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	<title>L&#039;estinto &#187; Pensieri diversi</title>
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		<title>Che cosa è la giustizia?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 21:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Hans Kelsen]]></category>
		<category><![CDATA[Musaad Abu Fagr]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mesetto fa, ho avuto il piacere di incontrare, per una breve intervista, l&#8217;attivista egiziano Musaad Abu Fagr. Una persona interessante: grazie alla presenza di un interprete – Abu Fagr parla solo arabo, e dati i limiti della comunicazione a gesti la presenza di un traduttore era più che gradita –, si è chiacchierato per [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-la-giustizia/' addthis:title='Che cosa è la giustizia?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3376" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/20120104-221210.jpg"><img src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/20120104-221210-225x300.jpg" alt="" title="20120104-221210.jpg" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-3376" /></a><p class="wp-caption-text">Immagina tratta da Wikipedia</p></div>
<p>Un mesetto fa, ho avuto il piacere di incontrare, per una breve intervista, l&#8217;attivista egiziano <a title="Musaad Abu Fagr, Egypt | Amnesty International" href="http://www.amnesty.org/en/individuals-at-risk/write-for-rights/musaad-abu-fagr">Musaad Abu Fagr</a>.<br />
Una persona interessante: grazie alla presenza di un interprete – Abu Fagr parla solo arabo, e dati i limiti della comunicazione a gesti la presenza di un traduttore era più che gradita –, si è chiacchierato per una buona mezz&#8217;ora di diritti umani, dagli ostacoli alla loro diffusione agli aspetti culturali e religiosi alla loro esportazione.</p>
<p>A un certo punto, ho osato fare una domanda che considero inquietante: &#8220;Che cosa è la giustizia?&#8221;.<br />
Questa domanda mi inquieta perché le risposte, in genere, sono banali e inconcludenti, vuoti slogan che non portano da nessuna parte, almeno da nessuna parte di interessante.<span id="more-3368"></span><br />
Questa mia convinzione di lega al fatto che la penso come Hans Kelsen: la giustizia è un ideale irrazionale, non è e non può essere un concetto ben definito. Regole auree, imperativi categorici: belle parole, ma in concreto cosa significa che non bisogna fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te?<br />
Insomma, ho posto questa bella domanda ad Abu Fagr, temendo in una versione egiziana del trattare in modo uguale gli uguali e in modo diverso i diversi.<br />
La sua risposta, invece, è stata inaspettatamente acuta e, secondo me, intelligente. Il concetto di giustizia varia: non c&#8217;è una idea sola di giustizia, nella storia si sono avvicendate diverse concezioni di giustizia. Adesso, nel ventunesimo secolo, l&#8217;idea di giustizia è il rispetto dei diritti umani.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3368&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/che-cosa-e-la-giustizia/' addthis:title='Che cosa è la giustizia?' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Pericolo di vita</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 15:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono imbattuto in questo articolo di Antonio Socci sul cosiddetto testamento biologico. Socci avanza una richiesta tutto sommato ragionevole: fare in modo che un soccorritore possa rianimare una persona senza dover consultare le sue dichiarazioni anticipate di trattamento. In effetti, l&#8217;immagine di un buon samaritano che, prima di soccorrere una persona incosciente, chiama il [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/pericolo-di-vita/' addthis:title='Pericolo di vita' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono imbattuto in <a href="http://www.antoniosocci.com/2011/03/pensate-a-questo-semplice-comma/">questo articolo</a> di Antonio Socci sul cosiddetto testamento biologico.<span id="more-3100"></span></p>
<p>Socci avanza una richiesta tutto sommato ragionevole: fare in modo che un soccorritore possa rianimare una persona senza dover consultare le sue dichiarazioni anticipate di trattamento. In effetti, l&#8217;immagine di un buon samaritano che, prima di soccorrere una persona incosciente, chiama il comune di residenza del morente per sapere se questi ha lasciato qualche disposizione è degna di un film di Buñuel.<br />
Potrei dire che se Socci pensa che ciò possa davvero accadere, allora ha qualche difficoltà a distinguere il realismo dal surrealismo, ma non è questo il punto.</p>
