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	<title>L&#039;estinto &#187; Psicologia</title>
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	<description>I&#039;ll teach you differences</description>
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		<title>Un cane guida sa che il suo padrone è cieco?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 15:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Hal Herzog]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[È molto interessante leggere le risposte a questa domanda che Hal Herzog, professore di psicologia alla Western Carolina University, ha raccolto in un<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/un-cane-guida-sa-che-il-suo-padrone-e-cieco/' addthis:title='Un cane guida sa che il suo padrone è cieco?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È molto interessante leggere le risposte a questa domanda che Hal Herzog, professore di psicologia alla Western Carolina University, ha raccolto in un <a title=""Professor, Does My Dog Know I'm Blind?" | Psychology Today" href="http://www.psychologytoday.com/blog/animals-and-us/201012/professor-does-my-dog-know-im-blind">post sul suo blog</a>.</p>
<p>Il quesito gli è stato posto dal proprietario del cane durante un incontro radiofonico: &#8220;Professore, il mio cane sa che sono cieco?&#8221;.<br />
Herzog non è stato in grado di rispondere immediatamente alla domanda e ha così girato il quesito ad altri scienziati. Le risposte, come detto, sono molto interessanti – non solo scientificamente, ma anche filosoficamente.<span id="more-3040"></span></p>
<p>Secondo Marc Bekoff  e Steve Zawistowski i cani non hanno le capacità mentali per concepire un concetto astratto come &#8220;vedere&#8221;, e quindi neppure quello di cecità.<br />
Basta questo a risolvere il problema?<br />
Ovviamente no: sapere non indica unicamente la conoscenza astratta e teorica.<br />
I cani sanno che gli esseri umani vedono le cose e, aspetto questo ancora più interessante, sanno che vedono con gli occhi – e lo dimostrano con il loro comportamento, ad esempio guardano il viso dei loro proprietari per richiamare la loro attenzione, come studiato dall&#8217;etologo francese Florence Gaunet, citato da alcuni esperti contattati da Herzog.<br />
Se i cani sanno che gli esseri umani solitamente vedono, sono teoricamente anche in grado di sapere se il loro proprietario non vede.<br />
Purtroppo così non sembra essere: pare che i cani guida si comportino con i loro padroni ipovedenti esattamente come gli altri cani si comportano con i loro proprietari, cercando il contatto visivo. O forse no, perché si racconta (un aneddoto non ha valore scientifico, ma è comunque interessante) di un cane che, abituato alla propria padrona cieca, pur compiendo azioni illecite come mangiare il cibo avanzato lasciato in cucina, non si allarma per la semplice presenza di altri esseri umani nel locale, evidentemente perché sa che la sua padrona non riusciva a vederlo (contrariamente al suo nuovo proprietario, ma questa è un&#8217;altra storia).</p>
<p>Non è da escludere che un cane sappia e non sappia che il proprio padrone è cieco, a seconda del tipo di test con cui saggiamo questa sua conoscenza o, il che è per certi versi lo stesso, del significato che diamo alla parola &#8220;sapere&#8221;.<br />
La conoscenza è un fenomeno complesso; se consideriamo specie animali non umane lo è ancora di più – e potremmo chiederci che cosa possa significare &#8220;sapere&#8221; per un fungo o una muffa&#8230;</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3040&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/un-cane-guida-sa-che-il-suo-padrone-e-cieco/' addthis:title='Un cane guida sa che il suo padrone è cieco?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Niente cervello</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 14:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Gerd Gigerenzer]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Al FestivalFilosofia di quest&#8217;anno ho avuto il piacere di seguire, in compagnia di alcuni amici, la conferenza dello psicologo e neuroscienziato Gerd Gigerenzer. Riassumendo in due parole, è stata una interessante e convincente apologia delle decisioni intuitive, che secondo Gigerenzer funzionano meglio dei lunghi e complicati ragionamenti con cui a volte cerchiamo di sostituire le [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/niente-cervello/' addthis:title='Niente cervello' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al <a href="http://www.festivalfilosofia.it/2010/" title="FestivalFilosofia">FestivalFilosofia</a> di quest&#8217;anno ho avuto il piacere di seguire, in compagnia di alcuni amici, la conferenza dello psicologo e neuroscienziato Gerd Gigerenzer.<br />
Riassumendo in due parole, è stata una interessante e convincente apologia delle decisioni intuitive, che secondo Gigerenzer funzionano meglio dei lunghi e complicati ragionamenti con cui a volte cerchiamo di sostituire le nostre impressioni e sensazioni.</p>
<p>Non metto in dubbio che, in diverse occasioni, il ragionamento, per quanto potenzialmente più preciso, sia troppo lento e troppo sensibile alla carenza di informazioni; non sono sicuro che queste situazioni siano così diffuse come Gigerenzer sembra pensare; sono invece convinto che giustificare agli altri le proprie scelte, almeno quelle pubbliche, e disporre di argomenti presentabili sia una buona cosa, anche se questa pretesa può portare le persone a scartate opzioni che, intuitivamente, reputiamo migliori delle alternative.</p>
<p>Ma a darmi più da pensare è stata una battuta dello studioso tedesco. Dal momento che gli sportivi professionisti giocano meglio quando non prestano attenzione alle proprie azioni, Gigerenzer consigliava ai tennisti in svantaggio di complimentarsi con l&#8217;avversario: &#8220;Oggi il tuo rovescio è imbattibile, come lo fai?&#8221;.<br />
Mi sono chiesto: agire così è un imbroglio, qualcosa che i regolamenti dovrebbero proibire? Dopotutto, immagino che sia proibito distrarre l&#8217;avversario, ad esempio abbagliandolo con il riflesso del sole sulla racchetta o pagando uno del pubblico perché suoni una tromba durante la partita.<br />
E ancora: immaginiamo che un giocatore, per evitare questo effetto, beva un particolare anestetico che addormenta unicamente alcune zone cerebrali &#8220;superiori&#8221;, responsabili del ragionamento cosciente, impedendogli così di meditare sui propri movimenti peggiorando il gioco. Questo anestetico, ammesso che possa esistere, sarebbe una sostanza lecita o illecita?</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2937&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/niente-cervello/' addthis:title='Niente cervello' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il bottone magico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ragione]]></category>

