brutta e pericolosa, ma anche una cosa bella ed efficace.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Vorrei condividere il tuo ottimismo. Comunque, non mi è chiara una cosa.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Solo una?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: C&#8217;è qualche legge che impedisce a un gruppo di amici di andarsene in giro per la città e, se si imbatte in una qualche infrazione della legge, chiamare le forze dell&#8217;ordine?</p>
<p><strong>Beta</strong>: No, non mi risulta ci sia qualche legge che lo proibisca.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: E allora quale è il senso di quei passi del decreto che hai appena letto? Che senso ha iscriversi in un apposito elenco presso il prefetto se, di fatto, non cambia nulla?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non hai ascoltato bene l&#8217;inizio del testo: «I sindaci possono avvalersi della collaborazione eccetera eccetera eccetera»</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quindi?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Quindi potrai andare in giro per la città con incarico, mandato, autorizzazione, indicazione, chiamala come vuoi, del sindaco.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Uhm&#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ancora perplesso?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì. Mi sembra di capire che questi cittadini, in quanto facenti parte di associazione della quale si avvale il sindaco, non sono più semplici cittadini, ma non sono neppure pubblici ufficiali. Insomma, sono una via di mezzo.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Credo si possa affermare qualcosa del genere.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Bene, io come mi tutelo?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sono loro a tutelare te.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: D&#8217;accordo, ma io da loro come mi tutelo? Come posso difendermi da eventuali abusi e persecuzioni? Contro gli abusi delle forze dell&#8217;ordine esistono varie tutele. Contro queste associazioni?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non credo ce ne siano.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Non ti sembra una mancanza grave? Prima hai parlato di stato e società civile: non dimenticare che la libertà individuale può essere minacciata dalla società civile tanto quanto può esserlo dallo stato.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1793&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/andando-in-giro-per-la-citta/' addthis:title='Andando in giro per la città' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sempre meglio che bombardarli</title>
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		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/sempre-meglio-che-bombardarli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 16:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi filosofici]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Cox & Forkum]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Alpha -leggendo il giornale: È una vergogna! Beta: Sono d&#8217;accordo, è una vergogna! Alpha: &#8230; Beta: Di preciso, cosa è una vergogna? Alpha: Questa storia delle Cina: siccome sono una nazione potenzialmente ricca, allora non facciamo nulla, non protestiamo per il Tibet, facciamo finta di nulla sulle violazioni dei diritti umani, quando ci parlano di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/sempre-meglio-che-bombardarli/' addthis:title='Sempre meglio che bombardarli' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alpha</strong> -<em>leggendo il giornale</em>: È una vergogna!</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sono d&#8217;accordo, è una vergogna!</p>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Di preciso, <em>cosa</em> è una vergogna?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Questa storia delle Cina: siccome sono una nazione potenzialmente ricca, allora non facciamo nulla, non protestiamo per il Tibet, facciamo finta di nulla sulle violazioni dei diritti umani, quando ci parlano di campi di prigionia cinesi, i terribili laogai che nulla hanno da invidiare ai gulag sovietici, giriamo la testa dall&#8217;altra parte&#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: E immagino che le Olimpiadi siano un altro motivo di arrabbiatura.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì, certo. Mi ricordano tanto le Olimpiadi di Berlino.<span id="more-1256"></span></p>
<p><strong>Beta</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Cosa c&#8217;è, non sei d&#8217;accordo? Sei uno di quelli che, per un po&#8217; di soldi, è disposto a chiudere un occhio, se non tutti e due?</p>
<p><strong>Beta</strong>: No no, stavo solo pensando ai due paralleli che hai appena tracciato.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quali paralleli?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Beh, tra la Cina di oggi e la Germania nazista, da una parte, e l&#8217;Unione Sovietica, dall&#8217;altra.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Erano entrambe nazioni nemiche della libertà e della democrazia, come la Cina di oggi.</p>