<p>Socci, per evitare il realizzarsi dello scenario sopra tratteggiato, caldeggia il seguente comma: «In condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato, la dichiarazione anticipata di trattamento non si applica».<br />
Certo, questo comma equivale al comma &#8220;la dichiarazione anticipata conta quanto la carta igienica&#8221;, perché ci sarà sempre il momento in cui il pericolo è immediato. Ma non è neppure questo il punto.<br />
Il punto è che Socci, riprendendo il comma, usa senza farci troppo caso l&#8217;espressione &#8220;pericolo di vita&#8221; invece di &#8220;pericolo di morte&#8221;.<br />
Se leggiamo questa curiosità linguistica come un lapsus, ne viene fuori che per Socci il pericolo è, o almeno può essere, rimanere in vita, non morire.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3100&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/pericolo-di-vita/' addthis:title='Pericolo di vita' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cristiani nel mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 08:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà di opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Formigoni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Roberto Formigoni, questa mattina ho perso il treno in stazione centrale a Milano. Altri treni in partenza da lì non ce n&#8217;erano, e così mi sono diretto, a piedi, verso la stazione del passante. Ma non è per lamentarmi dei trasporti regionali che scrivo questa inutile lettera aperta (anche se, già che ci sono: [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/cristiani-nel-mondo/' addthis:title='Cristiani nel mondo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Photo-nov-20-2-33-28-p.-15-02-02.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-3011" title="Appello Pirellone" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Photo-nov-20-2-33-28-p.-15-02-02-764x1024.jpg" alt="Appello Pirellone" width="256" height="344" /></a>Caro Roberto Formigoni,<br />
questa mattina ho perso il treno in stazione centrale a Milano. Altri treni in partenza da lì non ce n&#8217;erano, e così mi sono diretto, a piedi, verso la stazione del passante.<br />
Ma non è per lamentarmi dei trasporti regionali che scrivo questa inutile lettera aperta (anche se, già che ci sono: fai qualcosa per la linea Milano-Chiasso che è un disastro!).<br />
Quando mi ritrovo davanti alla stazione centrale, mi fermo sempre un attimo ad ammirare il Pirellone, che è proprio un gran bell&#8217;edificio. E così ho fatto anche questa mattina e ho notato, in mezzo alla facciata, una enorme scritta su sfondo rosso: &#8220;Salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo&#8221;.<span id="more-3008"></span></p>
<p>Lodevole iniziativa: salvare delle vite umane! Non capisco bene come possa una scritta di quattrocento metri quadri in centro a Milano salvare la vita di un cristiano maronita a qualche migliaio di chilometri di distanza, ma sono sicuro che la regione Lombardia sta facendo molto altro per aiutare i cristiani nel mondo.<br />
Ed eccoci arrivati al problema. Perché salvare le vite <em>dei cristiani</em>? Forse che un musulmano, un ateo o un animista che rischia la vita, in Iraq o altrove, non merita la nostra attenzione? Perché dovrei sentire più vicina la sorte di un cristiano che quella di un buddista? Il fatto che entrambi crediamo in Cristo (ammesso e non concesso che io ci creda) non mi sembra molto pertinente: non stiamo scegliendo una persona con cui pregare o discutere di teologia, stiamo cercando di salvare vite umane.</p>
<p>Mi dirai: i cristiani rischiano la vita per la loro fede, l&#8217;impegno per salvare la loro vita non può prescindere dalla religione in cui credono. È vero: rischiano la vita perché cristiani. Non capisco perché sia meglio aiutare un cristiano perseguitato in quanto cristiano rispetto a un omosessuale perseguitato in quanto omosessuale, o a un tizio qualunque perseguitato semplicemente perché nato sulla sponda destra del fiume invece che su quella sinistra.<br />
Caro Roberto, non vogliamo provare ad allargare un po&#8217; gli orizzonti? E capire che quei cristiani sono in pericolo anche perché c&#8217;è una forma mentis che li qualifica come cristiani prima che come persone? Così un uomo, prima di essere un ubriacone, un instancabile lavoratore, un buon padre di famiglia o un assassino è un cristiano, e non interessa sapere altro. Con l&#8217;appello &#8220;Salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo&#8221; non si fa altro che perpetuare questo schema di pensiero che vede una società costituita non da persone, alle quali accordare la massima libertà possibile, ma da comunità chiuse e distinte.<br />
