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	<title>L&#039;estinto &#187; Meeting CL</title>
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	<description>I&#039;ll teach you differences</description>
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		<title>Sottigliezze</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Aug 2007 08:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenia Roccella]]></category>
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		<description><![CDATA[La differenza tra l’eugenetica nazista e quella odierna è sottile. Se prima era imposta dall’alto, oggi passa attraverso la libera scelta individuale. Eugenia Roccella durante l&#8217;incontro Generare un uomo perfetto?, Meeting per l’amicizia fra i popoli, Rimini, 23 agosto 2007. Forse sono disattendo io, ma la differenza non mi sembra poi così sottile. Purtroppo non [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/sottigliezze/' addthis:title='Sottigliezze' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La differenza tra l’eugenetica nazista e quella odierna è sottile. Se prima era imposta dall’alto, oggi passa attraverso la libera scelta individuale.</p></blockquote>
<p>Eugenia Roccella durante l&#8217;incontro <a href="http://www.meetingrimini.org/default.asp?id=676&amp;id_n=5430&amp;pagina=1" title="Associazione Meeting per l’amicizia fra i popoli - Notizie"><em>Generare un uomo perfetto?</em></a>, Meeting per l’amicizia fra i popoli, Rimini, 23 agosto 2007.<br />
Forse sono disattendo io, ma la differenza non mi sembra poi così sottile.</p>
<p>Purtroppo non sono riuscito a vedere il filmato dell&#8217;incontro e mi devo accontentare del breve riassunto, ma sembra che i vari partecipanti (Roberto Colombo, Eugenia Roccella e Marco Bregni) considerino equivalenti i concetti, tutti interpretati molto allegramente, di uomo sano, uomo migliore e uomo perfetto.<br />
Roberto Colombo, ad esempio, si chiede: «Cos’è la perfezione dell’uomo? Non è assenza di difetti, non è un problema di ‘materiali’. […] Perfezione deriva dal latino perficio che significa portare a compimento, quindi ha a che fare col destino dell’uomo. La perfezione c’è già, è Gesù Cristo e la nostra vocazione sta nel conformarci a Lui».<br />
Confidiamo che si riferisca agli aspetti etici di Gesù Cristo. Perché uno potrebbe pensare che Colombo, essendo il direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Genetica Umana all’Università Cattolica di Milano, si auguri un abbassamento della speranza di vita a 33 anni.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=834&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/sottigliezze/' addthis:title='Sottigliezze' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Uomini e macchine</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2006 22:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Israel]]></category>
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		<description><![CDATA[Giorgio Israel è professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; non chè direttore del Centro di Ricerche in Metodologia della Scienza nella stessa università. Sul suo blog ha pubblicato l&#8217;intervento tenuto al Meeting di Comunione e Liberazione, nel quale paragona senza tanti problemi le biotecnologie non alla eugenetica nazista, che [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/uomini-e-macchine/' addthis:title='Uomini e macchine' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/g_israel_meeting_cl.jpg" title="Giorgio Israel al meeting di CL" id="image410" alt="Giorgio Israel al meeting di CL" style="padding: 0.5em" align="right" height="174" width="154" />Giorgio Israel è professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; non chè direttore del Centro di Ricerche in Metodologia della Scienza nella stessa università.<br />
