Il relativismo delle stimmate

Luileggendo un giornale: Io questa storia della crocifissione non l’ho mica capita.

Lei: Lo sospettavo. Provo a spiegartela in poche parole: Dio ha mandato il proprio figlio sulla terra a morire per i peccati dell’uomo.

Lui: …

Lei: …

Lui: Io mi riferivo alla polemica che, a quanto pare, sta infuriando tra i sudditi di Sua Maestà: la BBC ha trasmesso, o ha annunciato che trasmetterà, una trasmissione nella quale Gesù viene crocifisso in maniera filologicamente corretta: inchiodato ai polsi, non sul palmo delle mani. Continua a leggere

Moratoria sui valori

Dedicato a formamentis e farfintadiesseresani

Valori non negoziabili

Antonio Da Re, sul terzo numero della rivista Schibboleth, dice alcune cose molto sensate sui valori non negoziabili in un interessante articolo dal titolo Indisponibilità e mediazione (disponibile anche in pdf).

Cosa significa “valore non negoziabile”?

L’espressione “valori (o principi) non negoziabili” è stata coniata, come è noto, da Benedetto XVI per indicare alcuni valori fondamentali, quali la vita umana, la famiglia, la libertà di educazione, che andrebbero sempre riconosciuti e rispettati come tali e che nelle dinamiche sociali e politiche non dovrebbero diventare oggetto di negoziazione e contrattazione.

Da Re si dichiara abbastanza subito convinto della bontà di questa idea:

Sono convinto che tale tesi, la quale mette in guardia rispetto a una pretesa di disponibilità totale da parte del soggetto in ambito morale, sia importante e costituisca una salutare messa in guardia rispetto a relativismi di vario genere.

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Il cervello del XXI secolo

Il cervello – è più vasto del cielo

Steven Rose ne Il cervello del XXI secolo affronta il tema della relazione tra mente e cervello a partire da una poesia:

La poetessa americana Emily Dickinson una volta ha scritto una poesia, molto amata dai neuroscienziati, che inizia affermando: «Il cervello – è più vasto del cielo». Bene, io affermerò, senza fare ricorso al misticismo e scusandomi con la Dickinson, che la mente è più vasta del cervello. I processi mentali e coscienti – insisterò opponendomi a gran parte della filosofia contemporanea – sono essi stessi proprietà evolute e funzionalmente adattive essenziali per la sopravvivenza umana: non sono scesi dal cielo e nemmeno sono proprietà addizionali prive di funzione, conseguenze epifenomeniche del possesso di grandi cervelli che non hanno di per sé un potere causale. [p. 108]

[…] è in questo senso che le menti sono attivate dai cervelli ma non riducibili ad essi; esse sono il prodotto di quel sistema biosociale aperto che è il bambino che si sviluppa, comunica e impiega simboli. Come osserva [Merlin] Donald [A mind so rare, Norton, New York, 2003], sono “ibride”, simultaneamente un prodotto e un processo di questo sistema biosociale evolutosi e in via di sviluppo. [p. 170]

Qui, al confine tra scienza e filosofia, Steven Rose afferma alcune cose molto interessanti: la mente è non solo più vasta del cervello (prima citazione), ma è persino più vasta persino dell’individuo stesso (seconda citazione). Continua a leggere

Il filosofo e superman

Professore: Bene ragazzi, come promesso, oggi parleremo de La gaia scienza di Nietzsche…

Studente distratto: Prof, guardi lassù, in cielo! Cosa sarà quel coso che si muove così velocemente?

Professore: Un uccello, o forse un aereo. Adesso torniamo a Nietzsche.

Superman (Fleisher Studios, anni ‘40)Alle spalle del professore, sollevando una nube di polvere, crolla un pezzo di muro. Appena la polvere si posa, in parte sul pavimento, in parte nei polmoni del professore e di alcuni studenti, alla classe appare la sagoma di un uomo alto e robusto, vestito con una calzamaglia blu e un mantello rosso.

Professoretossendo: Ma… lei… chi… è?

Superman: Io sono Superman e lotto per la Verità, la Giustizia e lo Stile di vita americano. Continua a leggere

Il relativo capro espiatorio

Di Wikipedia, l’enciclopedia liberamente scritta e modificata dagli utenti, si possono dire molte cose: si può entusiasticamente lodare l’affermazione dell’intelligenza collettiva oppure definirla una «sputacchiera on-line».
Wikipedia ha i suoi limiti e i suoi punti di forza: affidarsi alla libera partecipazione per la stesura delle voci è un rischio, soprattutto per alcuni temi controversi, nei quali rischiano di prevalere le passioni, o poco noti, nei quali le imprecisioni rischiano di prosperare indisturbate molto a lungo; nel complesso, tuttavia, funziona abbastanza bene: chi sa scrive contribuisce con nuovi articoli o con correzioni marginali, chi non sa non scrive nulla e chi crede di sapere, prima o poi, viene corretto da uno che sa.

Francesco Ognibene, sulle pagine di Avvenire, scopre un altro limite di Wikipedia: il relativismo.

Internet equipara ogni informazione a qualsiasi altra, abbattendo alla radice ogni pretesa di verità. Anzi, chi vuole affermare un punto fermo su materie controverse è come se si autoescludesse da un “collettivo digitale” allergico ai princìpi indiscutibili (tranne quelli wiki, s’intende). La cultura “aperta” che ispira la rete come un’ideologia intangibile è a ben guardare l’altra faccia del relativismo, al quale fornisce una legittimazione globale proprio grazie alla straordinaria penetrazione del Web.

Il relativismo viene spesso evocato a sproposito, per ignoranza o opportunismo viene confuso con lo scetticismo o con il fallibilismo. Continua a leggere