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	<title>L&#039;estinto &#187; Scrittura</title>
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	<description>I&#039;ll teach you differences</description>
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		<title>Un segno di vittoria</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Kallir]]></category>
		<category><![CDATA[Scritt]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ero convinto che il segno di vittoria, indice e medio alzati, fosse solo occidentale, una invenzione inglese legata prima ai temibili arcieri inglesi e poi a Winston Churchill, che con la V ridava fiducia ai sudditi della corona, provati dai bombardamenti nazisti; un gesto ripreso infine da Dwight Eisenhower che, da buon americano, esagera e [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/un-segno-di-vittoria/' addthis:title='Un segno di vittoria' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2152" class="wp-caption alignright" style="width: 180px"><img class="size-full wp-image-2152" title="churchill victory" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/churchill-victory.gif" alt="Winston Churchill" width="170" height="240" /><p class="wp-caption-text">Winston Churchill</p></div>
<p>Ero convinto che il segno di vittoria, indice e medio alzati, fosse solo occidentale, una invenzione inglese legata prima ai temibili arcieri inglesi e poi a Winston Churchill, che con la V ridava fiducia ai sudditi della corona, provati dai bombardamenti nazisti; un gesto ripreso infine da Dwight Eisenhower che, da buon americano, esagera e alla V minuscola delle dita aggiunse quella maiuscola delle mani.</p>
<p>Le immagini delle proteste in Iran mostrano invece questo gesto usato anche in un paese che <em>non utilizza la scrittura alfabetica latina</em> (per quanto sicuramente conosciuta, almeno a grandi linee, dalla popolazione).<span id="more-2151"></span></p>
<p>Forse si tratta di una influenza occidentale, di un gesto importato insieme a molti altri (e così la vittoria indica dalle due dita non sarebbe più quella degli alleati o degli iraniani, ma quella della globalizzazione).</p>
<div id="attachment_2163" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-2163" title="45_7_eisenhower388a" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/45_7_eisenhower388a-300x225.jpg" alt="Dwight Eisenhover" width="240" height="180" /><p class="wp-caption-text">Dwight Eisenhover</p></div>
<p>O forse in quel gesto c&#8217;è qualcosa di universale, qualcosa che va al di là del semplice richiamo all&#8217;iniziale della parola Victory.<br />
L&#8217;ufficiale di artiglieria inglese Alfred Kallir rimase molto colpito dal gesto di Churchill e decise di studiare la psicogenesi dell&#8217;alfabeto, l&#8217;origine psicologica dei segni alfabetici, iniziando proprio dalla lettera V. Il risultato delle sue ricerche (verrebbe da scrivere: della sua mania) è contenuto nel volume <a title="More about Segno e disegno" href="http://www.anobii.com/books/Segno_e_disegno/9788877703767/012db7edaa8368fb7b/"><em>Segno e disegno</em></a> (Spirali, 1994), un testo che, nella traduzione italiana, supera le 500 pagine.<br />
Interessante quello che Kallir scrive a proposito della lettera V (o meglio delle lettere V-U-W-Y, che egli accomuna):</p>
<blockquote>
<div id="attachment_2153" class="wp-caption alignright" style="width: 166px"><img class="size-medium wp-image-2153" title="Proteste in Iran (foto di .faramarz)" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/3635510975_ddd4cdc2bb-195x300.jpg" alt="Proteste in Iran (foto di .faramarz)" width="156" height="240" /><small>Proteste in Iran (foto di <a title="Iran protests for the 5th straight day #iranelection on Flickr - Photo Sharing!" href="http://www.flickr.com/photos/fhashemi/3635510975/">.faramarz</a>)</small><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>La V cattura in breve l&#8217;immaginazione del mondo.<br />
L&#8217;evento simboleggiava primariamente l&#8217;impeto ascendente del nostro anelito spirituale, il dirompere del desiderio metafisico dell&#8217;uomo, per secoli soffocato dalla sua fede in una filosofia interamente razionalistica. Tuttavia, &#8220;la spinta dal basso verso l&#8217;alto è un&#8217;esigenza impersiona che non ha mai tregua&#8221;, così scrisse Alfred Adler, parlando semplicemente come psicologo. Troppo a lungo arginate, le energie spirituali giunsero a una Violenta esplosione per mezzo della V.</p>
<p>Alfred Kallir, <em>Segno e disegno</em>, Spirali 1994, p. 486</p></blockquote>
<p>Non mi è ben chiaro cosa intenda Kallir con &#8220;energie spirituali&#8221;, ma una idea della Violenta esplosione che segue i tentativi di arginamento ce l&#8217;ho.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2151&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/un-segno-di-vittoria/' addthis:title='Un segno di vittoria' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ostacolare il progresso</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/ostacolare-il-progresso/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 10:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi filosofici]]></category>
		<category><![CDATA[BlogDay]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mesopotamia, qualche millennio prima di Cristo. Alalgar: Buongiorno, Alulim. Alulim: Buongiorno, Alalgar. Alalgar: È molto tempo che non ci vediamo. Alulim: Lo so, lo so, è che ultimamente ho molto da fare. Alalgar: È sempre così: appena uno fa un po&#8217; di soldi si dimentica degli amici&#8230; Alulim: Soldi? Magari, caro Alalgar, fossi diventato ricco [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/ostacolare-il-progresso/' addthis:title='Ostacolare il progresso' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mesopotamia, qualche millennio prima di Cristo.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Buongiorno, Alulim.</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Buongiorno, Alalgar.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: È molto tempo che non ci vediamo.</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Lo so, lo so, è che ultimamente ho molto da fare.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: È sempre così: appena uno fa un po&#8217; di soldi si dimentica degli amici&#8230;</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Soldi? Magari, caro Alalgar, fossi diventato ricco come tu sembri credere!<span id="more-1273"></span></p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Andiamo, non mi dire che le tue invenzioni non ti hanno portato fama e ricchezza!</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Fama, sicuramente; ricchezza, neanche un po&#8217;; guai, moltissimi.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Guai?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Domani devo presentarmi davanti al re. Mi hanno accusato di ostacolare il progresso.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Ostacolare il progresso? Tu? Un inventore?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Hai presente, quell&#8217;idea di cui ti parlavo fin da ragazzo?</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Quale, quella dell&#8217;acqua calda?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: No no, quell&#8217;altra.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Adesso ricordo, la scrittura!</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Esatto, la scrittura.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: E perché mai la scrittura dovrebbe ostacolare il progresso?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Beh, sai, è questa cosa del testo&#8230;</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Il testo?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Sì, il testo. Quei segni che incidi sulla tavoletta di argilla.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Ah, ho capito. Scusa, ma questi termini tecnici&#8230;</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Non ti preoccupare: accade sempre così. È difficile abituarsi a termini tecnici come &#8220;lettera&#8221; e, appunto, &#8220;testo&#8221;, ma poi con il tempo ci si abitua.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Ne dubito: a certe astrusità, secondo me, non ci si può proprio abituare. Ma continua a raccontare.</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Il testo, dicevo, si può copiare.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Ma, se ricordo bene quello che mi raccontavi anni fa, questo è uno dei punti di forza della scrittura.</p>
