La nostra mente

Giovanni Caprara, giornalista del Corriere della Sera, durante l’introduzione della conferenza di Laura Boeri a BergamoScienza:

La nostra mente, popolata da cento milioni di neuroni…

Il titolo della conferenza era Nella mente degli animali, e probabilmente per seguire questo titolo Caprara ha parlato di mente invece che di cervello perché, comunque la si voglia mettere sul rapporto tra mente e cervello, questa affermazione suona molto male.

La mente è popolata da neuroni, da pensieri o semplicemente non ha senso parlare di popolazione della mente?

Piccola osservazione marginale: il sistema nervoso enterico, in poche parole il sistema nervoso che si occupa della digestione, è anche lui composto da cento milioni di neuroni. Una sorta di secondo cervello, per usare l’espressione di Michael Gershon.
Mentre ascoltavo la conferenza, la polenta taragna mangiata a pranzo impegnava più neuroni delle parole di Caprara e Boeri.

Sul riduzionismo

Cosa è il riduzionismo?
In generale, è il ridurre, ossia il ricondurre, un evento ad altri eventi ritenuti primitivi o fondamentali.
In questa accezione generale, essere riduzionisti non significa praticamente nulla: è necessario specificare quali eventi si cerca di ridurre, ed eventualmente perché.

Per i filosofi della mente, essere riduzionisti significa voler ridurre gli eventi mentali ad altri eventi che mentali non sono, ad esempio scariche elettriche tra neuroni. Banalizzando, per un riduzionista un pensiero non è altro che un evento cerebrale.
Per un antiriduzionista, o irriducibilista, questa identificazione non è possibile: gli eventi psichici non possono esaurirsi in eventi fisici, in quanto sono qualcosa di radicalmente diverso. Sempre banalizzando, per un antiriduzionista il pensiero è qualcosa di più di un evento cerebrale, o comunque qualcosa di diverso. Continua a leggere

Domande e risposte

Massimo Adinolfi riflette su quello che, sbrigativamente, potremmo chiamare riduzionismo psichico. L’inizio della sua riflessione è un anonimo commento:

Ho sete, e ho davanti a me una Sprite e una Pepsi. Ci penso un attimo, allungo la mano e prendo la Pepsi. A che punto ho scelto? Mi pare: in un qualche istante tra il problema di decisione che mi sono posto e il gesto di prendere la Pepsi e lasciare la Sprite nel frigo.
Chiama questo istante “t”. Che è successo nell’istante “t”? Direi: si e’ verificato un certo evento fisico x nel mio cervello. Perché non dovrei dire che l’evento è x la mia scelta? Che *cosa* è la mia scelta, senno’?

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Mente, Cervello e Linguaggio

Come Searle ha ricordato recentemente, se nella seconda metà del secolo scorso la filosofia della mente ha preso il posto della filosofia del linguaggio nel ruolo di “filosofia prima”, è perché la maggior parte dei filosofi ha riconosciuto che la filosofia del linguaggio era solo una parte della filosofia della mente.

Così Maurizio Ferraris nel già ricordato discorso per il conferimento a Searle del premio “Mente e Cervello”. Continua a leggere

Dire la verità

Comunicare significa condividere informazioni, legare o costruire insieme conoscenze.
Questa bellissima attività, alla quale l’uomo dedica una buona parte della propria esistenza, avviene esclusivamente attraverso il linguaggio. È tuttavia un errore concludere che il linguaggio serva principalmente o esclusivamente per comunicare, sono molti i fenomeni linguistici poco o per nulla comunicativi: per dirla in poche parole, dal momento che non solo i matti parlano da soli, il linguaggio non serve solo a comunicare.

Se la sua funzione essenziale non è comunicare, a cosa serve il linguaggio?
Una prima e poco soddisfacente risposta è: non serve a nulla, non ha uno scopo preciso. Si tratta semplicemente di un accidente, è il frutto del caso o dell’evoluzione: le ciliegie sono rosse, i cani scodinzolano e l’uomo parla. Continua a leggere