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		<description><![CDATA[Su You Are Not So Smart dedicano un interessante articolo sui pulsanti placebo, pulsanti che non fanno assolutamente nulla. A volte sono pulsanti che facevano qualcosa, ma adesso non servono a nulla e rimuoverli costerebbe troppo; altre volte sono pulsanti che fanno qualcosa, ma solo in circostanze particolari; altre volte sono pulsanti messi lì con [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-bottone-magico/' addthis:title='Il bottone magico' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a title="Placebo Buttons « You Are Not So Smart" href="http://youarenotsosmart.com/2010/02/10/placebo-buttons/">You Are Not So Smart</a> dedicano un interessante articolo sui pulsanti placebo, pulsanti che non fanno assolutamente nulla. A volte sono pulsanti che facevano qualcosa, ma adesso non servono a nulla e rimuoverli costerebbe troppo; altre volte sono pulsanti che fanno qualcosa, ma solo in circostanze particolari; altre volte sono pulsanti messi lì con l&#8217;unico scopo è tenere occupate le persone.<br />
Così, spesso i bottoni per far diventare verdi i semafori ai passaggi pedonali non funzionano più, ma i bottoni rimangono; i pulsanti per aprire e chiudere le porte su molti ascensori sono lì solo per il personale di servizio, e si attivano solo con una chiave; in molti uffici ci sono falsi termostati, così i dipendenti quando hanno troppo caldo o troppo freddo girano una inutile manopola e si sentono meglio perché hanno fatto qualcosa.</p>
<p>Adesso che lo so, non premerò più il pulsante per chiudere le porte degli ascensori. Non perché so che non funzionano, ma perché così mi sentirò più intelligente di chi preme quel bottone.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2820&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-bottone-magico/' addthis:title='Il bottone magico' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Meglio gay che omosessuali</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo con un certo stupore: CBS just found that if you ask Americans how they feel about “gay men and lesbians” serving in the military, a large majority support it. But if you ask people whether “homosexuals” should be allowed to serve in the military, support drops. La CBS ha appena scoperto che se si [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/meglio-gay-che-omosessuali/' addthis:title='Meglio gay che omosessuali' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="A new attitude puzzle « Feminist Philosophers" href="http://feministphilosophers.wordpress.com/2010/02/16/a-new-attitude-puzzle/">Leggo</a> con un certo stupore:</p>
<blockquote><p>CBS just found that if you ask Americans how they feel about “gay men and lesbians” serving in the military, a large majority support it. But if you ask people whether “homosexuals” should be allowed to serve in the military, support drops.</p>
<p>La CBS ha appena scoperto che se si chiede agli americani che cosa pensano della possibilità per &#8220;gay e lesbiche&#8221; di prestare servizio nelle forze armate, una larga maggioranza è favorevole. Ma se la domanda riguarda gli &#8220;omosessuali&#8221;, il sostegno crolla.</p></blockquote>
<p>Che cosa mi stupisce?<br />
Non certo la scoperta che la scelta delle parole possa influenzare la risposta: si tratta di un fenomeno oramai molto conosciuto (<a title="Framing (scienze sociali) - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Framing_(scienze_sociali)">effetto cornice</a>).<span id="more-2670"></span></p>
<p>La sorpresa riguarda la banalità della distorsione: un semplice cambio di termini, &#8220;omosessuali&#8221; al posto di &#8220;gay e lesbiche&#8221;. Quando il consulente politico Frank Luntz ha consigliato ai repubblicani americani di lasciar perdere le &#8220;perforazioni esplorative alla ricerca di petrolio&#8221; (<em>drilling for oil</em>) e parlare di più rassicuranti &#8220;esplorazioni energetiche&#8221; (<em>exploring for energy</em>), non credo si aspettasse un effetto così marcato con la sostituzione di un semplice termine.<br />
Una parte della sorpresa, infine, riguarda il contesto: un sondaggio, probabilmente telefonico, non è una votazione, ma è comunque un momento nel quale uno dovrebbe concentrarsi un momento, riflettere quei dieci-venti secondi sul tema e rispondere in base a un qualcosa che assomigli a un ragionamento. Invece sembra che molta gente abbia risposto basandosi sulle suggestioni dei termini evocati. &#8220;Gay e lesbiche&#8221;: <a title="YouTube - YMCA" href="http://www.youtube.com/watch?v=CS9OO0S5w2k">YMCA</a> dei Village People è una bella canzone, <em>Brokeback Mountain</em> ha vinto 3 Oscar e qualche maschio, a sentir parlare di lesbiche ed esercito, si sarà immaginato un video a luci rosse: come non essere favorevoli? &#8220;Omosessuali&#8221;: uno pensa a diagnosi psicologiche, a disturbi, e si dice contrario.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2670&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/meglio-gay-che-omosessuali/' addthis:title='Meglio gay che omosessuali' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 20:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Desmond Morris]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tiger Wood]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Massaro chiede un parere su un recente articolo di Desmond Morris a proposito del tradimento maschile. Il titolo dell&#8217;articolo è «Io perdono Tiger Wood» (in prima pagina) e «Il richiamo della foresta. Ecco perché i maschi sono destinati a tradire» (nelle pagine interne). Secondo Morris l&#8217;uomo è naturalmente portato all&#8217;infedeltà perché questa era evolutivamente [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/' addthis:title='Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luca Massaro <a title="un tal lucas: Il gene trombante" href="http://lucamassaro.blogspot.com/2009/12/il-gene-trombante.html">chiede un parere</a> su un recente <a title="Rassegna Stampa" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=ON1T9">articolo</a> di Desmond Morris a proposito del tradimento maschile.<br />
Il titolo dell&#8217;articolo è «Io perdono Tiger Wood» (in prima pagina) e «Il richiamo della foresta. Ecco perché i maschi sono destinati a tradire» (nelle pagine interne).</p>
<p>Secondo Morris l&#8217;uomo è naturalmente portato all&#8217;infedeltà perché questa era  evolutivamente necessaria, almeno a piccole dosi; così troviamo scritta nei nostri geni la propensione al tradimento anche adesso che (pare di capire) sarebbe più utile la fedeltà.</p>
<p>Un ragionamento decisamente semplicistico. Troppo semplicistico, anche per un articolo di giornale.<span id="more-2557"></span></p>
<p>Prima semplificazione: Desmond Morris sembra assumere che qualsiasi caratteristica dell&#8217;essere umano sia il frutto di una selezione <em>diretta</em>. La selezione naturale potrebbe aver &#8220;scelto&#8221;, per questioni biochimiche e non comportamentali, degli ormoni che hanno unicamente come effetto collaterale il determinare una certa propensione al tradimento; oppure potrebbe anche non aver scelto assolutamente nulla: all&#8217;interno di una variegata popolazione sono sopravvissuti, per caso, solo gli individui traditori.<br />
Altra semplificazione del ragionamento di Morris: attribuire un valore di adattamento alla prima storiella simpatica che gli viene in mente, senza considerare e valutare le alternative.</p>
<p>Ma la semplificazione più grossa mi sembra essere quella di trascurare gli aspetti culturali.<br />
Leggiamo un passaggio:</p>
<blockquote><p>Nelle piccole comunità tribali c&#8217;erano poche occasioni per dar adito a problemi di grossa portata, ma nelle odierne società urbane tutto ciò è naturalmente diverso, e assistiamo a un numero incalcolabile di divorzi.</p></blockquote>