<p><strong>Alulim</strong>: È quello che pensavo anche io. Eppure gli oratori sostengono che questa replicabilità sia pericolosa. Secondo loro, il fatto che i loro discorsi diventino tavolette di argilla che chiunque può leggere e copiare danneggerebbe il loro lavoro. Alla fine, nessuno inventerebbe nuovi discorsi: perché impegnarsi, se poi il primo che passa può copiare e diffondere velocemente quanto faticosamente creato?</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Quindi, secondo gli oratori, dovremmo rinunciare alla scrittura?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Loro propongono degli usi più limitati: tenere la contabilità, ad esempio. Hai presente: quante pecore possiedi, quanti sacchi di grano ti deve il tuo vicino, quanti ne devi tu al re&#8230; cose così.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: E tutto il resto? Se io volessi scrivere la storia della mia famiglia?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Molto probabilmente, da domani sarà ufficialmente proibito farlo. E si vocifera che ci saranno pene molto severe, anche se pare che siano ancora indecisi tra il taglio della mano, che ha scritto, e la cavatura dell&#8217;occhio, che ha letto.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Terribile!</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Pare che le guardie del re abbiano già catturato un tizio che vendeva tavolette di argilla lasciando agli acquirenti la possibilità di copiare alcune storie e discorsi degli oratori. Non si sa più nulla di lui.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: E tu, cosa rischi?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Non lo so. Probabilmente verrò esiliato.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Esiliato?</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Sì, esiliato. Penso che me ne andrò in Grecia.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Certo che non me lo sarei mai aspettato. Insomma, ero convinto che saresti diventato ricco e famoso, con queste tue trovate. Invece&#8230;</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Invece verrò cacciato dal regno e la mia invenzione verrà cancellata dalla faccia della terra. Penso che non si parlerà più di scrittura.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: Un vero peccato, secondo me.</p>
<p><strong>Alulim</strong>: Non so&#8230; Certo, quelli che hanno parlato di fine della civiltà sicuramente esagerano, però non credo che la scrittura sia poi così importante. Alcuni entusiasti dicono addirittura che è l&#8217;inizio della civiltà, che prima di questa mia idea si era fermi alla preistoria&#8230; esagerati! Se ne può anche fare a meno, e continuare come si è sempre fatto: ascoltare e ripetere, ascoltare e ripetere.</p>
<p><strong>Alalgar</strong>: In effetti, si è sempre fatto così. Non vedo perché cambiare.</p>
<p><small>Questo dialogo è il mio modo di festeggiare il BlogDay (no, quest&#8217;anno niente consigli: ci sono già tutto l&#8217;anno, nella colonna qui a destra, con il titolo <em>Letture interessanti</em>).</small></p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1273&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/ostacolare-il-progresso/' addthis:title='Ostacolare il progresso' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>esse emme esse</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/esse-emme-esse/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 18:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Cellulare: beep bep, beep bep alpha: Hai ricevuto uno sms? beta: Io? Impossibile, ho appena perso il cellulare in un tombino. Devi averlo ricevuto tu. alpha: Io? Ma non ricevo mai sms! beta: Forse è qualcuno che ha sbagliato numero. alpha: Fammi controllare. È vero, ho ricevuto uno sms! Strano, a parte gli auguri di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/esse-emme-esse/' addthis:title='esse emme esse' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cellulare</strong>: beep bep, beep bep</p>
<p><strong>alpha</strong>: Hai ricevuto uno sms?</p>
<p><strong>beta</strong>: Io? Impossibile, ho appena perso il cellulare in un tombino. Devi averlo ricevuto tu.<span id="more-1263"></span></p>
<p><strong>alpha</strong>: Io? Ma non ricevo mai sms!</p>
<p><strong>beta</strong>: Forse è qualcuno che ha sbagliato numero.</p>
<p><strong>alpha</strong>: Fammi controllare. È vero, ho ricevuto uno sms! Strano, a parte gli auguri di Natale gli avvisi di esaurimento credito, non ricevo mai sms.</p>
<p><strong>beta</strong>: Cosa c&#8217;è scritto?</p>
<p><strong>alpha</strong>: Domanda semplice, risposta difficile.</p>
<p><strong>beta</strong>: Leggi.</p>
<p><strong>alpha</strong>: &#8220;Am&#8221;, forse <em>amore</em>,  &#8220;ics cappa e&#8221;, che credo stia per <em>perché</em>, &#8220;ennenne&#8221;, che immagino significhi <em>non</em>, &#8220;cappa iami&#8221;, che forse sta per <em>chiami</em>, punto interrogativo. &#8220;Esse enne&#8221;, che significherà <em>sono</em>, 7 &#8220;gi gi&#8221;, che sta per <em>giorni</em>, &#8220;cappa e&#8221;, <em>che</em>, &#8220;ennenne&#8221;, <em>non</em>, ti &#8220;esse enne ti&#8221; <em>ti sento</em>, punto esclamativo. &#8220;Dom&#8221;, che vorrà dire <em>domani</em> oppure <em>domenica</em>, immagino a discrezione del lettore, &#8220;ci sei?&#8221;, che mi ricorda tanto una partita a battaglia navale.</p>
<p><strong>beta</strong>: &#8220;Am xke nn kiami? sn 7 gg ke nn ti snt! Dom c6?&#8221; O, in italiano: &#8220;Amore perché non chiami? Sono sette giorni che non ti sento! Domani/domenica ci sei?&#8221;</p>
<p><strong>alpha</strong>: Esatto.</p>
<p><strong>beta</strong>: Ma tua moglie lo sa, che ti sei fatto l&#8217;amante adolescente?</p>
<p><strong>alpha</strong>: Non essere ridicolo: avrà sbagliato numero.</p>
<p><strong>beta</strong>: Non è granché come scusa, ma fingerò di crederti.</p>
<p><strong>alpha</strong>: Mi ci vedi insieme a un&#8217;analfabeta?</p>
<p><strong>beta</strong>: Perché analfabeta?</p>
<p><strong>alpha</strong>: Come altro vuoi chiamare una che scrive xke nn eccetera?</p>
<p><strong>beta</strong>: Una persona che utilizza un diverso sistema di scrittura, probabilmente più adatto al mezzo della normale scrittura. Ti concedo il termine analfabeta solo se questa persona scrivesse &#8220;xke&#8221; invece di &#8220;perché&#8221; anche in una richiesta di grazia al Presidente della Repubblica.</p>
<p><strong>alpha</strong>: Andiamo, scrivere così è contronatura! Non c&#8217;è alcuna relazione la scrittura e la parola!</p>
<p><strong>beta</strong>: Uhm&#8230; Leggi qui.</p>