Sul suo <a href="http://gisrael.blogspot.com/" title="Blog di Giorgio Israel">blog</a> ha pubblicato l&#8217;<a href="http://gisrael.blogspot.com/2006/08/la-bioetica-e-la-ricerca-della_27.html" title="Blog di Giorgio Israel: LA BIOETICA E LA RICERCA DELLA FELICITA'">intervento</a> tenuto al Meeting di Comunione e Liberazione, nel quale paragona senza tanti problemi le biotecnologie non alla eugenetica nazista, che evidentemente gli pareva troppo poco, ma addirittura allo sterminio di massa praticato da Hitler:</p>
<blockquote><p>Perché si dice tanto spesso che le biotecnologie contemporanee hanno un carattere disumano e addirittura si evoca il nazismo in relazione ad esse? Non è forse esagerato accostare pratiche che hanno come scopo dichiarato la felicità dell’uomo con le pratiche dello sterminio di massa? È vero, c’è un tratto di collegamento tra queste due pratiche.</p></blockquote>
<p>Leo Strauss, negli anni &#8217;50, ha introdotto il termine <em>reductio ad Hitlerum</em> per indicare i ragionamenti della forma &#8220;Hitler ha sostenuto e appoggiato X, quindi X è sbagliato e cattivo&#8221;. L&#8217;argomento è fallace per il semplice fatto che Hitler è cattivo perché ha fatto cose cattive, non il contrario, e anche perché, nella sua vita, il dittatore nazista ha fatto molte cose innocenti, come dipingere e possedere cani.<br />
Israel, da buon matematico quale è, non si limita ovviamente ad accostare biotecnologie e sterminio nazista, ma argomenta le, secondo lui pericolose, similitudini.<span id="more-406"></span></p>
<blockquote><p>Ebbene, potrà – a prima vista – sembrare un accostamento forzato, ma a me pare la questione cruciale. Il principio della disumanizzazione – da cui può derivare ogni sorta di deviazione e anche di nefandezza – si ha quando non si concepisce più l’uomo come qualcosa di unico, come una persona, ma quando lo si concepisce alla stregua di una macchina.</p></blockquote>
<p>Disumanizzare significa concepire l&#8217;uomo come una macchina, misconoscendone l&#8217;unicità.<br />
La scienza, continua Israel, ha raggiunto grandi risultati studiando le cose inanimate, e ha esteso i propri strumenti conoscitivi alle cose animate, studiando l&#8217;uomo come se fosse una cosa. La prima arte umana a cadere, a quanto pare, è la medicina.</p>
<blockquote><p>Della medicina si è a lungo detto che non è una scienza vera e propria, ma un’arte, perché coniuga l’applicazione di principi generali e regole di una certa uniformità a un ambito in cui l’aspetto individuale è ineliminabile. Ma da qualche tempo, la medicina è cominciata a divenire qualcos’altro, qualcosa di molto simile alla fisico-chimica e la sua pratica rassomiglia sempre di più a quella della riparazione delle macchine guaste.<br />
Eppure è facile constatare quanto questa china presa dalla medicina sia sbagliata, fuorviante e pericolosa.</p></blockquote>
<p>L&#8217;uomo non è una macchina, e questo i medici lo sanno bene. Forse sottovalutano il problema, ma credo si rendano perfettamente conto che un fegato non è un radiatore.<br />
Scherzi a aprte, i pazienti sono seguiti, nel complesso, <em>come persone</em>, non come oggetti: vi è un contatto umano, i ricoverati vengono ascoltati e seguiti anche da un punto di vista psicologico. Vi è probabilmente ancora molto da fare, ma non sembra esserci nessuna china sbagliata, fuorviante e pericolosa.<br />
Certamente, se il fegato non è un radiatore, è comunque vero che il cuore è come una pompa e può venir sostituito con un cuore artificiale, ossia una pompa vera e propria. Ma di questo tema ne discuteremo dopo. Proseguiamo con la lettura.</p>
<blockquote><p>La nostra conversazione ruota attorno al tema della felicità. E allora chiediamoci: che cos’è la felicità di una macchina? Per esempio della nostra automobile?</p></blockquote>
<p>Io direi che la mia automobile non è felice e non può neppur esserlo, almeno non nel senso proprio del termine, esattamente come i suoni non possono avere colori, sempre nel senso proprio del termine.</p>