<p>Tralasciando il fatto che mi sembra più facile nascondere un tradimento in una grande città piuttosto che in un piccolo paese, il numero incalcolabile di divorzi è un fenomeno recente: direi meno di un secolo. O nel XIX secolo gli agglomerati urbani non esistevano, oppure Morris, nel passare dal tradimento evolutivamente determinato al divorzio, si è dimenticato qualcosa. E questo qualcosa sono, appunto, gli aspetti culturali.<br />
Nello stupido grafico<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/#footnote_0_2557" id="identifier_0_2557" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Stupido perch&eacute; i valori sono rappresentati da superfici circolari, ma il valore &egrave; proporzionale al diametro del cerchio: cos&igrave; un numero sembra essere quattro volte pi&ugrave; grande di un altro, mentre in realt&agrave; &egrave; solo il doppio &ndash; un errore dovuto all&amp;#8217;inesperienza o un sapiente trucco per accentuare la differenza tra maschi e femmine?">1</a></sup> sull&#8217;adulterio nel mondo  che Repubblica ha inserito insieme all&#8217;articolo di Morris, si vedono notevoli differenze tra i vari paesi: in Brasile il 12% dei maschi è traditore mentre in Australia solo il 2,5; però le donne australiane si concedono una relazione extraconiugale nel 1,8% dei casi, contro lo 0,8% delle donne brasiliane. O la popolazione brasiliana si è separata da quella australiana qualche centinaio di migliaia di anni fa (e occorre riscrivere i libri di storia), oppure la propensione al tradimento non ha esclusivamente basi genetiche.</p>
<p>Nonostante le semplificazione, la tesi di fondo mi sembra essere corretta: alcuni aspetti della psicologia umana sembrano essere biologicamente ed evolutivamente determinati. Per tornare al grafico di Repubblica, sembra che in tutte le culture gli uomini tradiscano più delle donne, il che farebbe pensare a una base biologica.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/#footnote_1_2557" id="identifier_1_2557" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="O a un aspetto culturale condiviso, ovviamente, cosa che spiegherebbe come mai negli Stati Uniti la differenza tra i due sessi &egrave; molto bassa.">2</a></sup><br />
Tutto questo ci autorizza, oppure ci obbliga, a perdonare Tiger Wood?<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/#footnote_2_2557" id="identifier_2_2557" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ammesso che noi si sia nella posizione di poter perdonare il tradimento in questione: credo che il perdono si giochi unicamente tra traditore e tradito; il fatto che Tiger Wood sia un personaggio pubblico non mi sembra cambi la situazione.">3</a></sup><br />
Secondo me no. Tiger Wood, per quanto determinato dal proprio patrimonio genetico, è comunque tenuto ad assumersi la responsabilità delle sue azioni, e a subirne le conseguenze. È anche questo un comportamento probabilmente iscritto nei nostri geni: ci consideriamo individui responsabili. Forse è la conseguenza, collaterale, di un qualche processo biochimico utile alla sopravvivenza degli esseri umani; forse è un comportamento utile per non dire indispensabile per la vita sociale dell&#8217;uomo. In ogni caso è un aspetto irrinunciabile, almeno quanto il tradimento di Tiger Wood.<br />
Come il titolista di Repubblica scrive, senza vergognarsi, <em>il richiamo della foresta</em>, io qui scrivo, vergognandomene un po&#8217;, <em>il richiamo del tribunale</em>.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2557" class="footnote">Stupido perché i valori sono rappresentati da superfici circolari, ma il valore è proporzionale al diametro del cerchio: così un numero sembra essere quattro volte più grande di un altro, mentre in realtà è solo il doppio – un errore dovuto all&#8217;inesperienza o un sapiente trucco per accentuare la differenza tra maschi e femmine?</li><li id="footnote_1_2557" class="footnote">O a un aspetto culturale condiviso, ovviamente, cosa che spiegherebbe come mai negli Stati Uniti la differenza tra i due sessi è molto bassa.</li><li id="footnote_2_2557" class="footnote">Ammesso che noi si sia nella posizione di poter perdonare il tradimento in questione: credo che il perdono si giochi unicamente tra traditore e tradito; il fatto che Tiger Wood sia un personaggio pubblico non mi sembra cambi la situazione.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2557&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-richiamo-del-tribunale-la-responsabilita-e-scritta-nei-geni/' addthis:title='Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Neuroparadigma</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 16:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Umiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Legrenzi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho recentemente letto Neuro-mania di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà. Un saggio interessante sulla diffusione delle neuro-discipline (giusto per citare le più famose: neuroetica, neuroeconomia, neuroteologia). Secondo i due autori la descrizione degli eventi cerebrali non è sufficiente a comprendere gli eventi psichici. Come recita il sottotitolo del libro: il cervello non spiega chi siamo. [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/neuroparadigma/' addthis:title='Neuroparadigma' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho recentemente letto <a title="More about Neuro-mania" href="http://www.anobii.com/books/Neuro-mania/9788815130716/013167d86d2f7b5831/"><em>Neuro-mania</em></a> di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà.<br />
Un saggio interessante sulla diffusione delle neuro-discipline (giusto per citare le più famose: neuroetica, neuroeconomia, neuroteologia).<br />
Secondo i due autori la descrizione degli eventi cerebrali non è sufficiente a comprendere gli eventi psichici. Come recita il sottotitolo del libro: <em>il cervello non spiega chi siamo</em>.<span id="more-2528"></span></p>
<p>Questa domenica mi sono imbattuto in un curioso esempio di questa neuro-mania:</p>
<blockquote><p>A 80 anni si scopre erotomane. Per lui, che era un anziano così tranquillo, un’irrefrenabile voglia di sesso, da spingerlo a spendere migliaia di franchi nei locali a luci rosse della Leventina. Al punto che i familiari, per tenerlo sotto controllo, lo hanno sottoposto a curatela. La causa di questa ossessione tardiva? “ Un arresto respiratorio non curato bene nell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, che avrebbe danneggiato una parte del cervello al padre” sostiene il figlio, che ha denunciato al Ministero pubblico alcuni  medici del nosocomio per lesioni colpose gravi.</p></blockquote>
<p>da <a title="il Caffè, settimanale di attualità, politica, cultura e sport" href="http://www.caffe.ch/mycaffe/dettaglio.php?id=45556">il Caffè, settimanale di attualità, politica, cultura e sport</a></p>
<p>Fino a qualche anno fa si sarebbe detto che l&#8217;ottuagenario, dopo il ricovero, ha compreso la precarietà della vita e deciso di godersi fino in fondo gli anni che gli restano. O, in alternativa, che l&#8217;esperienza l&#8217;ha profondamente traumatizzato facendogli perdere il senno.<br />
Adesso si parla di danni a una parte del cervello (e si intenta una causa per lesioni colpose gravi – ma questo è un altro discorso).</p>