<blockquote><p>avoi mesere Rugieri debangnuolo <span style="text-decoration: underline;">p</span> la graçia didio 7 di d<span style="text-decoration: overline;">no</span> Re currado capitano del comune di siena tuto arigo acatapane uisimaracomando.</p></blockquote>
<p><strong>alpha</strong>: Non si capisce niente.</p>
<p><strong>beta</strong>: Eppure così scrisse, nel 1253, Arrigo Accattapane a Ruggieri di Bagnuolo<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/esse-emme-esse/#footnote_0_1263" id="identifier_0_1263" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="tratta da Luca Serianni, Prima lezione di grammatica, Laterza, 2006, p. 103">1</a></sup></p>
<p><strong>alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>beta</strong>: E dire che ai tempi non c&#8217;erano i cellulari.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1263" class="footnote">tratta da Luca Serianni, <em>Prima lezione di grammatica</em>, Laterza, 2006, p. 103</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=1263&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/esse-emme-esse/' addthis:title='esse emme esse' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Immortalità</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/immortalita/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2007 22:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Boffi]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Allen]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel leggere questa intervista a Laura Boffi sull&#8217;immortalità e la possibilità di registrare tutta l&#8217;esperienza di un individuo, non posso fare a meno di pensare a Woody Allen: Non voglio raggiungere l&#8217;immortalità con le mie opere. Voglio raggiungerla non morendo. Immortalità a parte, l&#8217;idea di ricorrere a dei sensori microscopici, la smart dust, per registrare [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/immortalita/' addthis:title='Immortalità' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel leggere questa <a href="http://futuroprossimo.blogosfere.it/2007/06/laura-boffi.html" title="Laura Boffi: Vi renderò immortali - Futuro prossimo">intervista a Laura Boffi</a> sull&#8217;immortalità e la possibilità di registrare tutta l&#8217;esperienza di un individuo, non posso fare a meno di pensare a Woody Allen:</p>
<blockquote><p>Non voglio raggiungere l&#8217;immortalità con le mie opere. Voglio raggiungerla non morendo.</p></blockquote>
<p>Immortalità a parte, l&#8217;idea di ricorrere a dei sensori microscopici, la smart dust, per registrare informazioni sulle nostre esperienze e sensazioni è molto interessante, e non solo per studiare strani marchingegni in grado di aiutare l&#8217;elaborazione del lutto, come il &#8220;cerotto celeste&#8221; (nell&#8217;intervista si spiega bene che cosa sia questa sorta di rosario tecnologico).<span id="more-782"></span><br />
L&#8217;idea è talmente interessante da meritare alcune piccole riflessioni, poco importa quanto realistiche esse siano.</p>
<p>Difficile le informazioni registrare dai sensori siano accessibili solamente dopo la morte del soggetto.<br />
Grazie a questi sensori, la mente diventerebbe <em>davvero</em> una iscrizione: come tutte le iscrizioni, accessibile, almeno virtualmente, a tutti.</p>
<p>Un simile strumento sarebbe molto utile, ad esempio, nei processi: niente più umilianti e dolorose testimonianze delle vittime di violenze: si ha la registrazione, oggettiva e accessibile, degli eventi, senza le spesso inevitabili inesattezze e omissioni.</p>
<p>Molta burocrazia sparirebbe. Che senso avrebbe, ad esempio, scrivere un testamento? Basta dire, magari anche solo pensare, a chi si vogliono lasciare i propri averi, e il gioco è fatto: quella informazione è memorizzata, registrata nei sensori, a disposizione di tutti.</p>
<p>Gli uomini sprovvisti di questi sensori diventerebbero dei paria. La loro vita sarebbe priva di valore sociale: le loro azioni, i loro pensieri non lascerebbero nessuna traccia accessibile.</p>
<p>Sarebbe possibile rubare <em>completamente</em> l&#8217;identità di una persona. Una volta impadronitisi delle informazioni registrate dai sensori, sarebbe semplice sostituire questa persona in praticamente tutti gli aspetti della sua vita.<br />
Nei fumetti c&#8217;è sempre una domanda trabocchetto che permette di smascherare l&#8217;impostore: con i sensori microscopici è possibile fornire <em>sempre</em> la risposta corretta.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=782&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/immortalita/' addthis:title='Immortalità' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Analfabetismo di ritorno</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2007 07:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Analfabetismo]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Ferraris]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Maurizio Ferraris ha ragione: stiamo assistendo a una esplosione della scrittura. Il telefono, strumento di comunicazione orale, è diventato telefonino, ossia una macchina da scrivere. I giornali tradizionali, se spariranno, non sarà a causa della televisione, ma di internet e della cosiddetta Free Press, i giornali leggeri e gratuiti da leggere in metropolitana, cioè da [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/analfabetismo-di-ritorno/' addthis:title='Analfabetismo di ritorno' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sanspapier.spazioblog.it/" title="Blog di Maurizio Ferraris - Sans Papier. Ontologia dell'attualità">Maurizio Ferraris</a> ha ragione: stiamo assistendo a una <em>esplosione della scrittura</em>.<br />
Il telefono, strumento di comunicazione orale, è diventato telefonino, ossia una macchina da scrivere. I giornali tradizionali, se spariranno, non sarà a causa della televisione,  ma di internet e della cosiddetta Free Press, i giornali leggeri e gratuiti da leggere in metropolitana, cioè da altra scrittura. Internet è piena di scrittura, di testi scritti, di archivi; persino i filmati e le musiche sono circondati da testi.<br />
Tutti scrivono. Tutti sono scrittori</p>
<p>Il problema è trovare i lettori.<span id="more-718"></span><br />
<a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/sans_papier.jpg" rel="lightbox[pics-1178781967]" title="Maurizio Ferraris, Sans Papier"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/sans_papier.jpg" title="Maurizio Ferraris, Sans Papier" alt="Maurizio Ferraris, Sans Papier" class="imageframe imgalignleft" align="right" height="324" width="202" /></a> Quanti sono i lettori? Quante persone leggono per intero quanto un altro ha scritto? Tutti i testi pubblicati sui blog hanno i loro lettori? Anche i testi più lunghi e noiosi hanno almeno un lettore che, con pazienza, si legge tutto dall&#8217;inizio alla fine? Gli articoli su quotidiani e riviste? Gli articoli scientifici vengono letti per intero, o ci si accontenta dell&#8217;<em>abstract</em> e si segnano (cioè si scrivono) da qualche parte gli argomenti?<br />
Secondo Ferraris il lettore non è un problema: i testi sono essenzialmente registrazioni, non comunicazioni, e se una comunicazione richiede un destinatario più o meno specifico ma comunque attuale, una registrazione funziona benissimo anche con un lettore virtuale e indefinito: la registrazione è lì, prima o poi qualcuno la leggerà.<br />
Virtuale e indefinito, ma pur sempre un lettore: se <em>nessuno</em> legge anche gli archivi non funzionano (e su questo ha ragione Platone, da Ferraris tanto bistrattato).</p>
<p>Un piccolo esempio che riguarda proprio una registrazione tanto cara a Ferraris. Sui moduli per scegliere la destinazione del proprio TFR è scritto, proprio sotto lo spazio per la firma:</p>