<p><strong>Beta</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sei anche tu un nemico della libertà e della democrazia?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Tranquillo: anche se lo fossi, non essendo una potenza economica o militare, potresti tranquillamente bombardarmi.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sto scherzando.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Ah.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Più seriamente, stavo pensando a quale sia la tattica migliore.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: La tattica migliore per cosa?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Per sconfiggere quelli che chiami nemici della libertà e della democrazia. Adesso, lasciando da parte tutte le differenze (storiche, sociali, politiche, geografiche, eccetera) tra Germania nazista, Unione Sovietica e Cina e considerando tutte e tre queste nazioni dei nemici da sconfiggere, mi stavo appunto chiedendo quale sia il metodo migliore.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Il dialogo no di sicuro: dialogare con Hitler non mi sembra abbia avuto molto successo.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Mentre la guerra avrebbe funzionato.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8220;Ha&#8221;, non &#8220;avrebbe&#8221;. Direi che è innegabile,</p>
<p><strong>Beta</strong>: È anche innegabile che ci sono stati sessanta milioni di morti. E un intero continente distrutto.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: La libertà e la democrazia valgono molto di più.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Trovo difficile pensare alla libertà o alla democrazia come qualcosa con un prezzo, soprattutto se la valuta sono le vite umane.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: Comunque, anche ammettendo che 60 milioni di morti valgano la libertà e la democrazia, credo sia comunque sensato chiedersi se non ci siano offerte più economiche.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: ?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sto pensando ad altri sistemi, più economici, per far trionfare la libertà e la democrazia.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Ad esempio?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Il Cremlino non è stato bombardato. L&#8217;Unione Sovietica è stata distrutta economicamente, non fisicamente.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Con la Cina non si sta facendo neppure questo.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Forse perché anche questo sistema ha i suoi difetti. Meno morti (ma bisognerebbe contare i conflitti periferici: la Corea, il Vietnam, l&#8217;Afghanistan&#8230;), ma molto più tempo: dai sei anni della seconda guerra mondiale, agli oltre quaranta della guerra fredda. E una soluzione meno stabile: la crisi tra Russia e Georgia non mi ricorda molto la libertà e la democrazia.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quindi?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Forse con la Cina è il caso di provare un&#8217;altra strada.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quale strada? Dargli tanti soldi?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Guarda un po&#8217; questa vignetta:</p>
<div id="attachment_1255" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/051117breached-x.gif"><img class="size-full wp-image-1255" title="Cox &amp; Forkum: Breached" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/051117breached-x.gif" alt="Cox &amp; Forkum: Breached" width="500" height="374" /></a><p class="wp-caption-text">Cox &amp; Forkum: Breached</p></div>
<p><strong>Alpha</strong>: Ehi, ma è di <a title="Cox &amp; Forkum: Breached" href="http://www.coxandforkum.com/archives/000715.html">Cox &amp; Forkum</a>, sono due autori di destra!</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sì, credo si possano definire così. Ma lascia perdere i due autori, e guarda bene la vignetta. Forse la mia lettura è di parte, ma io ci leggo che la ricchezza è legata alla libertà economica ed entrambe lo sono alla libertà politica.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Arricchiamoli così, magari, forse, un giorno, chissà, diventeranno una democrazia?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sempre meglio che bombardarli. No?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Torno a leggere il mio giornale.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Buona lettura.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1256&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/sempre-meglio-che-bombardarli/' addthis:title='Sempre meglio che bombardarli' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La sicurezza economica è più importante di tutto il resto</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/la-sicurezza-economica-e-piu-importante-di-tutto-il-resto/</link>