<p>Si è indubbiamente imposto un nuovo paradigma di spiegazione del mentale – un neuroparadigma.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2528&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/neuroparadigma/' addthis:title='Neuroparadigma' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Paternalismo libertario</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/paternalismo-libertario/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 18:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Paternalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo Le Scienze di agosto scopro l&#8217;esistenza del paternalismo libertario. Arrivo in ritardo: il libro Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness di Richard H. Thaler  e  Cass R. Sunstein è uscito nel 2008, mentre la traduzione italiana è nelle librerie da maggio; ne hanno inoltre parlato Roberto Casati e Simona Morini. L&#8217;idea è semplice: dal [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/paternalismo-libertario/' addthis:title='Paternalismo libertario' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo <em><a title="Agosto 2009, n. 492 | Le Scienze" href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola_mese/LE_SCIENZE/1339422">Le Scienze</a></em> di agosto scopro l&#8217;esistenza del paternalismo libertario.<br />
Arrivo in ritardo: il libro <em>Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness</em> di Richard H. Thaler  e  Cass R. Sunstein è uscito nel 2008, mentre la traduzione italiana è nelle librerie da maggio; ne hanno inoltre parlato <a title="Paternalismo libertario - Il Sole 24 ORE" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/08/paternalismo-libertario.shtml?uuid=61a533be-705d-11dd-a1e6-015d01033f80&amp;DocRulesView=Libero">Roberto Casati</a> e <a title="Rescogitans" href="http://www.rescogitans.it/main.php?articleid=316">Simona Morini</a>.</p>
<p>L&#8217;idea è semplice: dal momento che l&#8217;uomo <em>non</em> è un essere razionale e spesso prende decisioni irrazionali e illogiche, è necessario aiutarlo. Secondo il paternalismo classico, questo aiuto consiste nel prendere le decisioni al suo posto; secondo il paternalismo libertario, basta <em>aiutarlo</em> a scegliere bene, fornendo tutte le informazioni necessarie nella forma più chiara possibile e ricorrendo ad alcune spinte (in inglese <em>Nudge</em>) per indirizzare le persone verso la scelta corretta.<br />
Si lascia la libertà di scelta ma si aiutano le persone a scegliere bene: ecco sciolto l&#8217;(apparente?) ossimoro.<span id="more-2300"></span></p>
<p>Ma la contrapposizione tra due atteggiamenti diversi rimane.<br />
Se l&#8217;aiuto si limita a informare al meglio, smascherando eventuali &#8220;abbagli&#8221; cognitivi, mi sembra pomposo scomodare il paternalismo: basterebbe riflettere sul concetto di libertà. Viceversa, se l&#8217;aiuto consiste nel decidere qual è la scelta migliore e nell&#8217;imporla con gentilezza (e in maniera nascosta), non capisco dove stia l&#8217;atteggiamento liberale.</p>
<p>Un esempio.<br />
La forma del bicchiere influenza la nostra percezione di quantità di liquido versato:</p>
<blockquote><p>Pare che le persone versino dal 20% al 30% di alcol <em>in più</em> nei bicchieri corti e larghi rispetto a quanto faccia in quelli stretti e lunghi dello stesso volume.<br />
(via <a title="La forma dei bicchieri e il sovradosaggio alcolico - Psicocafé" href="http://psicocafe.blogosfere.it/2009/08/la-forma-dei-bi.html">Psicocafé</a>)</p></blockquote>
<p>Come comportarsi?<br />
Tralasciando il paternalismo classico (ma qui sarebbe più corretto parlare di autoritarismo) che imporrebbe a tutti di non bere, o si obbligano tutti i bar a utilizzare a bicchieri stretti e lunghi senza dire niente a nessuno, oppure si interviene con bicchieri graduati e cartelli informativi su questa distorsione cognitiva.<br />
Mi sembrano due interventi radicalmente diversi, e fatico a capire come si possa tenerli insieme sotto la comune etichetta di &#8220;paternalismo libertario&#8221;.</p>
<p>Non è inoltre chiaro per quale motivo i governanti, che sono uomini irrazionali come tutti gli altri, dovrebbero compiere solo scelte razionali e ottimali.<br />
L&#8217;idea che mi sono fatto, in poche parole, è che il paternalismo libertario metta in evidenza un problema reale (l&#8217;irrazionalità dell&#8217;uomo) ma non si avvicini neppure a una soluzione davvero efficace.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2300&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/paternalismo-libertario/' addthis:title='Paternalismo libertario' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ingegneria approssimativa dell&#8217;editoria</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 11:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gary Marcus ha scritto un libro molto bello: Kluge – L&#8217;ingegneria approssimativa delle mente umana. Lo scopo di questo saggio è mostrare i limiti della mente umana, mettendo in evidenza gli accrocchi (traduzione inefficace di Kluge) che l&#8217;evoluzione ha selezionato per la nostra mente. L&#8217;idea è semplice: essendo l&#8217;evoluzione un processo cieco e non finalistico, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lingegneria-approssimativa-delleditoria/' addthis:title='L&#8217;ingegneria approssimativa dell&#8217;editoria' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gary Marcus ha scritto un libro molto bello: <em>Kluge – L&#8217;ingegneria approssimativa delle mente umana</em>. Lo scopo di questo saggio è mostrare i limiti della mente umana, mettendo in evidenza gli accrocchi (traduzione inefficace di Kluge) che l&#8217;evoluzione ha selezionato per la nostra mente.<span id="more-1258"></span><br />
L&#8217;idea è semplice: essendo l&#8217;evoluzione un processo <em>cieco</em> e <em>non finalistico</em>, le soluzioni trovate raramente sono le migliori: sono semplicemente quelle che la storia evolutiva ci ha dato e che funzionano un pochino meglio delle alternative possibili.<br />
La memoria è un ottimo esempio di struttura rabberciata, soprattutto se confrontata con i fedeli sistemi di memorizzazione dell&#8217;informatica. Un qualsiasi cellulare ha in memoria un centinaio, o più, di numeri di telefono; molte delle persone che conosco non ricordano neppure il proprio.<br />
Marcus, a pagina 24, fa un altro esempio:</p>
<blockquote><p>Non sono mai riuscito a tenere a mente più delle prime dieci cifre del pi greco (3,1514926536) sebbene fossi quel genere di secchione che cercava disperatamente di farlo.</p></blockquote>
<p>Senza mettere in dubbio gli sforzi di Marcus, posso dire che la sua memoria ha problemi già con la seconda cifra decimale: pi greco è 3,14159&#8230;, non 3.15149&#8230;!</p>