<blockquote><p>Una copia del presente modulo è controfirmata dal datore di lavoro e rilasciata al lavoratore per ricevuta.</p></blockquote>
<p>Nessuno aveva notato questa scritta. Nessuno dei miei colleghi (almeno della decina che ha già consegnato il modulo) e, soprattutto, non l&#8217;aveva notata neppure la persona che si occupa della gestione del personale.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=718&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/analfabetismo-di-ritorno/' addthis:title='Analfabetismo di ritorno' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Alfabeti e analfabeti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2006 12:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[Analfabetismo]]></category>
		<category><![CDATA[Kenwood]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Sony]]></category>

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		<description><![CDATA[Come siano andate di preciso le cose, nessuno lo sa. Sta di fatto che ad un certo punto, l&#8217;uomo iniziò a parlare, ad emettere suoni articolati che altri uomini, udendoli, possono comprendere. L&#8217;uomo iniziò anche a tracciare dei segni grafici che altri uomini, vedendoli, possono comprendere: un segno per uomo, uno per casa e così [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/alfabeti-e-analfabeti/' addthis:title='Alfabeti e analfabeti' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come siano andate di preciso le cose, nessuno lo sa. Sta di fatto che ad un certo punto, l&#8217;uomo iniziò a parlare, ad emettere suoni articolati che altri uomini, udendoli, possono comprendere. L&#8217;uomo iniziò anche a tracciare dei segni grafici che altri uomini, vedendoli, possono comprendere: un segno per uomo, uno per casa e così via.<br />
Infine, molto tempo dopo, l&#8217;uomo associò i suoni ai segni grafici: per scrivere casa non si deve più tracciare un simbolo che significa casa, ma un insieme di segni che stanno per il suono delle parola pronunciata. Se prima ad ogni segno corrispondeva un <em>concetto</em>, adesso vi corrisponde un <em>suono</em>.<br />
Due recenti campagne pubblicitarie mostrano i limiti di quella straordinaria invenzione che è l&#8217;alfabeto.<span id="more-414"></span></p>
<p><img width="264" height="51" align="right" style="padding: 0.5em" title="Sony Alpha" id="image416" alt="Sony Alpha" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/sony_alpha.jpg" />La prima riguarda le nuove macchine fotografiche digitali della <a title="Sony alpha" href="http://www.sony.it/staticcontent/flashprojects/dime/alpha_microsite/index.html?xmlFile=/res/xml/xmlfile/04/1149156981304.xml&#038;bandwidth=high">sony</a>, che ha introdotto il marchio o, come si dice adesso, il sub-brand α. Nei manifesti pubblicitari e nei <a title="Sony PR" href="http://www.sony.it/view/View.action?section=it_IT_Press&#038;pressrelease=1149156989368&#038;site=odw_it_IT&#038;page=PressReleaseDetail">comunicati stampa</a> si specifica che il simbolo α equivale ad &#8220;alfa&#8221; (a volte, invece, scrivono &#8220;alpha&#8221;).<br />
L&#8217;alfabeto è una ottima idea se tutti sanno leggere, e il confine tra capacità e incapacità di leggere cambia con il tempo: qualche anno fa <em>nessuno</em> si sarebbe sentito in dovere di precisare la pronuncia di α, o trattare la prima lettera dell&#8217;alfabeto greco come un simbolo qualsiasi.<br />
<img width="196" height="194" align="left" title="Dip Parpol" id="image415" alt="Dip Parpol" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/tshirt_deeppurple.jpg" />Le seconda campagna pubblicitaria è della <a title="Kenwood: il suono è tutto" href="http://www.kenwood.it/home.php?section=fun&#038;page=fun_gadget">Kenwood</a>: il suono è tutto. L&#8217;idea, molto simpatica, è di traslitterare i nomi di popolari cantanti e gruppi musicali: così i Deep Purple diventano Dip Parpol e i Dire Straits diventano Daiar Straits, per non parlare dei De Bitols.<br />
Scrivere invece di parlare, lasciare segni invece di emettere suoni, è una ottima idea, però se quelli che scrivono usano abbinamenti diversi tra segni e fonemi, alla fine hanno ragione i pubblicitari: quello che conta è il suono.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=414&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/alfabeti-e-analfabeti/' addthis:title='Alfabeti e analfabeti' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intelligenza è piatta</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Aug 2006 20:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Giorello]]></category>
		<category><![CDATA[Ignoranza]]></category>
		<category><![CDATA[Mappe]]></category>
		<category><![CDATA[Relativismo]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Jefferson]]></category>
		<category><![CDATA[Timothy Taylor]]></category>

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		<description><![CDATA[Carte geografiche come la mappa mundi erano ben note a Cristoforo Colombo. Egli non credeva alla loro geometria, basata sull&#8217;idea di una terra piatta, tuttavia prese accuratamente nota della loro geografia sociale […]. Così Timothy Taylor, archeologo, in Come l&#8217;uomo inventò la morte (The Buried Soul) a pagina 70 della traduzione italiana (Newton Compton, 2006). [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lintelligenza-e-piatta/' addthis:title='L&#8217;intelligenza è piatta' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Carte geografiche come la <em>mappa mundi</em> erano ben note a Cristoforo Colombo. Egli non credeva alla loro geometria, basata sull&#8217;idea di una terra piatta, tuttavia prese accuratamente nota della loro geografia sociale […].</p></blockquote>
<p>Così Timothy Taylor, archeologo, in <em>Come l&#8217;uomo inventò la morte</em> (<em>The Buried Soul</em>) a pagina 70 della traduzione italiana (Newton Compton, 2006).</p>
<p>Questo invece è Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, citato in <em>Di nessuna chiesa</em> di Giulio Giorello (Raffaello Cortina Editore, 2006) a pagina 52:</p>
<blockquote><p>Galileo fu sottoposto all&#8217;Inquisizione per aver sostenuto che la Terra era una sfera: l&#8217;autorità politica del suo tempo aveva dichiarato che essa doveva essere piatta come un tagliere, e Galileo fu costretto all&#8217;abiura.</p></blockquote>
<p>La terra non è piatta: questa semplice e banale verità era ben conosciuta già dagli antichi greci, e anche nel medioevo si aveva ben presente la sfericità del pianeta, tanto che Dante, nella <em>Commedia</em>, descrive una terra rotonda.<span id="more-386"></span><br />
<img align="right" title="Una mappa moderna e una antica" id="image387" alt="Una mappa moderna e una antica" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mappe.jpg" /> Taylor solleva il problema delle mappe antiche che rappresentano una terra piatta. Giusta osservazione, peccato che le <em>tutte</em> le mappe, moderne e antiche, siano piatte in quanto disegnate su un foglio. A voler seguire Taylor, bisognerebbe concludere che per i cartografi contemporanei la terra è piatta e quadrata, mentre gli antichi, almeno, la credevano circolare.</p>
<p>Rimane il mistero di come due persone intelligenti come Taylor e Jefferson possano commettere un errore così banale (nel caso di Taylor il discorso va esteso anche agli editor). Evidentemente tutti si possono sbagliare, per quanto esperta ed affidabile una persona possa essere considerata.<br />
