Madre e figlia

Malvino vuole eliminare la teologia.
Intento lodevole, dal quale non si cercherà assolutamente di distorglielo, nonostante l’eroico gesto sia destinato al fallimento: la teologia (purtroppo? per fortuna?) sopravviverà.

La teologia è figlia della filosofia, e per uccidere la figlia si può e si deve assassinare la madre.
Concediamo pure a Malvino che la filosofia abbia, un bel giorno, partorito la teologia. Siamo però sicuri che, uccisa la madre, anche la figlia scompaia? Solitamente i figli sopravvivono ai genitori. Inoltre uccidere la filosofia non sembra affatto impresa più facile che l’uccidere la teologia: anche la filosofia (e qui ho pochi dubbi: per fortuna) sopravviverà. Continua a leggere

Dio, Vitiello e i frigoriferi

Maurizio Colucci dedica parte del suo tempo alla nobile opera di diffusione, sul suo Novissimo blog, di alcune opere di Richard Dawkins e Sam Harris dedicate alla religione.
Entrambi gli autori hanno una posizione decisamente critica. Harris, in particolare, si sofferma sui danni e i pericoli della fede, anche quella moderata e laica. (Personalmente, credo che ad essere pericolose siano le persone, non le idee o le fedi).
A Malvino è piaciuto soprattutto un passaggio effettivamente molto interessante, che non si può non citare:

Immaginate che il vostro vicino creda di avere, sepolto nel suo giardino, un diamante grande come un frigorifero. Gli chiedete perché, e lui risponde: «Ma non capisci? Questo diamante dà alla mia vita un enorme significato». Oppure: «La mia famiglia va matta per le riunioni che facciamo in giardino cercando di scavare per tirarlo fuori ogni domenica. E tu ci vuoi togliere questa cosa?». Oppure immaginate che risponda: «Non vorrei vivere in un universo in cui non ci fosse un diamante nel mio giardino grande quanto il mio frigorifero». Per me è chiaro, immediatamente chiaro, che queste risposte sarebbero inadeguate. Profondamente inadeguate. Sono in realtà le risposte di un pazzo. O di un idiota. Eppure, prendete lo stesso identico ragionamento e trasportatelo nel campo della religione, e queste risposte hanno immenso prestigio. Anzi, fino a che non sostieni un qualche ragionamento di questo tipo, è impossibile per te essere eletto in una carica politica nel nostro paese.

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Matematica divina

Kurt Gödel; La prova matematica dell’esistenza di Dio; Bollati Boringhieri, 2006

Da Anselmo a Gödel

Il primo atto di questa lunga storia si situa intorno al 1077: in quegli anni il monaco benedettino Anselmo di Canterbury scrisse il Proslogion, “colloquio”, nel quale, per la prima volta, viene avanzata una dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio.
Nel precedente Monologion, “soliloquio”, Anselmo aveva proposto alcune argomentazioni a posteriori, ossia condotte a partire dall’esperienza; in quello che invece diventerà noto come argomento ontologico, invece, non vi sono presupposti esterni: tutto si basa sul semplice ragionamento.

Nel 1781, dopo sette secoli di discussioni che coinvolgono, per limitarsi ai principali, Gaunilone, Tommaso, Duns Scoto, Descartes e Leibniz, Kant sembra chiudere definitivamente la questione, scrivendo, con la Critica della ragion pura, l’atto conclusivo della storia dell’argomento ontologico.

Tuttavia già Hegel riapre la questione: le vicende della dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio continuano. Continua a leggere

Il mondo senza Dio

Etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse.
Questo motto caratterizza la modernità, l’illuminismo, e infatti Benedetto XVI, da sempre critico nei confronti della modernità, ha in più occasioni proposto il capovolgimento di questo principio: anche i non credenti dovrebbero agire come se Dio ci fosse.
Del rapporto tra cristianesimo e modernità si occupa una puntata di Fiumi dell’Eden, la trasmissione della radio svizzera dedicata alle religioni. A discutere sul tema vi è, oltre al teologo e pastore valdese Paolo Ricca, il sociologo delle religioni Carlo Prandi, il quale propone una lettura diametralmente opposta a quella di Ratzinger.

La modernità, ossia l’agire in autonomia, come se Dio non ci fosse, non è in opposizione al cristianesimo, bensì la diretta conseguenza: è la religione cristiana ad aprire la strada alla modernità e al laicismo.
Questo passaggio avviene in due mosse.
La prima mossa è l’introduzione di una temporalità lineare, in opposizione alla visione circolare del tempo:vi è un inizio e, soprattutto, una fine e, banalmente, senza di essi non vi può essere progresso.
La seconda mossa è la caduta: Adamo viene cacciato dal paradiso terrestre, per l’uomo non c’è più l’Eden divino, ma un mondo autonomo, desacralizzato, nel quale deve agire. Da questa seconda mossa nasce la scienza, la grande conquista della modernità.

Questi elementi, tuttavia, caratterizzano anche ebraismo ed islamismo, religioni alle quali è difficile cucire addosso il motto etsi Deus non daretur, motto che è comunque difficile legare ai cristiani ortodossi.
Carlo Prandi, almeno nei limiti della intervista radiofonica, sembra aver identificato una condizione necessaria ma non sufficiente, e la domanda di base rimane aperta: cristianesimo e modernità, o fede e ragione.

Agostino contro Vaticano

I visigoti di Alarico saccheggiano Roma nel 410: il cuore dell’Impero è colpito. Anche senza essere esperti di storia antica, è facile immaginare lo sconcerto dei cittadini romani: la fine è vicina, il declino è inarrestabile.
Come è potuto accadere tutto ciò? Quale è l’origine di questo male? Continua a leggere