È vietato aprire le porte esterne del treno

Questa mattina, grazie a un treno insolitamente in orario, sono rimasto in stazione ad attendere il treno successivo tutto il tempo previsto dalla coincidenza, circa 15 minuti. Ho quindi avuto modo di prestare attenzione agli annunci:

È vietato aprire le porte esterne del treno, e salire o scendere, quando non è completamente fermo.

È ovvio che ad essere completamente fermo sia il treno e non le porte, sia per la differenza di genere e numero (porte è femminile plurale, treno maschile singolare) sia per il buon senso (difficile immaginare porte che si muovono a treno fermo), però, se non erro, per come è formulata la frase il soggetto della subordinata dovrebbe essere porte, non treno.

Lo so che sono altri i problemi delle ferrovie italiane, e infatti ne parlo oggi, che i treni sono in orario (vabbè, i due treni che ho preso io: al binario di fronte segnalavano già 10 minuti di ritardo).

Ne approfitto per un altro dubbio grammaticale legato ai mezzi di trasporto: sui tram milanesi (almeno sulle vetture Carrelli 1928 recentemente rimesse a nuovo) campeggia la scritta “Al conducente è vietato di parlare”. Io scriverei “Al conducente è vietato parlare”, senza “di”, ma non sono sicuro si tratti di un errore (e se lo è, è molto diffuso, almeno stando a google).

Un biglietto per Chiasso

Stazione di Milano Centrale, cinque e un quarto del pomeriggio.
Il treno per Lugano delle 17:35 è già lì, sul binario, che aspetta di partire. Vado al distributore self-service di biglietteria (è questo il nome ufficiale) per fare il biglietto.
Dito sulla bandiera italiana per selezionare la lingua; dito su Emissione biglietti, che non mi interessa cambiare prenotazione o ritirare biglietti già acquistati; avviso: pagamento possibile solo con carta di credito o bancomat: dito su continua, che tanto la carta di credito ce l’ho. Stazione di arrivo: C-H-I-A-S Chiasso (il biglietto per la parte svizzera già ce l’ho). Data della partenza? Oggi. Treno? Il 17:35. Attenzione: disponibilità posti esaurita.
Ohibò. E adesso cosa faccio?
Ripeto tutta la trafila: bandiera italiana, emissione biglietti, pagamento solo con carta o bancomat, stazione di arrivo: L-U-G Lugano invece di Chiasso. Ecco che i posti disponibili ci sono. Com’è possibile? Non facciamoci troppe domande, e proseguiamo con l’acquisto. Diritto a riduzioni? Sì, ho l’abbonamento metà prezzo: con 150 Fr. l’anno (o 250 per due anni) pago tutti i biglietti la metà: molto comodo. Il distributore self-service mi propone “GA Switzerland”, “GA Switzerland 2″, “HTX Switzerland” e “HTX Switzerland 2″. Seleziono l’opzione corretta (quale delle quattro corrisponda al mio abbonamento è informazione riservata: ho trascorso un intero pomeriggio per scoprirlo, e non ho intenzione di svendere il frutto delle mie ricerche) e proseguo. Mi chiede il numero dell’abbonamento, inserisco quattro o cinque zeri: so per esperienza che il numero dell’abbonamento è più lungo dello spazio disponibile e, soprattutto, che nessun controllore svizzero si metterà mai a controllare quel numero.
Nuova schermata: Prenotazione. Dito su Posti a sedere e dito su qualsiasi posto. Metodo di pagamento: dito su carta di credito. Avviso: inserire la carta di credito nella fessura sottostante.
Inserisco la carta di credito.
Nessuna reazione.
Inserisco nuovamente la carta.
Il distributore self-service pare in coma, tipo Andreotti intervistato da Paola Perego.
Dito su annulla operazione.
Nessuna reazione.
Di nuovo dito su annulla operazione.
Trenta interminabili secondi nei quali mi chiedo, preoccupato, se dentro il distributore self-service non ci siano dei folletti che, con la mia carta di credito, si stanno pagando le vacanze per tutta la loro comunità (mi consolo pensando che, muovendosi in treno, faranno un viaggio terribile). Sparisce la scritta “Per annullare l’operazione premi qui”. Altri trenta interminabili secondi, nei quali penso ai folletti che, se sono furbi come si dice, andranno in vacanza con un’auto presa a noleggio, ovviamente sempre con la mia carta di credito.
Avviso: operazione annullata. Ai folletti è andata male, stavolta (ma per sicurezza meglio guardare l’estratto conto).