D&#8217;altra parte, se chiunque può sbagliarsi, chiunque può avere ragione, correggere un errore o aiutare a migliorare una teoria corretta, il che è una dimostrazione della tesi di fondo del libro di Giorello: le superstizioni sono ovunque, il fallibilismo è una realtà e il relativismo, nell&#8217;accezione di Giorello, è una necessità.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=386&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lintelligenza-e-piatta/' addthis:title='L&#8217;intelligenza è piatta' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una immagine curiosa</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jul 2006 21:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rito]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché scrivere sui missili? Perché dare a dei bambini dei penarelli con i quali scrivere sulle bombe che, presumibilmente, verranno presto lanciate sul territorio libanese? Un testo scritto, ingenuamente, è un messaggio che qualcuno invia a quacun altro. Ma che razza di messaggio è quello affidato ad una bomba? Nessuno potrà mai leggere il testo, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/una-immagine-curiosa/' addthis:title='Una immagine curiosa' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><img width="250" height="173" style="padding: 0.5em" alt="Dedica Missili Israele Libano" id="image350" title="Dedica Missili Israele Libano" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Dedica_Missili.jpg" /></div>
<p>Perché scrivere sui missili? Perché dare a dei bambini dei penarelli con i quali scrivere sulle bombe che, presumibilmente, verranno presto lanciate sul territorio libanese?</p>
<p>Un testo scritto, ingenuamente, è un <em>messaggio</em> che qualcuno invia a quacun altro. Ma che razza di messaggio è quello affidato ad una bomba? Nessuno potrà mai leggere il testo, dal momento che le bombe hanno la insana tendenza ad esplodere.<br />
Un testo può anche essere una <em>registrazione</em>, una informazione che tutti o quasi sanno ma che è utile registrare per usi futuri. Ma anche in questo caso, e per gli stessi motivi di prima, una bomba non è il supporto adatto.</p>
<p>Se non è un messaggio e neppure una registrazione, cosa sono quelle scritte?<br />
Forse sono un rito: una cerimonia sociale ed identitaria.<br />
Viene in mente un&#8217;altra immagine, da lasciare priva di commenti.</p>
<div style="text-align: center"><img width="250" height="200" style="padding: 0.5em" alt="Stanley Kurick: Dottor Stranamore" id="image351" title="Stanley Kurick: Dottor Stranamore" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Dottor_Stranamore.jpg" /></div>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=352&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/una-immagine-curiosa/' addthis:title='Una immagine curiosa' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Lettere e letture</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/lettere-e-letture/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jun 2006 05:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[È un fenomeno abbastanza noto, eppure non cessa mai di stupire: quando si legge un testo, l&#8217;occhio guarda soltanto una parte delle lettere e delle parole. Il resto viene ricostruito: leggere una parola significa più che altro dedurla. Il sistema funziona egregiamente: la lettura è veloce ed affidabile. Per rendersene conto è sufficiente confrontare la [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lettere-e-letture/' addthis:title='Lettere e letture' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un fenomeno abbastanza noto, eppure non cessa mai di stupire: quando si legge un testo, l&#8217;occhio guarda soltanto una parte delle lettere e delle parole. Il resto viene ricostruito: leggere una parola significa più che altro dedurla.<br />
Il sistema funziona egregiamente: la lettura è veloce ed affidabile. Per rendersene conto è sufficiente confrontare la lettura, magari a voce alta, di un testo in una lingua conosciuta con uno in una lingua sconosciuta o, ancora meglio, con parole perfettamente leggibili ma prive di senso: sutialva anetrosi onciltovi sganfolinto labufatriacce tomsiunga.<span id="more-272"></span><br />
Un altro vantaggio è la tolleranza ai refusi: nonostante gli errori, questo testo (tratto da <a title="Quanto sei dislessico?" href="http://curculione.spaces.msn.com/blog/cns!D7EDC552ABCD2369!512.entry?_c11_blogpart_blogpart=blogview&#038;_c=blogpart#permalink">E ora qualcosa di completamente diverso</a>) è forse più leggibile delle parole prive di senso citate prima:</p>
<blockquote><p>Smpere croa im uf qetsuo emro clole,<br />
e qtuesa seiep, ceh ad tnata ptrae<br />
dlle&#8217;utlmio orzioznte li garduo eclusde.</p></blockquote>
<p>Il meccanismo presenta purtroppo alcuni svantaggi, riassunti con efficacia da una celebre battuta di Woody Allen: &#8220;Dopo aver frequentato un corso di lettura veloce, ho letto <em>Guerra e pace</em> in otto minuti. Parlava della Russia&#8221;.<br />
Anche senza raggiungere simili livelli, può accadere che i non appassionati di ontologia leggano <em>merceologia</em> invece di <em>mereologia</em>, confondendo un testo di filosofia con uno di economia.</p>
<p>Un altro curioso effetto è la lettura di testi speculari. Solitamente non presenta particolari difficoltà: le lettere vengono riconosciute, anche se la loro forma è invertita: la lettera t rimane uguale, pur essendo diversa.<br />
Tuttavia le lettere simmetriche (come la i oppure la v) assumono uno strano aspetto, mentre b si trasforma in d e viceversa.</p>
<p>Fenomeni curiosi: piccoli indizi su quanto sia facile perdersi in un bicchier d&#8217;acqua.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=272&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lettere-e-letture/' addthis:title='Lettere e letture' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Citare a memoria</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/citare-a-memoria/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 22:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Derrida]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Ferraris]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Jackie Derrida. Ritratto a memoria è un interessante libro di Maurizio Ferraris che raccoglie diversi scritti sul filosofo francese. Il primo di questi testi, intitolato Scripta manent, è stato originariamente pubblicato su «Il Sole 24 Ore» del 10 ottobre 2004, giorno dopo la morte di Derrida. Ferraris citava una intervista che Derrida aveva concesso durante [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/citare-a-memoria/' addthis:title='Citare a memoria' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Jackie Derrida. Ritratto a memoria</em> è un interessante libro di Maurizio Ferraris che raccoglie diversi scritti sul filosofo francese.<br />
Il primo di questi testi, intitolato <em>Scripta manent</em>, è stato originariamente pubblicato su «Il Sole 24 Ore» del 10 ottobre 2004, giorno dopo la morte di Derrida.</p>
<p>Ferraris citava una intervista che Derrida aveva concesso durante un convegno in suo onore a Rio de Janeiro. In realtà l&#8217;intervista era avvenuta a Parigi, subito prima della partenza per Rio.<br />
Una piccola imprecisione dovuta alla fretta, che Ferraris volutamente lascia segnalando in nota l&#8217;errore. È interessante come introduce e di fatto spiega l&#8217;errore: <em>Citavo a memoria; in realtà…</em></p>
<p>Ecco, Ferraris citava a memoria, non si era documentato, non aveva controllato, non aveva <em>letto</em> le fonti prima di <em>scrivere</em>. E da questo suo non leggere è seguita una cosa non vera, non reale, perché <em>in realtà</em> Derrida non era stato intervistato a Rio.<br />