<blockquote><p>È semplice: funzionare bene, secondo i parametri descritti nel libretto di garanzia e di manutenzione. Funzionare bene significa che il motore è efficiente in tutte le sue parti, che la carrozzeria non è sconnessa, che le ruote hanno una buona aderenza, e così via.</p></blockquote>
<p>Qui Israel usa il termine felicità in senso metaforico: è come se dicesse &#8220;se la macchina fosse una persona, un cambio dell&#8217;olio la farebbe felice&#8221;. In questo caso però non vi è un approccio meccanico che viene applicato all&#8217;uomo, ma il contrario: un discorso umano applicato, metaforicamente, alle macchine.</p>
<blockquote><p>La felicità di una persona umana non è uno stato definibile in termini strettamente oggettivi, tantomeno uniformi per ogni persona.<br />
Guardiamo, ad esempio, alla definizione di salute data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Essa rappresenta un esempio plateale di contaminazione meccanicista. &#8220;Salute&#8221; – ci si dice – è uno «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale». È perfino impietoso insistere sul carattere tautologico di questa definizione. Cos’è benessere? bisognerebbe chiedere… E quando una persona può dire di essere in uno stato di benessere fisico, mentale e sociale &#8220;completo&#8221;? Non è la vita un fluire di situazioni diverse, in cui uno stato di malessere fisico può accompagnarsi a uno stato intenso di appagamento emotivo? Non si tratta di un processo in cui continuamente ci assestiamo su nuovi equilibri, tutti instabili, che si succedono l’uno all’altro proponendo nuove situazioni inaspettate?</p></blockquote>
<p>Cosa ci sia di meccanicistico nel definire &#8220;salute&#8221; &#8220;stato di benessere fisico, mentale e sociale&#8221;, lo sa solo Israel. Le macchine non hanno benessere, ma funzionalità, e non hanno alcuna attività mentale o sociale. Certo, metaforicamente possiamo parlare di benessere, ma è un giochino quasi infantile: applico alle macchine, in senso traslato, alcuni termini umani e poi, quando qualcuno applica questi termini, nel significato loro proprio, alle persone, dico che le tratta come macchine.</p>
<blockquote><p>Ho letto in più luoghi delle definizioni di bambino profondamente indicative al riguardo. Un bambino sarebbe un &#8220;essere che non è ancora completo&#8221;, un essere &#8220;sulla via di&#8221;. Ne consegue che esisterebbe uno stato di completezza e maturità dell’individuo adulto cui il bambino tende, mentre, in quanto tale, esso è ancora un essere incompleto, qualcosa in via di formazione verso l’obbiettivo.</p></blockquote>
<p>Ne consegue secondo Israel, ovviamente, non secondo la logica e il buon senso. Affermare che il bambino è &#8220;sulla via di&#8221; non significa che io, adulto, sono già arrivato e completo, esattamente come affermare che una persona è &#8220;sulla via di Milano&#8221; non significa che i milanesi non possono andare da nessuna parte.</p>
<blockquote><p>Essere bambini non è vivere una vita menomata o parziale, in attesa di conseguire quella &#8220;vera&#8221; o, peggio ancora, vivere una vita che ha come funzione e scopo la costruzione della vita &#8220;vera&#8221;. Un bambino non è una macchina in costruzione.</p></blockquote>
<p>Stesso giochino di prima, questa volta inverso. Si paragona la crescita e lo sviluppo di una persona con la costruzione, metaforica, di qualcosa, ad esempio una macchina. E poi si dice che bambino non è una macchina in costruzione: giusto, ma lo hai detto tu, e te lo abbiamo concesso solo come paragone.</p>