		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/la-sicurezza-economica-e-piu-importante-di-tutto-il-resto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 20:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Hans Kelsen]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Ero invece fin dal principio in completa sintonia con il programma democratico della socialdemocrazia austriaca, che in linea di principio di fondava sul marxismo ma che nella prassi non aveva nulla in comune con la teoria anarchica dello Stato di Marx ed Engels. Come individualista, in un primo tempo avevo assunto un atteggiamento negativo davanti [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-sicurezza-economica-e-piu-importante-di-tutto-il-resto/' addthis:title='La sicurezza economica è più importante di tutto il resto' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ero invece fin dal principio in completa sintonia con il programma democratico della socialdemocrazia austriaca, che in linea di principio di fondava sul marxismo ma che nella prassi non aveva nulla in comune con la teoria anarchica dello Stato di Marx ed Engels. Come individualista, in un primo tempo avevo assunto un atteggiamento negativo davanti al suo programma economico di nazionalizzazione dell&#8217;economia. Però in seguito, soprattutto sotto l&#8217;impressione degli sconvolgimenti economici provocati dalla [prima guerra mondiale], divenni sempre più propenso ad ammettere che il sistema del liberismo economico, così come era stato realizzato nelle circostanze date, non offriva alcuna garanzia di sicurezza economica per la massa non abbiente e che &#8211; nella situazione di allora &#8211; la sicurezza economica si poteva raggiungere soltanto con l&#8217;economia pianificata, il che in ultima analisi significava nazionalizzare la produzione.<br />
Ero allora, e lo sono tuttora, pienamente consapevole della difficoltà di collegare la nazionalizzazione della produzione con la libertà politica dell&#8217;individuo; ma credo anche di dover essere tanto obiettivo da riconoscere che, per la grande massa, la sicurezza economica è più importante di tutto il resto: quindi non ho il diritto di attivarmi politicamente per tenere in piedi un sistema economico in cui io e i miei consimili ci troviamo bene, né per contrastare un sistema economico che devo ritenere operante nell&#8217;interesse della grande massa e al quale io credo che appartenga il futuro, piaccia o non piaccia a noi che usufruiamo della libertà economica. Così, dal punto di vista personale, provo piena simpatia per un partito che sia socialista e, al tempo stesso, democratico, né ho mai fatto mistero di questa mia simpatia. Però più forte di questa simpatia è il mio bisogno di indipendenza politico-partitica nella mia professione. Come io non ammetto che lo Stato limiti il diritto alla libertà di ricerca e alla libertà di espressione, così non ammetto che un partito politico limiti questi stessi diritti attraverso la volontaria sottomissione alla disciplina di partito.</p>
<p>Hans Kelsen, <em>Scritti autobiografici</em>, Diabasis, Reggio Emilia, 2008, p. 100</p></blockquote>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1153&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-sicurezza-economica-e-piu-importante-di-tutto-il-resto/' addthis:title='La sicurezza economica è più importante di tutto il resto' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il buon senso</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/il-buon-senso/</link>
		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/il-buon-senso/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 21:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Buon senso]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[«Il buon senso è, fra le cose del mondo, quella piú equamente distribuita»: così inizia il Discorso sul metodo di Cartesio. Un inguaribile ottimista, certo, tuttavia due recenti affermazioni mi stanno convincendo che tutti i torti, il vecchio Cartesio, non li ha. La prima dichiarazione è del calciatore Gattuso, segnalata da nullo: Le nozze tra [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-buon-senso/' addthis:title='Il buon senso' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Il buon senso è, fra le cose del mondo, quella piú equamente distribuita»: così inizia il <em>Discorso sul metodo</em> di Cartesio.<br />
Un inguaribile ottimista, certo, tuttavia due recenti affermazioni mi stanno convincendo che tutti i torti, il vecchio Cartesio, non li ha.<span id="more-1152"></span></p>
<p>La prima dichiarazione è del calciatore Gattuso, segnalata da <a title="http://nullo.ilcannocchiale.it/post/1947018.html" href="http://nullo.ilcannocchiale.it/post/1947018.html">nullo</a>:</p>
<blockquote><p>Le nozze tra omosessuali non mi trovano d&#8217;accordo: per me le nozze sono tra un uomo e una donna. Sì, io mi scandalizzo, perché credo nella famiglia. E se credi nella famiglia e nella tua religione, non puoi essere d&#8217;accordo. Poi, siamo nel 2008 e ognuno fa quello che vuole.</p></blockquote>
<p>È contrario, ma siamo nel 2008 e ognuno fa quello che vuole: certo non basta questa frase a fare di Gattuso un liberale, però è sufficiente per capire come un calciatore possa essere <em>più liberale</em>, e meglio dotato di buon senso, di molti politici.</p>
<p>La seconda frase è di <a title="Lap(l)aciano" href="http://lapulm.blogspot.com/">Lap(l)aciano</a>, in un <a title="La moratoria sui cibridi « Progetto Galileo" href="http://progettogalileo.wordpress.com/2008/06/17/la-moratoria-sui-cibridi/#comment-1049">commento</a>:</p>
<blockquote><p>A dire il vero non ho un’opinione ben precisa sullo statuto dell’embrione; è una questione su cui ho discusso molto e con persone di diversa estrazione.</p>