La memoria non è affidabile, lo scritto, la traccia sì. Scripta manent, certamente, ma anche e soprattutto in scripta veritas, nello scritto c&#8217;è la verità.</p>
<p>Quanta filosofia in una piccola nota a piè di pagina!</p>
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		<title>Il declino dell&#8217;occidente</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2006 12:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi filosofici]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Caffé filosofico, un tempo ritrovo affollato, Simplicio beve una tazza di té e legge alcune carte quando arriva Benedetto, suo caro amico. Benedetto: Buongiorno, caro Simplicio. Ti dedichi alle sudate carte, vedo. Simplicio: Definirle sudate è forse eccessivo, ma sono comunque faticose. Sono gli indici di una rivista, Il tramonto dell&#8217;Occidente. Il direttore ha [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/il-declino-delloccidente/' addthis:title='Il declino dell&#8217;occidente' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al <em>Caffé filosofico</em>, un tempo ritrovo affollato, Simplicio beve una tazza di té e legge alcune carte quando arriva Benedetto, suo caro amico.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Buongiorno, caro Simplicio. Ti dedichi alle sudate carte, vedo.<br />
Simplicio: Definirle sudate è forse eccessivo, ma sono comunque faticose. Sono gli indici di una rivista, <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente</em>. Il direttore ha deciso che tutto l&#8217;archivio deve essere reso accessibile su web entro un anno. Il tempo non è molto, e devo ancora identificare categorie e parole chiave per la catalogazione degli articoli.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente</em>? Che titolo curioso.<span id="more-296"></span></p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Come è scritto in copertina, si tratta di <em>una rivista sui valori forti della cultura occidentale, per superare le crisi interne ed esterne</em>.<br />
Potresti inviare qualche tuo scritto, sono sicuro che il direttore sarebbe molto interessato alle tue teorie sul legame necessario tra conservatorismo e concezione occidentale della temporalità, per non parlare delle analisi sulla liberalità dello stato etico e la laicità episcopale.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Le mie analisi non sono semplicemente interessanti: sono vere. Ed è anche per questo che non ho alcuna intenzione di scrivere per una rivista che rende disponibile il proprio archivio su internet.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Come mai questo rifiuto? Ti assicuro che <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente</em> è una rivista molto seria!</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Non metto in dubbio la serietà della rivista. Il problema è internet: non voglio che il mio nome o dei miei scritti finiscano su internet.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Temo che, prima o poi, dovrai rassegnarti. Una email, un commento ad un articolo, la graduatoria di un concorso, un curriculum vitae: prima o poi anche il tuo nome finirà sul web.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Caro Simplicio, in realtà non è così difficile sparire, o meglio non apparire, nel mondo virtuale.<br />
Basta avere un indirizzo di posta elettronica anonimo: il mio, ad esempio, è un numero: 275498. Non firmo mai con nome e cognome, e cerco di non scrivere mai nulla di personale. Quando proprio non posso fare a meno di comunicare i miei dati o le mie idee, trasformo il testo in una immagine: per gli esseri umani non ci sono differenze, ma così il testo non viene riconosciuto dai computer. Non sono abbonato a nessuna rivista, non faccio acquisti online. Ovviamente, tutto quello che scrivo a computer viene cancellato una volta stampato.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Le tue strategie sono notevoli, caro Benedetto. Quello che non capisco è lo scopo: per quale motivo vuoi evitare che una persona, cercando informazioni sui temi che più ti stanno a cuore, scopra la tua esistenza e conoscere le tue interessanti idee. Con noi ne discuti spesso e volentieri, qui al <em>Caffé filosofico</em>.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Come ti ho già detto, le mie idee non sono interessanti: sono vere. Ed è appunto questo, il problema, e sono sorpreso che tu non lo comprenda.<br />
La verità esige rispetto, caro Simplicio. E rispettare la verità significa selezionare gli ascoltatori. Non posso divulgare il mio pensiero a chiunque, perché in molti non capirebbero, e la loro incomprensione sarebbe un oltraggio alla verità. Solo nel dialogo la verità si può manifestare, solo nel dialogo tra persone intelligenti.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Hai quindi paura dell&#8217;incomprensione delle persone.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Non solo, mio caro Simplicio, non è soltanto la incomprensione a spaventarmi. In ogni epoca, la maggior parte delle persone è sempre stata indegna di ascoltare la verità. Sono sempre stati in pochi a poter comprendere.<br />
Quello che mi spaventa è che questi pochi, oggi, sono anche loro condannati all&#8217;ignoranza.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Descrivi tempi bui, caro Benedetto. Dimmi, che cosa impedisce la scoperta della verità, ai pochi in grado di comprendere?</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Internet. Internet è la causa di tutti i mali: i testi non sono più letti e catalogati dall&#8217;uomo. Internet è conoscenza senza uomo.<br />
Collegati ad un motore di ricerca, e chiediti: dov&#8217;è l&#8217;uomo?</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Dov&#8217;è l&#8217;uomo? Beh, il motore di ricerca fornisce un elenco di siti internet, e questi siti sono scritti da qualcuno!</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Caro Simplicio, non devi fermarti all&#8217;apparenza. Vi è, all&#8217;origine, un autore, un uomo che scrive. Ma poi il testo non dipende più da questo autore. Viene letto, digerito, riassunto, collegato, smembrato da internet, dai motori di ricerca, dagli aggregatori.<br />
È la fine: l&#8217;uomo non è più padrone della conoscenza, ma suo schiavo.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> E la verità?</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> La verità, purtroppo, scompare. Solo l&#8217;uomo è in grado di riconoscerla e di custodirla: l&#8217;uomo, non le macchine, che la ignorano e la uccidono.<br />
Ecco il destino al quale l&#8217;uomo va incontro: invece di ascoltare la verità, invece di ascoltare me, si perde dietro internet, dietro la falsa conoscenza dei testi che vivono di vita propria.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Un vero dramma.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Già, un dramma che purtroppo non è arrestabile. È il declino della civiltà occidentale, mio caro Simplicio, la fine di quel poco di buono che c&#8217;è su questo pianeta.<br />
È triste pensare che saremo proprio a noi ad assistere alla fine: saremo noi a pagare gli errori dei nostri antenati.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> I nostri antenati? L&#8217;errore ha dunque origini così remote?</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Certamente. L&#8217;errore che ha condannato la civiltà occidentale ad una lenta ma inesorabile fine è stato commesso molto generazioni fa.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Maestro, continui: quale è stato questo errore?</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Pensavo fosse chiaro: la scrittura alfabetica. Senza questo terribile strumento, la scrittura sarebbe ancora un privilegio per pochi, come la conversazione tra persone intelligenti.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> La civiltà occidentale è quindi destinata a scomparire, a soccombere?<br />