<p>Dell&#8217;inaffidabilità della memoria umana, si è già detto: colpa dell&#8217;evoluzione. Ma per la inaffidabilità della casa editrice? Anche gli editori pubblicano i propri libri affidandosi a ciechi processi non finalistici?</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1258&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lingegneria-approssimativa-delleditoria/' addthis:title='L&#8217;ingegneria approssimativa dell&#8217;editoria' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Rivalutare l&#8217;astensione</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 12:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Voto]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendo da Psicocafè che il luogo in cui si vota può influenzare le scelte del votante, se questo non ha idee chiare sull&#8217;argomento. In poche parole, «l&#8217;ambiente intorno a noi è pieno di “suggerimenti impliciti”  che possono orientare il nostro comportamento». Tenendo soprattutto presente che in alcune nazioni esiste il voto per corrispondenza, e quindi [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/rivalutare-lastensione/' addthis:title='Rivalutare l&#8217;astensione' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendo da <a title="Il luogo in cui si vota influenza le scelte del votante - Psicocafé" href="http://psicocafe.blogosfere.it/2008/07/il-luogo-in-cui-si-vota-influenza-le-scelte-del-votante.html">Psicocafè</a> che il luogo in cui si vota può influenzare le scelte del votante, se questo non ha idee chiare sull&#8217;argomento. In poche parole, «l&#8217;ambiente intorno a noi è pieno di “suggerimenti impliciti”  che possono orientare il nostro comportamento».</p>
<p>Tenendo soprattutto presente che in alcune nazioni esiste il <em>voto per corrispondenza</em>, e quindi l&#8217;ambiente di voto è terribilmente permeabile e poco controllabile, proporrei di dare ai votanti una ulteriore possibilità di voto: &#8220;indifferente&#8221; o &#8220;nessuna idea&#8221;. Così, giusto per evitare che una persona contribuisca alla vittoria di un partito semplicemente perché le pareti sono state dipinte di azzurro e c&#8217;è una bandiera italiana in fondo al corridoio…</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1154&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/rivalutare-lastensione/' addthis:title='Rivalutare l&#8217;astensione' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dare i numeri, vedere i numeri</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 22:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Relativismo]]></category>
		<category><![CDATA[Relativismo linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Vedere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il linguaggio dei Mura-Pirahã, popolazione sudamericana veramente singolare, sembra non possedere i numeri: le quantità vengono espresse in maniera qualitativa, tramite tre espressioni che, grosso modo, hanno il significato di &#8220;pochi&#8221;, &#8220;alcuni&#8221;, &#8220;di più&#8221;. Così la stessa quantità (quella che noi definiamo la stessa quantità) può essere ora &#8220;pochi&#8221; ora &#8220;alcuni&#8221;, a secondo della situazione. [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dare-i-numeri-vedere-i-numeri/' addthis:title='Dare i numeri, vedere i numeri' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il linguaggio dei Mura-Pirahã, popolazione sudamericana veramente singolare, sembra <a title="I Pirahã: il popolo senza nomi per i numeri - Psicocafé" href="http://psicocafe.blogosfere.it/2008/06/i-piraha-il-popolo-senza-nomi-per-i-numeri.html">non possedere i numeri</a>: le quantità vengono espresse in maniera <em>qualitativa</em>, tramite tre espressioni che, grosso modo, hanno il significato di &#8220;pochi&#8221;, &#8220;alcuni&#8221;, &#8220;di più&#8221;.<br />
Così la stessa quantità (quella che <em>noi</em> definiamo la stessa quantità) può essere ora &#8220;pochi&#8221; ora &#8220;alcuni&#8221;, a secondo della situazione.<span id="more-1149"></span></p>
<p>È interessante scoprire che cosa i pirahã  riescano a fare con un linguaggio così povero. Posti di fronte a una fila di bobine, sono stati in grado di «inserire, in una fila corrispondente, un numero equivalente di palloncini sgonfi»: il concetto di equinumerosità non sembra quindi porre loro particolari problemi. Non sono invece stati in grado di <em>memorizzare</em> le quantità: se uno psicologo sadicamente nascondeva alcune bobine e chiedeva ai pirahã di allineare lo stesso numero di bobine che c&#8217;erano prima, questi sbagliavano.</p>
<p>Non può non venire in mente il <em>relativismo linguistico</em>: in che misura il linguaggio influenza il nostro modo di <em>vedere</em> il mondo, se lo influenza. Tuttavia, la domanda <em>davvero</em> importante, secondo me, è quanto solida sia la differenza tra vedere e interpretare. Perché in tutti questi esperimenti (giustamente) non si fa altro che risolvere la percezione in una serie di compiti e abilità, e a questo punto la differenza tra ciò che viene interpretato e ciò che viene percepito diventa una differenza di grado.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1149&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dare-i-numeri-vedere-i-numeri/' addthis:title='Dare i numeri, vedere i numeri' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Essere e avere un corpo</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/essere-e-avere-un-corpo/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 11:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Body Integrity Identity Disorder]]></category>
		<category><![CDATA[John Stuart Mill]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendo l&#8217;esistenza del Body Integrity Identity Disorder, che si potrebbe tradurre con &#8220;disordine dell&#8217;identità dell&#8217;integrità corporea&#8221; (traduzione orribile: meglio l&#8217;originale inglese, abbreviato in BIID). Le persone che soffrono di questo disordine hanno una percezione del proprio corpo che non coincide con il corpo realmente esistente. In poche parole, si ha la sensazione di abitare un corpo che [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/essere-e-avere-un-corpo/' addthis:title='Essere e avere un corpo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendo l&#8217;esistenza del <a title="BIID: il paradosso dei sani che vogliono diventare disabili - Psicocafé" href="http://psicocafe.blogosfere.it/2008/06/biid-il-paradosso-dei-sani-che-vogliono-diventare-disabili.html">Body Integrity Identity Disorder</a>, che si potrebbe tradurre con &#8220;disordine dell&#8217;identità dell&#8217;integrità corporea&#8221; (traduzione orribile: meglio l&#8217;originale inglese, abbreviato in BIID).</p>
<p>Le persone che soffrono di questo disordine hanno una percezione del proprio corpo che <em>non</em> coincide con il corpo realmente esistente. In poche parole, si ha la sensazione di abitare un corpo che non è il proprio (o di <em>avere</em> un corpo invece di <em>essere</em> un corpo). Nello specifico, nel corpo reale c&#8217;è qualcosa <em>di troppo</em>: «il “corpo immaginato” e desiderato da queste persone è un corpo amputato o paraplegico».<br />
In poche, surreali, parole: <em>una persona BIID per sentirsi completa deve privarsi di una parte del (proprio?) corpo</em>.</p>
<p>Esistono alcune associazioni che hanno l&#8217;obiettivo di permette alle persone BIID di &#8220;mettere le cose a posto&#8221;, ricorrendo a interventi chirurgici:</p>
<blockquote><p>I  frequentatori di questi siti sembrano essere per lo più maschi, di mezza età, profondamente convinti che il BIID non sia una malattia mentale e non possa essere trattata come tale, ma rappresenti un tratto dell’identità, eventualmente di natura neuropsicologica, a cui solo la chirurgia può porre soluzione, un po’ come succede a coloro che hanno un disturbo dell’identità di genere (transessualismo) e possono ricorrere alla chirurgia di riattribuzione del sesso.</p></blockquote>
<p>È una richiesta lecita?<br />
Secondo John Stuart Mill, &#8220;su se stesso, sulla propria mente e sul proprio corpo l&#8217;individuo è sovrano&#8221;, e quindi non avrebbe senso proibire simili interventi. D&#8217;altra parte Mill stesso afferma che è giusto fermare una persona che si dirige verso un ponte crollato, appunto perché non sa che è crollato.<br />