<blockquote><p>Ed ecco che arriva la scienza meccanicista, e con la sua indiscussa e temibile autorità, spazza via tutto e restaura una visione autoritaria del ruolo dei genitori che fa impallidire i rigori della famiglia patriarcale, mentre il pedagogisti di cui sopra si genuflettono. L’ingegneria genetica e le scienze (si fa per dire) della procreazione programmata conferiscono ai nuovi genitori democratici la possibilità, tra mille carezze e baci democratici, di determinare i figli secondo il loro piacimento e le loro più segrete idiosincrasie: promette loro il potere assoluto di scegliere il sesso, di farli biondi e con gli occhi azzurri, robusti e simpatici, mai depressi e soprattutto felici. Senza curarci di quel che essi veramente vorranno e cosa sarà per loro il conseguimento della felicità.</p></blockquote>
<p><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/robot.jpg" title="Due uomini meccanici" id="image409" alt="Due uomini meccanici" style="padding: 0.5em" align="left" height="201" width="301" />Eccoci all&#8217;argomento finale di Israel: le biotecnologie ci permettono, o permetteranno, di scegliere <em>tutto</em> dei figli, come adesso per le automobili o i computer. Anzi, forse avremo addirittura più libertà di scelta: non posso comprarmi un computer con il monitor da 18,46 pollici e una tastiera con 423 tasti, mentre simili limiti, per la onnipotente biotecnologia, non dovrebbero esistere.<br />
Per il bambino, tuttavia, nulla dovrebbe cambiare: avrebbe comunque avuto gli occhi e i capelli di un certo colore, e che questo sia stato scelto dai genitori o dal caso non cambia nulla. Sulla simpatia, la depressione e, soprattutto, la felicità, Israel è l&#8217;ultimo a doversi preoccupare: metà dell&#8217;intervento l&#8217;ha passata a dimostrare, come se qualcuno lo mettesse in dubbio, che le qualità umane non sono riconducibili alla meccanica, e quindi i genitori potranno anche desiderare un figlio mai depresso, ma non ci riusciranno, almeno non con la genetica. A meno che la felicità non sia <em>davvero</em> riducibile ad una semplice equazione meccanica, però in questo caso tutto il discorso viene meno: cosa c&#8217;è di pericolo nel considerare l&#8217;uomo una macchina, se lo è?<br />
Per i genitori, invece, il discorso cambia: quello che per loro era casuale, un evento fortuito, diventa determinabile e programmabile. Un cambiamento sociale da non sottovalutare, ma difficilmente pericoloso.</p>
<p>Il resto dell&#8217;intervento è una appassionata difesa della trascendenza della felicità da ogni riduzione materialistica. Israel è forse un po&#8217; troppo disinvolto, ma condivisibile quando scrive, ad esempio che &#8220;l’autentica felicità tocca il tema del rapporto con l’infinito&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/ascensore.jpg" alt="Ascensore" id="image408" title="Ascensore" style="padding: 0.5em" align="right" height="282" width="144" />Per concludere, tornerei su quello che Israel sembra definire il &#8220;peccato originale&#8221; delle biotecnologie e delle scienze in generale: la riduzione dell&#8217;uomo a una macchina. La riduzione, effettivamente, c&#8217;è ed è inutile negarlo. Non è tuttavia totale, non è un annichilimento completo: la medicina tratta l&#8217;uomo come una macchina ma solo in parte, perché i medici stringono la mano e parlano con i pazienti, attività surreali se svolte da un meccanico o da un carrozziere.<br />
Del resto, i primi a commettere questo peccato originale credo siano stati gli ascensoristi. Quando salite su un ascensore potete leggete qualcosa del tipo &#8220;portata massima 320 Kg o 4 persone&#8221;: in questo caso la riduzione è particolarmente <em>aberrante</em>, dal momento che l&#8217;essere umano viene paragonato non ad una macchina, ma ad una massa inerte, a qualcosa tipo un masso o un sacco di cemento.<br />
