Riflessioni omeopatiche

Momma

L’omeopatia è un imbroglio?
Da filosofo,1 mi incaponisco sulle domande, le analizzo. Chiedersi se l’omeopatia sia un imbroglio è diverso da chiedersi se i “farmaci” omeopatici siano qualcosa di più di acqua e zucchero che funzionano grazie all’effetto placebo.2

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  1. Diciamo, più modestamente, da laureato in filosofia []
  2. L’omeopatia quella vera, basata sulla diluizione ripetuta di un principio attivo che, puro, avrebbe gli stessi effetti del male che si vuole curare. Curiosamente “omeopatia” è diventato termine generico per tutte le cure “naturali”, “alternative” e non previste dalla “medicina tradizionale”. []

Se la pseudoscienza è meglio della scienza

Ho letto Sulla scena del mistero di Stefano Bagnasco, Andrea Ferrero e Beatrice Mautino.
Un volume molto interessante, dedicato in buona parte a quello che i filosofi della scienza chiamano problema della demarcazione, ossia la differenza tra scienza e pseudoscienza.

A pagina 17 viene esposto l’imperativo categorico di Hyman:

Non cercare di spiegare qualcosa finché non sei sicuro che questo qualcosa esista.

e se ne fornisce immediatamente un esempio pratico: il triangolo delle Bermuda.
Lo scienziato, prima di lanciarsi in ipotesi, studia se davvero in quella zona dell’Oceano Atlantico siano avvenute scomparse inspiegabili. Nello specifico, Larry Kusche, consultando rapporti della Guardia costiera e vecchi giornali, scopre così che non è vero (quasi) nulla: si tratta di invenzioni o esagerazioni.
E lo pseudoscienziato? Beh, Roberto Giacobbo, conduttore di Voyager, va alle Bermuda per indagare di persona sul mistero.

Ricapitolando: lo scienziato si chiude in biblioteca a consultare noiosi rapporti scritti da annoiati marinai alla fine del turno e vecchi giornali ammuffiti; lo pseudoscienziato si fa una settimana alle Bermuda senza cacciare un soldo, che paga tutto la Rai.

Io da grande voglio fare lo pseudoscienziato.

Polemiche con i fiocchi (parte seconda)

Quasi un anno fa avevo ripreso una piccola polemica sulle punte dei fiocchi di neve: in genere sono sei, possono essere tre o dodici ma mai otto.
Da allora ho occasionalmente controllato la correttezza scientifica delle immagini dei fiochi nelle quali mi sono imbattuto.
Oggi ho trovato il mio iPhone pieno di fiocchi di neve a otto punte.

Sto per scrivere una recensione negativa di questa app sviluppata da Apple.

Dialoghi tra culture

È difficile il dialogo tra quelle che, riprendendo la fortunata espressione di C. P. Snow, possiamo chiamare le due culture, quella umanistica e quella scientifica.
Le difficoltà spesso nascono dall’ignoranza degli umanisti, convinti che la conoscenza scientifica sia arida, quando va bene, o pericolosa, quando va male — in entrambi i casi meglio tenersene a distanza, tanto non serve conoscere la scienza per scrivere saggi sul pensiero scientifico. Continua a leggere

Sto diventando uno scientista…

L’altra sera ascoltavo la radio.
Intorno a mezzanotte è iniziata la lettura dell’oroscopo, durata credi una ventina di minuti. Credo perché ho cambiato emittente: possibile che si dedichino tempo e denaro (l’oroscopo era firmato da quella che probabilmente è una nota astrologa, che immagino si faccia pagare la sua prestazione professionale) a queste fesserie?

Anche l’altra emittente ha dedicato del tempo agli astri. Non per illuminare il pubblico sull’influenza di Giove nella vita di quelli nati in febbraio, ma per spiegare dove si trova questo pianeta nella volta celeste. Una rubrica fissa, almeno credo, sulle osservazioni astronomiche che si possono fare a occhio nudo.

Mi sono commosso.
Sto diventando uno scientista.