Il mondo, il modello e la teoria

Questo schema, trovato su Gödel, mi ha dato da riflettere:

Per una sua lettura (probabilmente) corretta, rimando ai commenti.

Qui vorrei solo sottolineare come vero e falso (true, false) non si possano applicare direttamente al Mondo, ma solo al Modello, che approssima (approximation) il Mondo, e lo fa più o meno bene.
In poche parole, possiamo sperare di avere risposte univoche solo confrontando teorie e modelli, mentre se ci rivolgiamo al Mondo otteniamo risposte ambigue.

Le maiuscole sono ironiche: ha senso, qui, parlare di Mondo, Modello e Teoria come se fossero cose, oggetti chiusi e ben definiti? E ancora: questo schema qui, appartiene al Mondo, al Modello o alla Teoria? (Io direi che è un modello, in quanto di esso non si può dire se è vero o falso, ma solo se è una buona o una cattiva approssimazione.)

Linguaggio senza verità (ma con tanta evidenzialità)

Data la possibilità che le opinioni percettive siano fluttuanti, è estremamente interessante che i linguisti abbiano di recente attirato l’attenzione sull’esistenza di linguaggi umani in cui le regole grammaticali richiedono che frasi su ciò che si crede si riferiscano esplicitamente a come tale convinzione sia sta acquistata. Nel linguaggio sudamericano tariana, ad esempio, una frase come “so che sta piovendo” deve essere integrata con un suffisso che indichi coma fa il soggetto a saperlo: “So che sta piovendo visivamente” (ossia lo vedo), in contrapposizione a “so che sta piovendo uditivamente” (lo sento). La richiesta che sia identificata la sorgente dell’informazione è chiamata evidenzialità.

Nicholas Humphrey, Rosso, Torino, Codice, 2007, p. 20
Perr il linguaggio tariana Humphrey cita A. Y. Aikhenvald e R.M.W. Dixon (a cura di), Studies in Evidentiality, Amsterdam, John Benjamins, 2003

Io adesso farò qualcosa di molto sconveniente, una di quelle cose che tanto piacciono ai filosofi e che tanto fanno imbestialire psicologi e linguisti: farò una affermazione fuori luogo e non supportata dai fatti.
Io affermo che i tariana non possiedono il concetto di verità. Continua a leggere

Chi parla della verità?

Diego Marconi, nel suo recente Per la verità. Relativismo e filosofia (Einaudi 2007), difende il realismo attraverso tre semplici esempi: Ustica, il numero di pianeti nell’Universo e la presenza di sette ’7′ consecutivi nello sviluppo di π.
Mi è chiaro dove vuole arrivare Marconi: «siete dei realisti [se] siete persone che pensano che c’è un modo in cui le cose stanno indipendentemente dal fatto che qualcuno sappia o possa sapere che stanno così, e che, di conseguenza, gli enunciati che dicono che le cose stanno in quel modo sono veri, che lo sappiamo o no» (pp. 4-5).
Per un realista affermare “il numero di pianeti nell’Universo è x” è una frase vera per un certo x e falsa per tutti gli altri, anche se noi non sapremo mai quale sia questo x. Similmente, il DC9 è caduto nel mare  di Ustica per un certo motivo, anche se non sappiamo quale. Lo stesso vale, se si è platonicamente convinti dell’esistenza degli enti matematici, per i sette ’7′ nello sviluppo di π. Continua a leggere

ll pragmatismo è vivo e lotta insieme a noi

Poco più di un secolo fa veniva pubblicato Pragmatism di William James, e Bertrand Russell iniziò a prendere in giro quella che, con squisito humor inglese, chiamò “verità transatlantica”: la verità è ciò che è utile, non ciò che è reale. Ad esempio, in caso di omicidio non dovremmo cercare il colpevole, ma chiederci chi è più utile togliere dalla circolazione.

All’inizio del 2008, Raffaele Bonanni, segretario nazionale della CISL, riprende, in una lettera a L’Unità1, l’interessante idea che una verità debba essere utile:

Caro Direttore,
non è affatto vero […] che ho chiesto alla Rai di escludere dal palinsesto il documentario di Francesca Comencini In Fabbrica. Nella mia lettera al Direttore, Claudio Cappon, ho solo invitato la Rai a riflettere attentamente prima di mandare in onda un documento storico, che, […] a mio parere, non rappresenta in maniera corretta e utile la realtà.

  1. «La Comencini sbaglia», L’Unità, 4 febbraio 2008 []

Verità ed errori

Non bisogna pensare che gli scienziati abbiano sempre ragione, semplicemente perché la scienza è ricerca della verità. Al contrario, nello sforzo che porta alla verità scientifica si commettono parecchi errori.

Luca e Francesco Cavalli-Sforza, «“Neri meno intelligenti” Provocazione-choc di un Nobel», la Repubblica, 18 ottobre 2007

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