<strong>Benedetto:</strong> Purtroppo sì. C&#8217;è una unica, remota speranza, per la nostra civiltà: che il mondo torni ad essere popolato da analfabeti.</p>
<p><strong>Simplicio:</strong> Ma questo è impossibile, maestro.</p>
<p><strong>Benedetto:</strong> Non disperare, caro Simplicio, non disperare. Ti consiglio di passare davanti ad una scuola, oppure di leggere i progetti di riforma scolastica: capiresti che, forse, non tutto è perduto.</p>
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		<title>Dire la verità</title>
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		<pubDate>Wed, 17 May 2006 22:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[Menzogna]]></category>
		<category><![CDATA[Ontologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicare significa condividere informazioni, legare o costruire insieme conoscenze. Questa bellissima attività, alla quale l&#8217;uomo dedica una buona parte della propria esistenza, avviene esclusivamente attraverso il linguaggio. È tuttavia un errore concludere che il linguaggio serva principalmente o esclusivamente per comunicare, sono molti i fenomeni linguistici poco o per nulla comunicativi: per dirla in poche [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dire-la-verita/' addthis:title='Dire la verità' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunicare significa condividere informazioni, legare o costruire insieme conoscenze.<br />
Questa bellissima attività, alla quale l&#8217;uomo dedica una buona parte della propria esistenza, avviene esclusivamente attraverso il linguaggio. È tuttavia un errore concludere che il linguaggio serva principalmente o esclusivamente per comunicare, sono molti i fenomeni linguistici poco o per nulla comunicativi: per dirla in poche parole, dal momento che non solo i matti parlano da soli, il linguaggio non serve solo a comunicare.</p>
<p>Se la sua funzione essenziale non è comunicare, a cosa serve il linguaggio?<br />
Una prima e poco soddisfacente risposta è: non serve a nulla, non ha uno scopo preciso. Si tratta semplicemente di un accidente, è il frutto del caso o dell&#8217;evoluzione: le ciliegie sono rosse, i cani scodinzolano e l&#8217;uomo parla.<span id="more-294"></span><br />
Questa affermazione non è ovviamente una risposta: per esserlo, si dovrebbe prima dimostrare che le ciliegie potrebbero essere azzurre, i cani non avere la coda e l&#8217;uomo non parlare.</p>
<p>Il linguaggio, come ricorda <a title="L'estinto: Ontologia in movimento" href="/articoli/ontologia-in-movimento/">Maurizio Ferraris</a>, è uno strumento di <a title="L'estinto: Scrivere per scrivere" href="/articoli/scrivere-per-scrivere/">registrazione</a> e quindi un potente mezzo di <a title="L'estinto: Testualismo debole" href="/articoli/testualismo-debole/">costruzione</a> della realtà sociale. Ma Ferraris pensa soprattutto alla scrittura, non al linguaggio orale. E prima ancora della dimensione sociale, è da costruire quella individuale. Forse la funzione principale del linguaggio è la costruzione dell&#8217;uomo?</p>
<p>Raffaele Ventura <a title="ESC: mento dunque sono" href="http://www.eschaton.it/blog/?p=277">propone</a> una tesi molto interessante: il linguaggio serve a mentire, è un ottimo strumento per raccontare cose non vere, mentre è poco o per nulla adatto a raccontare la verità.<br />
Una menzogna è diversa dall&#8217;errore: il bugiardo sa di mentire, di raccontare cose non vere, mentre l&#8217;ignaro semplicemente si sbaglia, racconta il falso credendolo vero. Se la funzione principale del linguaggio è mentire, dovrebbe essere palese la sua falsità. Eppure non è così.</p>
<p>A cosa serve il linguaggio? A registrare? A costruire? A mentire? Oppure non serve a nulla, e la domanda è solo un abbaglio?<br />
Il linguaggio nasce dall&#8217;attesa: quando la reazione non è più immediata, si ha il linguaggio. Quando il grido di dolore e il dolore che l&#8217;ha causato cessano di essere concomitanti, allora vi è linguaggio, e il grido non è più espressione, ma racconto.<br />
Forse, banalmente, il linguaggio serve a <em>raccontare</em>. Il linguaggio permette di costruire racconti che non servono a nulla, che vengono registrati, sui quali è possibile costruire identità personali e collettive (i curricola non sono altro che racconti), storie che permettono anche di mentire e, a volte, di osservare la falsità di tutti i racconti.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=294&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dire-la-verita/' addthis:title='Dire la verità' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Lettere sulla sabbia</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 22:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[In una comunicazione, così insegnano i manuali, è possibile identificare alcune componenti, generalmente l&#8217;emittente, il ricevente, il codice, il canale e, infine, il contenuto. Emittente e ricevente non sono concetti problematici: il primo è la fonte del messaggio, l&#8217;autore, lo scrittore mentre il secondo è il destinatario, il lettore, l&#8217;ascoltatore. Con codice si intende un [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lettere-sulla-sabbia/' addthis:title='Lettere sulla sabbia' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una comunicazione, così insegnano i manuali, è possibile identificare alcune componenti, generalmente l&#8217;<em>emittente</em>, il <em>ricevente</em>, il <em>codice</em>, il <em>canale</em> e, infine, il <em>contenuto</em>.<br />
Emittente e ricevente non sono concetti problematici: il primo è la fonte del messaggio, l&#8217;autore, lo scrittore mentre il secondo è il destinatario, il lettore, l&#8217;ascoltatore. Con codice si intende un insieme di simboli e di regole per la loro manipolazione, ad esempio l&#8217;alfabeto latino e la grammatica italiana: anche qui nulla di complicato, almeno apparentemente. Il canale è invece il mezzo fisico grazie al quale ha luogo la comunicazione: l&#8217;aria, nel caso due persone si parlino, carta e inchiostro nel caso di scrivano, bit nel caso si spediscano email. Il contenuto è, infine, l&#8217;oggetto della comunicazione.<span id="more-197"></span></p>
<p>Sembrerebbe che questi elementi siano presenti in ogni atto comunicativo, ossia che ogni comunicazione abbia necessariamente un emittente, un ricevente, un codice, un canale ed un contenuto. Magari vi sono problemi ad identificare uno di questi elementi: non si conosce l&#8217;autore di una lettera anonima, ma si sa che qualcuno l&#8217;ha scritta; chi ha inserito un messaggio in una bottiglia e l&#8217;ha affidata al mare, ha scritto il messaggio senza sapere chi avrà occasione di leggerlo, ma comunque ha scritto un messaggio pensando e sperando ad un lettore; un messaggio può essere incomprensibile perché non ne conosciamo la lingua o non ne comprendiamo il contenuto, e tuttavia il messaggio è stato sicuramente scritto in una qualche lingua ed è sicuramente dotato di un qualche significato.</p>
<p>I resti fossili di creature estinte da tempo non costituiscono certo una comunicazione. Ma le orme sulla sabbia sono un messaggio che qualcuno ci ha lasciato, oppure, come i fossili, sono semplicemente una traccia, un segno che può essere letto ed interpretato, ma comunque non costituiscono un messaggio? Chi è l&#8217;emittente, e quale è il codice, in questi casi?<br />