Una persona BIID sa quello che vuole?</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1133&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/essere-e-avere-un-corpo/' addthis:title='Essere e avere un corpo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un fenomeno affascinante ma elusivo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 23:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Anima]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[Nicholas Humphrey]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa è la coscienza? Nel 1989 lo psicologo Stuart Sutherland propose questa definizione: La coscienza è un fenomeno affascinante ma elusivo; è impossibile specificare cos&#8217;è, cosa fa o perché si è evoluta. Non è stato scritto, al riguardo, nulla che valga la pensa di essere letto. Di fronte a una affermazione simile, si può [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/un-fenomeno-affascinante-ma-elusivo/' addthis:title='Un fenomeno affascinante ma elusivo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa è la <strong>coscienza</strong>?<br />
Nel 1989 lo psicologo Stuart Sutherland propose questa definizione:</p>
<blockquote><p>La coscienza è un fenomeno affascinante ma elusivo; è impossibile specificare cos&#8217;è, cosa fa o perché si è evoluta. Non è stato scritto, al riguardo, nulla che valga la pensa di essere letto.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/rosso.jpg" rel="lightbox[pics988]" title="Nicholas Humphrey, Rosso"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/rosso.jpg" alt="Nicholas Humphrey, Rosso" align="right" height="239" width="158" /></a>Di fronte a una affermazione simile, si può apprezzare l&#8217;umorismo molto british di Sutherland, eventualmente convenire con lui che non c&#8217;è nulla che valga la pena di leggere, chiudere il suo dizionario e continuare a fare quello che si stava facendo prima, come se nulla fosse successo.<br />
<a href="http://www.humphrey.org.uk/" title="Nicholas Humphrey"></a></p>
<p><a href="http://www.humphrey.org.uk/" title="Nicholas Humphrey">Nicholas Humphrey</a>, in <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/rosso-uno-studio-sulla-coscienza/libro/9788875780715" title="Rosso. Uno studio sulla coscienza - Libro - Humphrey Nicholas - Editore Codice"><em>Rosso. Uno studio sulla coscienza</em></a> (Torino, Codice, 2007) raccoglie l&#8217;implicita sfida della definizione di Sutherland, non solo cercando di scrivere qualcosa di interessante sulla coscienza, ma anche cercando di capire <em>come mai una simile affermazione sia stata accolta con approvazione</em>, nonostante la sua evidente inutilità.<span id="more-988"></span></p>
<p>Humphrey identifica tre aspetti della definizione di Sutherland che possono spiegare il suo successo:</p>
<blockquote><p>In primo luogo, la definizione incide direttamente sul senso che le persone hanno della propria importanza metafisica; la coscienza può essere un enigma ma, almeno, è un <em>nostro</em> enigma. […]<br />
In secondo luogo, la definizione concede alle persone la soddisfazione di avere accesso a informazioni segrete; può risultarci difficile descrivere la natura della coscienza a qualcun altro, ma non è per nulla difficile per noi osservare come funziona nel nostro caso. […]<br />
In terzo luogo, la definizione mette al suo posto la ricerca scientifica. Sebbene, in generale, le persone siano abbastanza contente che la scienza provi a spiegare il modo in cui funziona il mondo materiale, molti, a dire il vero, non <em>vogliono</em> che la scienza spieghi il funzionamento della mente umana, o, comunque, non di <em>questa</em> parte della mente. (p. 4)</p></blockquote>
<p>In poche parole: <strong>la coscienza conta</strong>. Lo scopo del libro di Humphrey è appunto di scoprire <em>perché</em> la coscienza conta; perché, in altre parole, la definizione di Sutherland, al di là delle intenzioni dell&#8217;autore, descrive così bene la coscienza.</p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/nicholas-humphrey.png" rel="lightbox[pics988]" title="Nicholas Humphrey"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/nicholas-humphrey.png" alt="Nicholas Humphrey" align="left" height="183" width="133" /></a>Ecco quindi cinque capitoli nei quali Humphrey, a partire dalla differenza tra <em>sensazione</em> e <em>percezione</em>, tenta di elaborare un concetto di coscienza in grado di rendere conto della sua elusività, un concetto che, per il momento, è meglio lasciare da parte, riportando solo la conclusione del suo discorso: «la coscienza non può che accrescere l&#8217;<em>autovalorizzazione metafisica</em>» (p. 91).</p>
<p>Negli ultimi due capitoli Humphrey si chiede, giustamente, per quale motivo l&#8217;uomo avrebbe bisogno di questa <strong>autovalorizzazione metafisica</strong>, che poi è una espressione elegante anche se un po&#8217; ermetica per dire che l&#8217;uomo crede di essere qualcosa di più del proprio corpo, arrivando a pensare di «abitare un <em>diverso universo di essere spirituale</em>» (p. 95), illudendosi, in poche parole, di essere  (anche) un&#8217;<strong>anima</strong>, e non (soltanto) un corpo.</p>
<p>La tesi di Humphrey è che tutto questo altro non sia che <em>il frutto dell&#8217;evoluzione</em>:</p>
<blockquote><p>Io propongo che nel corso dell&#8217;evoluzione umana i nostri antenati – i quali ritenevano le proprie coscienze metafisicamente notevoli (esistenti fuori dallo spazio e dal tempo normali) – si sarebbero presi più sul serio come Sé. Più le qualità della coscienza sono misteriose e ineffabili, più serio è il significato del Sé. E più il Sé è significativo, maggiore è la spinta alla fiducia e all&#8217;importanza che l&#8217;uomo si attribuisce, e maggiore il valore che gli individui attribuiscono alle proprie e alle altrui vite.<br />
(p. 95)</p></blockquote>
<p>Humphrey ci ha appena presentato una sorta di <em>storia naturale dell&#8217;anima</em>, questa piccola illusione cognitiva la cui utilità è, esprimendosi alla buona, darci la possibilità di dire «Lei non sa chi sono io!», quando in realtà non siamo niente.<br />
O, meglio, non siamo quello che crediamo di essere ma qualcosa, dopotutto, siamo: siamo una coscienza per la quale «ogni momento è sorprendentemente prezioso» (p. 96).</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=988&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/un-fenomeno-affascinante-ma-elusivo/' addthis:title='Un fenomeno affascinante ma elusivo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Piacevoli inganni</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Aug 2007 14:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ragione]]></category>

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		<description><![CDATA[Guidando per le autostrade tedesche, è possibile imbattersi in alcuni cartelloni pubblicitari il cui significato, anche ignorando la lingua di Goethe, è abbastanza chiaro: Raser Sind So sexy. Raser Sind So cool. Raser Haben So viel grips. Ai non tedeschi, almeno a quelli ignoranti come me, i volti sono perlopiù sconosciuti, ma una breve ricerca [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/piacevoli-inganni/' addthis:title='Piacevoli inganni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/raser07_collien.jpg" rel="lightbox[pics828]" title="Raser Sind So sexy"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/raser07_collien.jpg" title="Raser Sind So sexy" alt="Raser Sind So sexy" class="imageframe imgalignright" align="right" height="221" width="340" /></a>Guidando per le autostrade tedesche, è possibile imbattersi in alcuni cartelloni pubblicitari il cui significato, anche ignorando la lingua di Goethe, è abbastanza chiaro:</p>