I primi ascensori risalgono alla seconda metà dell&#8217;Ottocento: vuoi vedere che, zitto zitto quatto quatto, è stata questa semplice invenzione, con la sua implicita ed agghiacciante riduzione dell&#8217;uomo a oggetto, la causa degli orrori del XX secolo?</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=406&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/uomini-e-macchine/' addthis:title='Uomini e macchine' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;imperativo categorico di Volontè</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Aug 2006 15:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stato facile ironizzare sulle affermazioni di Volontè al Meeting di CL. Tuttavia il suo argomento (in una società con 40 milioni di omosessuali non nascerebbero più bambini), per quanto surreale possa apparire, non è del tutto infondato e ricorda vagamente l&#8217;imperativo categorico di Kant nella sua formulazione generale: Agisci soltanto secondo quella massima che, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/limperativo-categorico-di-volonte/' addthis:title='L&#8217;imperativo categorico di Volontè' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato facile <a title="La società è finita - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/la-societa-e-finita/">ironizzare</a> sulle affermazioni di Volontè al Meeting di CL.<br />
Tuttavia il suo argomento (in una società con 40 milioni di omosessuali non nascerebbero più bambini), per quanto surreale possa apparire, non è del tutto infondato e ricorda vagamente l&#8217;<em>imperativo categorico</em> di Kant nella sua formulazione generale:</p>
<blockquote><p>Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che diventi una legge universale.</p></blockquote>
<p>Non so se Volontè avesse effettivamente in mente Kant quando ha sparato la sua illuminata critica ai PACS. Ad ogni modo, la nobiltà del riferimento serve a poco: l&#8217;omosessualità non è una massima morale, e pertanto non è possibile applicare l&#8217;imperativo categorico.<span id="more-400"></span></p>
<p>Il suicidio, o meglio la decisione di suicidarsi se la vita futura si prospetta più dolorosa che felice, è invece una massima morale, e secondo Kant non può diventare una legge universale per un motivo simile a quello addotto da Volontè, ovviamente più raffinato: non può esistere una legge universale che prevede la soppressione della vita.</p>
<p>Il problema del ragionamento di Kant e di Volontè è molto semplice: non aver mai letto John Stuart Mill (Kant, è bene evidenziarlo, è scusato: morì due anni prima della nascita di Mill, mentre per Volontè non sembrano esserci scusanti). È assurdo andare alla ricerca di una <em>morale universale</em>, di regole di comportamento che vadano bene per <em>tutti</em> gli uomini.<br />
L&#8217;imperativo categorico dovrebbe essere: Agisci soltanto secondo quella massima che non arreca danno a nessuno, e lascia gli altri liberi di seguire le proprie massime anche se diverse dalle tue. E al diavolo l&#8217;universalità: non ne abbiamo bisogno.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=400&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/limperativo-categorico-di-volonte/' addthis:title='L&#8217;imperativo categorico di Volontè' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La società è finita</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Aug 2006 10:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Volontè]]></category>
		<category><![CDATA[Meeting CL]]></category>
		<category><![CDATA[PACS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendo da Bioetica dell&#8217;accorato intervento di Luca Volontè, deputato del parlamento italiano, al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Uno dei passaggi più interessanti riguarda la illuminante critica ai PACS. Ecco come viene presentata dal comunicato stampa: I PACS non sono un modello di vita di una società democratica perché in una società con [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/la-societa-e-finita/' addthis:title='La società è finita' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/luca_volonte.jpg" title="Luca Volonté" id="image399" alt="Luca Volontè" style="padding: 0.5em" align="right" height="200" width="150" />Apprendo da Bioetica dell&#8217;<a href="http://bioetiche.blogspot.com/2006/08/la-mutazione-genetica-la-malattia.html" title="Bioetica: La mutazione genetica, la malattia della libertà e il matrimonio leggero">accorato intervento</a> di Luca Volontè, deputato del parlamento italiano, al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.<br />