La cosiddetta comunicazione non verbale, i cui segni sono sguardi, movimenti e posture, è vera comunicazione?<br />
Quale è il contenuto di un messaggio pubblicitario? Non le caratteristiche del prodotto, dal momento che quest&#8217;ultimo viene sempre meno descritto. E il contenuto non è neppure l&#8217;invito all&#8217;acquisto: quello è lo scopo del messaggio, non il suo contenuto (sarebbe come affermare che il contenuto di una commedia è: <em>Ridete!</em>).<br />
Quale destinatario ha un diario privato, custodito gelosamente? Un&#8217;opera d&#8217;arte è una comunicazione? Se sì, con quali codici e canali?<br />
Ecco che la comunicazione si rivela problematica, nebulosa, sfocata. Ed ecco che, a cercare di catturarne l&#8217;essenza, ci si sente un po&#8217; ossessionati dalla comunicazione, incapaci di comprendere quanto il fenomeno sia, in realtà, raro.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=197&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/lettere-sulla-sabbia/' addthis:title='Lettere sulla sabbia' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Civiltà della carta</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 19:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Difficile dire con esattezza che cosa, della nostra strana civiltà occidentale di inizio millennio, colpirà un eventuale storico di una altrettanto eventuale civiltà futura. Forse il futuro studioso del proprio passato, ossia il nostro presente, sarà stupito dalla quantità di informazioni che avrà a sua disposizione. Se i suoi colleghi storici hanno il problema di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/civilta-della-carta/' addthis:title='Civiltà della carta' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile dire con esattezza che cosa, della nostra strana civiltà occidentale di inizio millennio, colpirà un eventuale storico di una altrettanto eventuale civiltà futura.<br />
Forse il futuro studioso del proprio passato, ossia il nostro presente, sarà stupito dalla <em>quantità di informazioni</em> che avrà a sua disposizione. Se i suoi colleghi storici hanno il problema di <em>cercare</em> informazioni, lo studioso di questo scorcio di inizio millennio avrà il problema di <em>selezionare</em>.<span id="more-170"></span> Produciamo una quantità immensa di informazioni: questo sito ha oramai superato da un po&#8217; quota cento testi pubblicati, senza contare i commenti e, soprattutto, senza contare i milioni di altri siti uguali e più estesi che popolano la grande rete.<br />
Sarà difficile, per il nostro storico, districarsi in questa marea di informazione, e forse guarderà con invidia i suoi colleghi, per i quali la scoperta di una nuove fonte è una notizia da festeggiare.<br />
Ma forse ciò che il nostro storico non riuscirà proprio a spiegarsi non saranno le informazioni digitali, bensì quelle cartacee. A stupirlo non sarà la mole di software, bensì quella di hardware. Carta: fotocopie, certificati, appunti, pubblicità, contratti, assegni, bugiardini, opuscoli, buoni sconto, estratti conto, cartoline, biglietti di auguri, giornali, riviste, libri, scontrini. Si chiederà sconsolato: com&#8217;è possibile che una civiltà in grado di inventare i computer, internet e i telefonini, usi ancora, anni dopo queste invenzioni, fotocopiare i documenti per operazioni semplici come incassare un assegno?</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=170&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/civilta-della-carta/' addthis:title='Civiltà della carta' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Raccontare se stessi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2006 22:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Autobiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Raccontare la propria vita, scrivere una autobiografia, spiegare se stessi. Può sembrare facile, ma in realtà è un compito difficile. Lo scopo dovrebbe essere raccontarsi agli altri, in modo che gli altri ci conoscano. La prima difficoltà è appunto quella della conoscenza: conosciamo gli altri, li frequentiamo, ma non frequentiamo noi stessi, noi siamo noi [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/raccontare-se-stessi/' addthis:title='Raccontare se stessi' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raccontare la propria vita, scrivere una autobiografia, spiegare se stessi.<br />
Può sembrare facile, ma in realtà è un compito difficile. Lo scopo dovrebbe essere raccontarsi agli altri, in modo che gli altri ci conoscano.</p>
<p>La prima difficoltà è appunto quella della conoscenza: conosciamo gli altri, li frequentiamo, ma non frequentiamo noi stessi, noi <em>siamo</em> noi stessi. Conoscere se stessi non è difficile, è semplicemente impossibile. E forse è anche pericoloso: per riprendere André Gide, il bruco che cercasse di conoscere se stesso non diventerebbe mai una farfalla.<span id="more-115"></span></p>
<p>Un secondo problema è dato dall&#8217;oggettività. Un racconto in prima persona, in realtà, non è mai davvero in prima persona. L&#8217;operazione del raccontarsi, magari ad anni di distanza, non è neutra. Il punto di vista di chi scrive non coincide con quello di chi è (de)scritto.<br />
Prendiamo la autobiografia immaginaria di un grande poeta. Vi è scritto che, da giovane, andava male a scuola. Ma come cosa <em>significa</em> questo andare male a scuola? Quando il grande poeta non era ancora tale, ma era appunto un semplice studente, significava semplicemente che era un cattivo studente. Nient&#8217;altro. È solo anni dopo che si rileggono i risultati scolastici come indice di originalità, di incomprensione da parte degli insegnanti, e così via. E il grande poeta non può fare a meno di proiettare questo nuovo significato sul passato: la frustrazione del giovane studente bocciato sarà comunque vista attraverso la rivincita successiva.<br />
Questo fenomeno è avvertibile in tutti i racconti: anche un diario racconta gli eventi del giorno scritti il giorno stesso, ma comunque alla sera, quando la giornata è finita.<br />
Insieme all&#8217;oggettività vi è quello della collettività. Una biografia è un atto sociale: si scrive <em>di</em> se stessi, ma non si scrive <em>per</em> se stessi. I futuri lettori sono virtualmente presenti nella scrittura, e sono in parte responsabili del testo: non si può non tenere conto del lettore: lo si sfiderà, lo si criticherà, si cercherà di stupirlo o di divertirlo, ma si scriverà pensando a lui, al lettore.</p>
<p>Tutto questo rende ogni autobiografia traditrice, infedele. E purtroppo lo stesso si può dire per ogni biografia. Non si conoscerà mai una persona a partire da un racconto.<br />
Forse il problema è l&#8217;ideale di una conoscenza in realtà impossibile da raggiungere, anche trascorrendo tutta la vita insieme.<br />
Sicuramente è così, ma è comunque possibile una via d&#8217;uscita: affidarsi al caso. Scrivere una biografia che non è un racconto, ma un elenco rapsodico, non ordinato di <em>relazioni</em>. I film che ha visto (non i film preferiti, perché la decisione dei film preferiti sarebbe, appunto, una scelta, una narrazione), i libri che ha letto, che si trovano sulla sua libreria, quello che mangia, i luoghi che ha visto, e così via.</p>
<p>Non è chiaramente una soluzione definitiva, e non è di certo il raggiungimento della conoscenza ideale. Ma è un <a title="Chi sono io?" href="/chi-sono/">inizio</a>.</p>
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