<blockquote><p>Raser Sind So sexy.</p>
<p>Raser Sind So cool.</p>
<p>Raser Haben So viel grips.</p></blockquote>
<p>Ai non tedeschi, almeno a quelli ignoranti come me, i volti sono perlopiù sconosciuti, ma una breve ricerca con google porta al sito della <a href="http://www.dvr.de/site.aspx?url=html/presse/plakate/702.htm" title="Autobahnplakate 2007">Deutscher Verkehrssicherheitsrat</a>, dove si scopre che i tre cavalieri della sicurezza stradale sono Philipp Lahm, calciatore, Sarah Kuttner, giornalista televisiva, e Collien Fernandes, modella e presentatrice.</p>
<p>Il messaggio è chiaro, e richiama un <a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2007/06/guidi-veloce-ce-lhai-piccolo-perche-una-campagna-cosi-potrebbe-funzionare.html" title="“Guidi veloce? Ce l’hai piccolo”. Perchè una campagna così potrebbe funzionare - Psicocafé">analogo spot</a> australiano: chi corre ce l&#8217;ha piccolo, non è sexy, non è un figo, e se a dirlo è il calciatore che ha segnato il primo gol ai mondiali o una affascinante modella, sarà vero.<br />
<a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/raser07_lahm.jpg" rel="lightbox[pics828]" title="Raser Sind So cool"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/raser07_lahm.jpg" title="Raser Sind So cool" alt="Raser Sind So cool" class="imageframe imgalignright" align="left" height="221" width="340" /></a> Ma in realtà non lo è: dubito fortemente che esista una relazione tra velocità dell&#8217;automobile e virilità del conducente. Invece di dire la verità sui pericoli della velocità, i tedeschi e gli australiani preferiscono <em>mentire</em> o, comunque, puntare su temi come la <em>disapprovazione sociale</em>.<span id="more-828"></span></p>
<p>Questa non è, chiaramente, una critica a queste campagne, il cui scopo è indubbiamente meritevole e che pongono, tutto sommato, pochi problemi etici: la bugia, e il conseguente tentativo di manipolazione, sono innocui in quanto palesi.</p>
<p>Lo stesso si può dire per questo altro esempio (letto <a href="http://www.pantone.com/pages/pantone/Pantone.aspx?pg=19382&amp;ca=29" title="Color Think Tank - the psychology of color">qui</a>): i dipendenti di un ufficio dipinto di azzurro si lamentavano per la temperatura troppo bassa, le pareti sono state allora dipinte con un caldo color pesca, e le lamentele sono finite, nonostante la temperatura non sia cambiata. In questo caso non vi è un vero e proprio inganno, in quanto i dipendenti saranno i primi a riconoscere che l&#8217;azzurro è un colore freddo. Potrebbe essere un sistema per risparmiare sulle spese di riscaldamento e aria condizionata, ammesso che si abbia voglia di pitturare casa due volte all&#8217;anno.</p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/raser07_sarah.jpg" rel="lightbox[pics828]" title="Raser Haben So viel grips"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/raser07_sarah.jpg" title="Raser Haben So viel grips" alt="Raser Haben So viel grips" class="imageframe imgalignright" align="right" height="221" width="340" /></a>Altri esempi, riportati dal New York Times e ripresi da <a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2007/08/il-priming-dei-sensi-come-un-caffe-caldo-rende-gli-altri-piu-belli.html" title="Il priming dei sensi. Come un caffè caldo rende gli altri più belli - Psicocafé">Psicocafé</a>, riguardano l&#8217;influenza di situazioni che tenteremmo di descrivere come ininfluenti: un quasi impercettibile profumo di citronella rende le persone più attente alla pulizia della stanza, la presenza di una ventiquattrore e un portafoglio di pelle nera rende più avare le persone, e così via.</p>
<p>Altri meccanismi psicologici interessanti sono il bias di conferma e l&#8217;hindsight bias: il primo riguarda la sopravvalutazione delle conferme rispetto alle smentite, il secondo la difficoltà di formulare giudizi retrospettivi obiettivi (&#8220;del senno di poi son piene le fosse&#8221;).</p>
<p>Un politico senza scrupoli potrebbe approfittare di questi fenomeni psicologici per apparire infallibile e invincibile, convincendo così le persone a votarlo (a volte pochi voti sono sufficienti per ottenere la vittoria). Una manipolazione ben diversa da quella dei cartelloni sulle autostrade tedesche, o della moglie che, con candele profumate, cerca di rendere più ordinato il marito.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/piacevoli-inganni/#footnote_0_828" id="identifier_0_828" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="mi fischiano le orecchie">1</a></sup></p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mullerlyer.jpg" rel="lightbox[pics828]" title="Illusione di Müller-Lyer"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mullerlyer.jpg" title="Illusione di Müller-Lyer" alt="Illusione di Müller-Lyer" class="imageframe imgalignleft" align="left" height="213" width="274" /></a>Difficile pensare di sottrarsi a questi strani meccanismi psicologici.<br />
Forse è come con le illusioni ottiche: anche se sappiamo che la loro lunghezza è identica, continuiamo a vedere diseguali le barre dell&#8217;illusione di Müller-Lyer. Così, anche vedendo le candele profumate e conoscendo il loro effetto, probabilmente saremo comunque più attenti a non lasciare troppe briciole sul tavolo.</p>
<p>Eppure, conoscendo l&#8217;illusione di Müller-Lyer, possiamo decidere di prendere un righello e misurare la lunghezza dei due segmenti, oppure di lasciare perdere e ammirare le barre che si allungano e si accorciano.<br />
Ed è appunto quello che si spera riesca a fare, in questi casi, la psicologia: invitarci a usare la ragione e decidere, ad esempio, che è giusto essere ordinati e rispettare i limiti di velocità, mentre è meglio documentarsi bene prima di votare per un candidato.</p>
<p>Ben venga la psicologia, quindi.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_828" class="footnote">mi fischiano le orecchie</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=828&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/piacevoli-inganni/' addthis:title='Piacevoli inganni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Punizioni responsabili</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/punizioni-responsabili/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Aug 2007 13:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Libet]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Jervis]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.it/articoli/punizioni-responsabili/</guid>
		<description><![CDATA[Coscienza inutile Giovanni Jervis, nel suo Pensare dritto, pensare storto. Introduzione alle illusioni sociali (Bollati Boringhieri, 2007), insieme ad una pungente critica agli umanisti in generale, e ai filosofi in particolare, che fanno ricerca comodamente seduti in poltrona, sostiene che il ruolo della coscienza sia ampiamente sopravvalutato. Due semplici esempi, che sono ovviamente esperimenti psicologici, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/punizioni-responsabili/' addthis:title='Punizioni responsabili' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Coscienza inutile</h3>