Uno dei passaggi più interessanti riguarda la illuminante critica ai PACS. Ecco come viene presentata dal <a href="http://www.meetingrimini.org/ita/archivio/dettaglio_comunicati.php?id_comunicato=373" title="Meeting di Rimini - Comunicati stampa">comunicato stampa</a>:</p>
<blockquote><p>I PACS non sono un modello di vita di una società democratica perché in una società con 40 milioni di omosessuali non nascerebbe più nessuno. &#8220;Una società che discute di PACS è finita&#8221;, ha concluso Volontè.</p></blockquote>
<p>Il ragionamento di fondo è il seguente: per sapere se un certo comportamento è o meno un valido modello per la società è sufficiente vedere cosa accadrebbe se <em>tutti</em> praticassero quel comportamento. È chiaro che se tutti fossero omosessuali non nascerebbero più figli, soprattutto se viene proibita la fecondazione assistita, e quindi l&#8217;omosessualità non è un modello di vita.<br />
Giusto: bene, bravo, applausi.<span id="more-398"></span></p>
<p>Però rimane un dubbio: anche se tutti gli italiani fossero preti o suore non nascerebbero figli! Il celibato dei religiosi non può quindi essere un modello di vita di una società democratica! Per carità, nulla contro i sacerdoti, se proprio vogliono, possono continuare a fare quello che fanno. Però sarebbe meglio se lo facessero solo in privato, senza dire niente a nessuno, senza parlare, senza tenere discorsi pubblici. E magari sarebbe anche utile obbligarli a vestirsi normalmente: non sia mai che qualcuno, riconoscendo un prete per strada, decida di entrare in seminario: sarebbe la fine della nostra società.</p>
<p>Oltretutto, non nascerebbero figli neppure se tutti gli italiani fossero di sesso femminile. Un grave problema: bisogna obbligare le donne a vestirsi da uomini. Ora che ci penso, anche se tutti gli italiani fossero idraulici ci sarebbero grossi problemi: i figli nascerebbero lo stesso, però morirebbero molto presto, dal momento che non ci sarebbero panettieri e pediatri. E dire che questi maledetti idraulici, fregandosene del futuro della nostra società democratica, si fanno pure pubblicità!</p>
<p>Per fortuna in parlamento siede Luca Volonté. Un solo dubbio: cosa accadrebbe se tutti noi fossimo deputati del parlamento italiano?</p>
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		<title>Dubbi incomprensibili</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Aug 2006 09:32:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Dubbio]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Meeting CL]]></category>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuliano Ferrara, il noto giornalista italiano, è stato invitato al Meeting di Comunione e Liberazione del 2005. L&#8217;editore Solfanelli pubblica adesso il testo del suo intervento, insieme ad altri due saggi intitolati Noi &#8220;atei devoti&#8221; insofferenti del laicismo e In che senso e perché adesso Machiavelli deve convertirsi. Il titolo del libricino è Non dubitare [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dubbi-incomprensibili/' addthis:title='Dubbi incomprensibili' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giuliano Ferrara, il noto giornalista italiano, è stato invitato al Meeting di Comunione e Liberazione del 2005. L&#8217;editore Solfanelli pubblica adesso il testo del suo intervento, insieme ad altri due saggi intitolati <em>Noi &#8220;atei devoti&#8221; insofferenti del laicismo</em> e <em>In che senso e perché adesso Machiavelli deve convertirsi</em>.</p>