Guardo l’orologio: cinque e venticinque. Ho ancora dieci minuti: ce la posso fare. Mi sposto all’apparecchio a fianco, dove una ragazza sta anche lei litigando con il distributore self-service che, da quel che vedo, chiede un codice segreto senza tuttavia lasciarle la possibilità di inserirlo.
La faccenda sembra andare per le lunghe, e raggiungo altri distributori self-service un po’ più lontani.
Ripeto la trafila: bandiera italiana, emissione biglietti, L-U-G Lugano, oggi, 17:35, abbonamento metà prezzo, numero dell’abbonamento, posto a sedere qualsiasi, pagamento con carta di credito.
Inserisco la carta. In poco più di dieci secondi appare la scritta “Transazione eseguita” e mi stampa il biglietto. Sono le cinque e ventotto. Prendo il biglietto e vado verso il treno.

Incrocio il controllore e gli chiedo numi sui posti non disponibili per Chiasso che, andando a Lugano, improvvisamente si liberano. È anche lui perplesso. Quando gli spiego che ho fatto il biglietto all’automatico, mi spiega che da dieci minuti prima della partenza non è più possibile fare biglietti con prenotazione, ma evidentemente questo non vale per i biglietti internazionali, anche se neppure lui ne era a conoscenza.
Io guardo i distributori self-service posizionate davanti ai binari. Che senso ha la scritta “Biglietto veloce”, se il veloce vale solo fino a dieci minuti dalla partenza? Oltretutto, il primo tentativo l’ho fatto almeno quindici minuti prima.
Perplesso salgo e mi siedo. Sono le 17:35 e il treno, ovviamente, non parte: ha cinque minuti, non segnalati, di ritardo. Ma nessuno, a questo, ci fa oramai più caso.

Un biglietto per Paderno Dugnano

Stazione di Como San Giovanni. Biglietteria.

Io: Buongiorno, io dovrei andare a Paderno Dugnano.

Bigliettaia: Paderno Dugnano?

Io: Sì, Paderno Dugnano.

Bigliettaia: Ma le ferrovie dello stato non fermano a Paderno Dugnano! Deve prendere le ferrovie nord.

Io: Lo so: tra poco c’è un treno che mi porta a Camnago dove posso prendere un altro treno delle nord per Paderno.

Bigliettaia: Quindi lei vuole un biglietto da Como a Paderno Dugnano via Camnago-Lentate?

Io: Esattamente.

Bigliettaia: Aspetti un attimo.

La bigliettaia sparisce dietro una porta e ritorna, dopo alcuni minuti, con una grossa scatola dalla quale tira fuori un foglio in carta carbone, un blocchetto di biglietti non compilati e inizia a scrivere a mano i dati del viaggio:

Biglietto

Bigliettaia: Sono due euro e cinquanta.

Tra qualche anno, quando vorrò stupire i miei figli e far capire loro quanto sono vecchio e quindi saggio, racconterò loro del biglietto Como – Paderno Dugnano compilato a mano con tanto di copia carbone, tralasciando il fatto che non è il loro padre a essere particolarmente vecchio e saggio, ma le ferrovie italiane a essere particolarmente sgangherate e surreali.

Prossimamente: Un biglietto per Chiasso.

Ferrovie differenziate

Le Ferrovie dello stato hanno giudiziosamente deciso di contribuire alla protezione dell’ambiente: finalmente nelle stazioni viene effettuata la raccolta differenziata dei rifiuti.
Succede quindi che il passeggero può infilare la lattina nell’azzurro contenitore per l’alluminio, il giornale in quello bianco per la carta e la bottiglietta d’acqua in quello, giallo, per la plastica. Continua a leggere