<p>La mia posizione è più o meno la seguente, ma si può discutere: nelle prime due settimane non dovrebbe essere riconosciuto ad un embrione uno statuto di persona (fosse solo per il fatto che può ancora dare origine a gemelli omozigoti e quindi non è passibile di avere un’identità. Questo argomento no è a prova di bomba, ma mi sembra solido). A quel punto entra in uno stadio intermedio fra persona e non persona, in cui (a mio parere) andrebbe tutelato, ma senza riconoscerli i completi diritti (se ti sembra sciocco, pensa che si tutelano gli animali su cui si fanno gli esperimenti, anche i topi). Più tardi (12-13 settimana, quando il feto comincia a fare movimenti attivi? Sicuramente non più tardi della 22, quando comincia ad avere reazioni di paura) deve essere riconosciuto come persona.</p></blockquote>
<p>Anche qui, tanto buon senso e, soprattutto, la disponibilità a discuterne.</p>
<p>C&#8217;è di che essere ottimisti.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1152&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-buon-senso/' addthis:title='Il buon senso' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Che cosa è la libertà</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-la-liberta/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 20:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Boncinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Commentando una certa fotografia, giowind si interroga sul concetto di libertà: Il concetto di libertà è assai complicato. Mi ricordo di un professore che la definì: la capacità di scegliere il bene. Un altro docente mi ha insegnato che la libertà è una proprietà degli atti umani volontari e coscienti. Il concetto di libertà si [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-la-liberta/' addthis:title='Che cosa è la libertà' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Commentando una certa <a href="http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/goth-guinzaglio/1.html" title="Fidanzata al guinzaglio? Non può salire sul bus - Galleria - Repubblica.it">fotografia</a>, giowind <a href="http://www.giowind.eu/2008/01/24/il-corpo-e-mio-e-lo-gestisco-io-2/" title="giowind.eu » Blog Archive » Il corpo è mio e lo gestisco io [2]">si interroga</a> sul concetto di libertà:</p>
<blockquote><p>Il concetto di libertà è assai complicato. Mi ricordo di un professore che la definì: la capacità di scegliere il bene. Un altro docente mi ha insegnato che la libertà è una proprietà degli atti umani volontari e coscienti.</p></blockquote>
<p>Il concetto di libertà si ritrova così apparentato con quelli di <em>bene</em>, di <em>volontà</em>, di <em>coscienza</em> e l&#8217;elenco potrebbe continuare, ad esempio, con la <em>responsabilità</em>.</p>
<p>Questa linea argomentativa non mi dispiace, però mi sembra giusto ricordare un altro approccio, meno qualitativo e più quantitativo, ma non per questo filosoficamente meno interessante:</p>
<blockquote><p>La domanda non è <em>se</em> siamo liberi, ma <em>quanto</em> siamo liberi.<br />
La libertà è il numero di possibili risposte a uno stimolo. Di fronte a una minaccia, ad esempio il bastoncino dello sperimentatore, il lombrico ha solo due risposte possibili, mentre l&#8217;uomo ha una enorme ricchezza di reazioni.</p></blockquote>
<p>Così, grosso modo, si è espresso Edoardo Boncinelli durante un <a href="http://www.filosofia.unimi.it/immaginidellamente/ecds/p/rinterventi/r/page1" title="Immaginidellamente - Il Convegno, edizione 2007">recente convegno</a>.</p>
<p>La libertà è un concetto assai complicato. Una buona idea potrebbe essere <em>semplificare</em> il complicato, cercando di non perdere l&#8217;essenziale.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1011&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-la-liberta/' addthis:title='Che cosa è la libertà' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Stranamente su questa teoria son d&#8217;accordo col Papa</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2007 20:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger (Benedetto XVI)]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Sua santità Benedetto XVI, durante l&#8217;Incontro con le autorità e il corpo diplomatico di Vienna (7 settembre 2007) ha dichiarato: Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto &#8220;attivo aiuto a morire&#8221;. C’è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/stranamente-su-questa-teoria-son-daccordo-col-papa/' addthis:title='Stranamente su questa teoria son d&#8217;accordo col Papa' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sua santità Benedetto XVI, durante l&#8217;<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2007/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20070907_hofburg-wien_it.html" title="Incontro con le autorità e con il corpo diplomatico di Vienna">Incontro con le autorità e il corpo diplomatico di Vienna</a> (7 settembre 2007) ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto &#8220;attivo aiuto a morire&#8221;. C’è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé.</p></blockquote>
<p>Come cantava Giorgio Gaber (<em>Il corrotto</em>), «stranamente su questa teoria son d&#8217;accordo col Papa». La preoccupazione di Joseph Ratzinger è condivisibile: chi crede nella libertà, ossia nella autodeterminazione delle persone, deve prestare particolare attenzione alle pressioni che, se particolarmente invasive, possono di fatto costituire una limitazione della libertà individuale.<span id="more-856"></span></p>
<p>Una cosa simile può accadere anche con il matrimonio e le conversioni religiose.<br />