<p>Il titolo del libricino è <em>Non dubitare contro la religione laicista</em>, in riferimento ad uno dei temi dell&#8217;ultimo capitolo: la necessitò di rinunciare al dubbio sistematico tipico dell&#8217;etica laica.<br />
Questo è comunque solo uno degli aspetti della complicata analisi di Ferrara, il cui nodo principale è una lunga e accalorata critica a quello che si può chiamare <em>laicismo ideologico</em>.</p>
<p><span id="more-384"></span></p>
<h3>Laicismo ideologico</h3>
<p>Cosa è il laicismo ideologico?<br />
Vediamo come lo caratterizza Ferrara in alcuni passaggi del testo:</p>
<blockquote><p>[…] La riduzione del liberalismo moderno a ideologia unidimensionale, al secolarismo non come neutralità tra le religioni e le filosofie dell&#8217;esistenza bensì come separazione e conflitto tra etica pubblica e religione privata. […] La libertà civile negata dal secolarismo postmoderno fattosi ideologia, storicismo radicale, relativismo assoluto e pensiero unico desiderante, linguaggio e metodo che sostituiscono la realtà e la sua riflessione razionale […] (pag. 11).</p>
<p>[…] La ragione strumentale, la ragione che non è più nutrita, non di religione, non di rivelazione, ma nemmeno di un senso metafisico, ontologico, filosofico, di ciò che siamo e di ciò che significhiamo […] (pag. 25).</p></blockquote>
<h3><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/nondubitare.jpg" alt="Giuliano Ferrara, Non dubitare" id="image383" title="Giuliano Ferrara, Non dubitare" style="padding: 0.5em" align="right" /></h3>
<p>Qui si può ammirare appieno la prosa di Ferrara: una rapida sequenza di parole tutt&#8217;altro che coerente il cui scopo è dare una parvenza di argomentazione.<br />
&#8220;Secolarismo postmoderno desiderante&#8221;, &#8220;ideologia unidimensionale&#8221; e &#8220;relativismo assoluto&#8221; sono bellissimi termini che ricordano le improbabili armi dei cartoni animati giapponesi, come la &#8220;alabarda spaziale&#8221;, i &#8220;boomerang elettronici&#8221; e il &#8220;tuono spaziale&#8221;.</p>
<p>Dietro queste parole, comunque, una argomentazione c&#8217;è, anche se ben nascosta, che si può così sintetizzare: lo stato laico ha espulso la dimensione religiosa; uno stato non può sopravvivere senza valori; per sopravvivere, lo stato laico diventa laicista erigendo il relativismo a valore religioso (il relativismo assoluto); il laicismo tende a sostituire la religione e a limitare la libertà.<br />
La cura proposta da Ferrara è semplice: rinunciare al relativismo assoluto, limitare il dubbio abbracciando i valori religiosi o almeno assegnando loro uno spazio importante all&#8217;interno della società civile.</p>
<h3>Fede, dubbio e laicità</h3>
<p>L&#8217;indole relativista porterebbe a pensare che, forse, su temi come il rapporto tra fede e dubbio e tra religione e società laica i vari partecipanti al meeting di CL ne sanno più dell&#8217;autore andando, con umiltà, a mettere in discussione le proprie certezze sull&#8217;argomento.  Ma non si vuole cedere a questa pericolosa deriva relativista e pertanto, a malincuore, si afferma con decisione: &#8220;Ferrara non ha capito un cazzo! E neppure i partecipanti all&#8217;incontro, a meno che non abbiano taciuto per cortesia&#8221;.<br />
Ma andiamo con ordine.</p>
<p>Ferrara presume che chi ha fede non conosce il dubbio. È semmai vero il contrario: <em>chi non conosce il dubbio non può avere fede</em>.<br />
Senza dubbio la fede è in realtà semplice quieto vivere: la fede richiede tribolazione e quindi dubbio. Nei Vangeli Pietro dubita non poco, rimediando anche figure barbine: ad esempio quando, spaventato dalla tempesta, non riesce a camminare sulle acque (Mt 14, 28-31). E questo San Pietro, non un Giuliano Ferrara qualunque, con rispetto parlando.<br />
Se non è messa in discussione con sincerità, e ovviamente riaffermata con la stessa sincerità, non è vera fede.</p>