<p>Giovanni Jervis, nel suo <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788833917832/JERVIS-GIOVANNI/PENSARE-DRITTO-PENSARE-STORTO-INTRODUZIONE-ALLE-ILLUSIONI-SOCIALI.html" title="Libro - IBS - Pensare dritto, pensare storto. Introduzione alle illusioni sociali - Jervis Giovanni" class="liexternal">Pensare dritto, pensare storto. Introduzione alle illusioni sociali</a> (Bollati Boringhieri, 2007), insieme ad una pungente critica agli umanisti in generale, e ai filosofi in particolare, che fanno ricerca comodamente seduti in poltrona, sostiene che il ruolo della <strong>coscienza</strong> sia <em>ampiamente sopravvalutato</em>.</p>
<p>Due semplici esempi, che sono ovviamente esperimenti psicologici, e non libere riflessioni da filosofo: l&#8217;ascolto dicotico e le ricerche di Benjamin Libet (recentemente scomparso) sul potenziale di preparazione.<br />
Negli esperimenti sull&#8217;<em>ascolto dicotico</em>, attraverso delle cuffie, il soggetto ascolta due messaggi diversi ai due orecchi, dirigendo l&#8217;attenzione unicamente a uno dei due orecchi. Il messaggio che arriva all&#8217;altro orecchio viene ignorato, eppure il soggetto tiene conto di eventuali istruzioni in esso presenti.<br />
Le ricerche di Benjamin Libet, invece, mostrano come il cervello si prepari a compiere una azione <em>prima</em> che nel soggetto sorga l&#8217;intenzione di effettuare questa azione.</p>
<p>La coscienza potrebbe (<em>potrebbe</em>) essere semplicemente un <em>epifenomeno irrilevante</em>.<br />
Secondo alcuni, questo fatto avrebbe <strong>gravi conseguenze etiche e sociali</strong>.<span id="more-827"></span></p>
<p>Il concetto di libero arbitrio ne esce indubbiamente malconcio: la volontà di agire non parte da <em>noi</em>, dove quel noi indica la nostra parte cosciente, ma dal <em>nostro cervello</em>, che non siamo noi, in maniera incosciente e, sembra di capire, autonoma.<br />
Insieme al libero arbitrio svanirebbe anche il concetto di <strong>responsabilità</strong>: io sono responsabile di una azione se scelgo di compiere questa azione. Le conseguenze sociali sono tutto sommato evidenti: che senso ha punire qualcuno per un crimine, se non è lui il responsabile del crimine, se non ha  cioè volontariamente scelto, ad esempio, di rapinare una banca?</p>
<h3>Punizioni collettive</h3>
<p>Anche ammettendo la plausibilità di queste conclusioni (e, in proposito, ho non pochi dubbi), è comunque possibile pensare ad un uso <em>razionale</em> delle punizioni.</p>
<p>Gary S. Becker e Richard A. Posner sono, rispettivamente, un economista e un giudice. Sul loro <a href="http://www.becker-posner-blog.com/" title="The Becker-Posner Blog">blog</a> è possibile leggere due interventi, <a href="http://www.becker-posner-blog.com/archives/2006/07/collective_puni.html" title="The Becker-Posner Blog: Collective Punishment--Posner">uno di Posner</a> e <a href="http://www.becker-posner-blog.com/archives/2006/07/on_collective_p.html" title="The Becker-Posner Blog: On Collective Punishment-BECKER">l&#8217;altro di Becker</a>, sulle punizioni collettive, ossia sulle punizioni che <em>non</em> coinvolgono il responsabile dell&#8217;azione da punire.<br />
Gli esempi si sprecano: da Israele che attacca il Libano per le azioni di Hezbollah al datore di lavoro che viene punito per gli errori del dipendente, dal maestro che mette in castigo tutta la classe non riuscendo a scoprire chi ha rotto una finestra alla responsabilità del barista per gli incidenti causati dagli avventori ubriachi.<br />
I due autori si concentrano sulla efficacia di queste punizioni collettive, e concludono che spesso, anche se non sempre, simili provvedimenti funzionano. Solitamente, una punizione collettiva ha senso che non è socialmente più dispendiosa della punizione del colpevole (si pensi al caso estremo della condanna a morte per tutti i parenti prossimi di un assassino) e se le persone punite si trovano in una posizione privilegiata rispetto agli altri, ad esempio se dispongono di informazioni particolari (si pensi al datore di lavoro che dovrebbe conoscere bene i propri dipendenti).</p>
<p>Punire i non responsabili di una azione ha quindi un senso, con buona pace degli apocalittici.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=827&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/punizioni-responsabili/' addthis:title='Punizioni responsabili' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Contrordine compagni!</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2007 12:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovannino Guareschi]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unità]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando i comunisti facevano davvero comunisti e non i presidenti della camera, Giovannino Guareschi si divertiva, sulle pagine di Candido, a prendere in giro la loro «obbedienza cieca pronta assoluta» al partito. Le vignette della serie &#8220;contrordine compagni&#8221; rappresentano le surreali conseguenze di chi obbedisce ciecamente a quello che legge su l&#8217;Unità. I correttori di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/contrordine-compagni/' addthis:title='Contrordine compagni!' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando i comunisti facevano davvero comunisti e non i presidenti della camera, Giovannino Guareschi si divertiva, sulle pagine di <em>Candido</em>, a prendere in giro la loro «obbedienza cieca pronta assoluta» al partito.</p>
<p>Le vignette della serie &#8220;contrordine compagni&#8221; rappresentano le surreali conseguenze di chi obbedisce ciecamente a quello che legge su <em>l&#8217;Unità</em>. I correttori di bozze non sono sempre vigili, e può capitare che un &#8220;asilo infantile&#8221; si trasformi in &#8220;<strong>asino</strong> infantile&#8221;:</p>
<p><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/guareschi.jpg" style="width: 419px; height: 278px" alt="Contrordine compagni!" class="imageframe" /></p>
<blockquote><p>Contrordine compagni! La frase pubblicata sull&#8217;Unità: &#8220;Per controbattere la delittuosa propaganda clericale, ogni sezione provveda a creare un asino infantile&#8221;, contiene un errore di stampa e pertanto va letta: &#8220;&#8230;provveda a creare un asilo infantile&#8221;.</p></blockquote>
<p>Mi sono venute in mente queste vignette di Guareschi mentre leggevo i <a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2007/03/la-posizione-del-corpo-nello-spazio-aiuta-a-ricordare.html" title="Psicocafé - La posizione del corpo nello spazio aiuta a ricordare.">risultati</a> di una ricerca effettuata presso la Florida State University: <strong>le posizioni del corpo possono influenzare i processi mnemonici</strong>.</p>
<p>Ma come, i neuroscienziati non erano tutti convinti che l&#8217;uomo si identificasse con il <a href="http://www.lestinto.it/articoli/coscienza-e-emozioni/" title="L’estinto » Coscienza e emozioni">cervello</a>, imponendo così una visione semplificata dell&#8217;uomo?<br />
Contrordine, compagni filosofi?</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=673&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/contrordine-compagni/' addthis:title='Contrordine compagni!' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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