Può benissimo accadere che una persona decida di sposarsi non per libera scelta, ma per le pressioni dei parenti o sociali: una madre che ripete ogni cinque minuti «ma quando ti sposi?» o un sussidio negato in quanto single potrebbero, in determinate situazioni, costringere qualcuno a sposarsi senza che ne abbia realmente voglia.<br />
Che dire poi di una persona che non crede in Dio, conosce a malapena il credo niceno ma, per convenienza o per paura delle minacce islamiche e scientiste, si definisce cattolico, convinto che solo il cristianesimo possa arginare il nemico musulmano e l&#8217;arroganza di una scienza che ha perso il senso del limite?</p>
<p>Curiosamente, Ratzinger propone la proibizione come rimedio agli eventuali abusi solo per l&#8217;eutanasia, lasciando da parte i matrimoni e le conversioni religiose. Sembra di capire che, per questi ultimi casi, sia sufficiente un semplice accertamento delle reali intenzioni della persona coinvolta.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=856&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/stranamente-su-questa-teoria-son-daccordo-col-papa/' addthis:title='Stranamente su questa teoria son d&#8217;accordo col Papa' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa prevede la legge</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2007 15:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Avvenire]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Il professo Franco Castelli di Milano scrive una lettera ad Avvenire (scovata grazie alle ultimissime dell&#8217;UAAR): Direttore carissimo, sono un diversamente abile con invalidità del 100%, ho vissuto la mia condizione sforzandomi di fare, con le diverse abilità disponibili e nel modo a me possibile, quello che fanno i normodotati. Sono diventato papà e docente [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/cosa-prevede-la-legge/' addthis:title='Cosa prevede la legge' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il professo Franco Castelli di Milano scrive <a href="http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_09_02/articolo_786113.html" title="Avvenire on line">una lettera</a> ad <em>Avvenire</em> (scovata grazie alle <a href="http://www.uaar.it/news/2007/09/03/cosa-prevede-194-per-embrione-comero-io/" title="UAAR Ultimissime » Archivio » Cosa prevede la 194 per un embrione com'ero io?">ultimissime</a> dell&#8217;<acronym title="Unione degli Atei ed Agnostici Razionalisti">UAAR</acronym>):</p>
<blockquote><p>Direttore carissimo,<br />
sono un diversamente abile con invalidità del 100%, ho vissuto la mia condizione sforzandomi di fare, con le diverse abilità disponibili e nel modo a me possibile, quello che fanno i normodotati. Sono diventato papà e docente universitario di ruolo. Ho lavorato sette ore e mezzo al giorno per i giovani laureandi fino al termine dei settantuno anni. Che cosa prevede la 194 per un embrione nelle mie condizioni, cioè con previsione d’invalidità del 100%?<br />
I recenti gravissimi fatti di cronaca hanno riaperto in me una ferita sanguinante dall’entrata in vigore della 194. Per me è stato come se mi avessero tolto la cittadinanza italiana. La 194 prevede l’aborto terapeutico e se si prospetta la nascita di un figlio con invalidità del 100% di fatto lo si elimina. Quindi l’Italia non accetta come proprio cittadino un diversamente abile al 100% come me.</p></blockquote>
<p><span id="more-848"></span></p>
<p>La prima reazione è di incredulità: la legge prevede l&#8217;aborto come <strong>possibilità</strong>, <em>non come obbligo</em>. Nessuno è obbligato a interrompere una gravidanza, e pertanto il professor Castelli non dovrebbe rivolgersi all&#8217;Italia intera, ma ai propri genitori.</p>
<p>Credo tuttavia che il senso della lettera sia un altro. Castelli ha scritto «se si prospetta la nascita di un figlio con invalidità del 100% <strong>di fatto</strong> lo si elimina». <em>Di fatto</em>: le preoccupazioni di Castelli sembrano andare aldilà della legge. Anche se non esiste un obbligo formale, può esistere un obbligo morale o sociale, dovuto alla disapprovazione generale, e i vincoli di questo obbligo possono essere ben più rigidi di quelli legali.<br />
Questo è un serio problema per tutte le teorie etiche che si basano sulla libertà del soggetto: l&#8217;autodeterminazione del soggetto non coincide con la semplice assenza di vincoli legali, ma prevede anche l&#8217;assenza di vincoli sociali e, soprattutto, una buona conoscenza, da parte del soggetto, delle implicazioni della propria scelta.</p>
<p>Non sembra esserci una particolare disapprovazione generale verso chi decide di non interrompere una gravidanza; lo stesso non si può purtroppo dire per chi, invece, decide il contrario, ma molto, ovviamente, dipende dal contesto nel quale ci si trova.</p>
<p>Quanto alla buona conoscenza delle implicazioni, la situazione appare tutt&#8217;altro che rosea. E la lettera del professor Castelli, così come è stata pubblicata da <em>Avvenire</em>, non sembra proprio aiutare le persone a raggiungere un giudizio sereno e obiettivo dei fatti.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=848&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/cosa-prevede-la-legge/' addthis:title='Cosa prevede la legge' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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