<p>Nel discorso di Ferrara vi è un&#8217;altra confusione imbarazzante: quella tra regole del gioco e svolgimento del gioco (grosso modo, ma molto grosso, è anche la differenza tra stato e società).<br />
La distinzione, come tutte le distinzioni, è labile e mutevole ma, per quanto <em>di fatto</em> possa risultarne difficile l&#8217;applicazione, rimane comunque valida <em>di principio</em> ed è quindi errato non tenerne conto.</p>
<p>Come non è un problema che le regole del gioco non contengano indicazioni sulla strategia da seguire (le regole degli scacchi non prescrivono <em>quando</em> effettuare un arrocco, le regole del calcio non prevedono se sia meglio la marcatura a uomo o a zona), così non è un problema che lo stato laico sia privo di valori.<br />
Le regole, è persino banale dirlo, <em>regolano</em> il gioco, non lo determinano. Similmente, lo stato non deve e non può determinare la società, ma semplicemente regolarne lo svolgimento.<br />
Se, come sembra sostenere Ferrara, lo stato ha abbracciato alcuni valori, o addirittura ne ha costruiti di nuovi, la soluzione non è un ritorno alla tradizione della chiesa e della religione: lo stato deve vivere <em>senza valori</em>.</p>
<p>La distinzione, si è detto, è labile, ed è inoltre possibile che alcuni comportamenti, pur non essendo esplicitamente contro le regole, mettano in pericolo l&#8217;esistenza del gioco. In questo caso è ovviamente necessario cambiare le regole, tuttavia tenendo sempre presente il principio di neutralità sopra espresso.<br />
I matrimoni omosessuali, l&#8217;aborto e la genetica sono tre &#8220;campi di battaglia&#8221; proposti da Ferrara, tre temi sui quali il relativismo assoluto desiderante mette in pericolo la società. È indubbio che su questi temi sia in corso una trasformazione della società ma, se per Ferrara si vanno affermando dei comportamenti dannosi e ne vuole proporre la limitazione o la proibizione, dovrebbe prima di tutto <em>dimostrare</em> la dannosità di questi comportamenti al di là di qualsiasi dubbio ragionevole, non limitarsi a sostenerne la incompatibilità con alcuni valori o punti di vista privilegiati (oltretutto sulla genetica Ferrara sembra avere le idee abbastanza confuse su cosa sia realmente possibile e quali effetti possa realmente avere sull&#8217;uomo, ma questo è un altro discorso).</p>
<h3>Disegno intelligente</h3>
<p>Vediamo una delle manifestazioni del laicismo ideologico: Darwin eletto a idolo e l&#8217;evoluzionismo a nuova religione.</p>
<blockquote><p>Oggi c&#8217;è una grande discussione sul darwinismo, sull&#8217;evoluzionismo, e molta gente, anche molto colta, istruita, scientificamente molto preparata, sostiene che a occhio e croce nel modo in cui esiste e gira il mondo da noi conosciuto si vede la traccia di un disegno intelligente.<br />
Per esempio questo nostro stare insieme qui, aver scelto di vederci, di parlarci, di esercitare la funzione e la libertà del linguaggio, per dirci delle cose, per comunicarci delle cose, ha un senso, un significato, è un elemento della realtà; ed ha un senso ed un significato perché è parte di una funzione, vocazione, posizione, degli uomini, delle donne, dei ragazzi, che non è riducibile al caso, né tanto meno alla necessità.</p></blockquote>
<p>Commuove il fatto che gente molto colta e scientificamente molto preparata sostenga qualcosa &#8220;a occhio e croce&#8221;, ma non è certo questo il punto  centrale dell&#8217;argomentazione di Ferrara, che si riassume così: &#8220;il meeting di CL e, soprattutto, la mia presenza al meeting sono qualcosa di inspiegabile secondo Darwin: può essere stato solo Dio a farmi così intelligente&#8221;.<br />
Di fronte a una simile argomentazione, non vale nemmeno la pena osservare che un conto è la descrizione (&#8220;gli occhiali si appoggiano al naso&#8221;) e un altro è la spiegazione causale (&#8220;il naso è stato creato perché vi si appoggino gli occhiali&#8221;). Inezie.</p>
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