È un peccato, perché a me piacerebbe aiutare quelle persone mettendo un bello stendardo fuori da casa mia, ma con questo slogan proprio non ci riesco.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3008&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/cristiani-nel-mondo/' addthis:title='Cristiani nel mondo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Compromessi</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/compromessi/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 13:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Lisa Benson]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi ritrovo a commentare nuovamente una vignetta di Lisa Benson. L&#8217;elefante, simbolo del partito repubblicano, è in partenza per Washington, dove ha appena conquistato la maggioranza della Camera — ma non del Senato, e in ogni caso stiamo parlando del legislativo, non certo dell&#8217;esecutivo. Ha con se la valigia delle promesse fatte agli elettori. E [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/compromessi/' addthis:title='Compromessi' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ritrovo a commentare nuovamente una vignetta di Lisa Benson.</p>
<p><a href="http://comics.com/lisa_benson/2010-11-05/" title="Lisa Benson"><img src="http://c0389161.cdn.cloudfiles.rackspacecloud.com/dyn/str_strip/342822.full.gif" border="0" alt="Lisa Benson" /></a><br />
<span id="more-3002"></span><br />
L&#8217;elefante, simbolo del partito repubblicano, è in partenza per Washington, dove ha appena conquistato la maggioranza della Camera — ma <em>non</em> del Senato, e in ogni caso stiamo parlando del legislativo, non certo dell&#8217;esecutivo.<br />
Ha con se la valigia delle promesse fatte agli elettori. E mi sembra giusto che la porti a Washington.<br />
Il problema è che vorrebbe prendere anche la valigia dei compromessi, e la reazione (immagino dell&#8217;elettorato) è &#8220;non provare neppure a pensarci&#8221;.</p>
<p>La cosa ha senso: se ho promesso qualcosa, se durante la campagna elettorale mi sono assunto degli impegni, sono tenuto a mantenere la parola data.<br />
Il problema è appunto quello: che cosa hanno promesso i politici? E quando si può o si deve considerare non mantenuta la parola data?</p>
<p>Un politico, un qualsiasi politico eccetto un tipo particolare che vedremo in seguito, non può impegnarsi su dei risultati concreti. Non può perché la democrazia prevede un confronto tra diverse posizioni. Un politico può impegnarsi a difendere un determinato punto di vista nello spazio pubblico, può impegnarsi a sostenere il più a lungo possibile certe ragioni e certi interessi, può impegnarsi a portare avanti determinate ordini di valori o principi; non può impegnarsi ad applicare concretamente alla comunità il proprio punto di vista o la propria scala di principi. Non può a meno che non sia un dittatore: un dittatore può assumersi simili impegni, e i suoi sostenitori, se ne hanno il modo, si possono lamentare del tradimento.</p>
<p>I deputati eletti per il partito repubblicano non mi sembra proprio che si trovino nella situazione di un dittatore, e immagino che siano anche ben contenti di non trovarvisi.<br />
Non possono quindi aver promesso di applicare alla comunità le proprie idee — e se lo hanno fatto, direi che la colpa della mancata promessa è dei politici, che dovevano esser più chiari, e degli elettori, che si sono bevuti la panzana, scambiando una iperbole con una fede e precisa descrizione.</p>
<p>Il compromesso è insomma bagaglio essenziale di un politico, che non può non confrontarsi con gli altri punti di vista presenti nello spazio pubblico di discussione.</p>
<p>Perché alcune persone vorrebbero che i politici non portassero con sé i compromessi?<br />
Vedo due possibili risposte.<br />
La prima è che queste persone siano deluse dalla politica; non si fidino della qualità del confronto temendo, probabilmente a ragione, accordi sottobanco per la spartizione del potere. E questo è un problema per i politici.<br />
L&#8217;altra possibilità è che si sia persa la fiducia non nei politici, ma nel pubblico spazio di discussione, che non si voglia più cercare il confronto tra i vari punti di vista delle persone con cui, volenti o dolenti, ci troviamo a convivere. E questo è un problema per tutti.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=3002&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/compromessi/' addthis:title='Compromessi' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Di conferenze creazioniste</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 10:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Harun Yahya]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto qualche resoconto della conferenza creazionista di Oktar Babuna di Milano.1 Non sono andato all&#8217;incontro milanese, ma tempo fa ero andato alla conferenza di Lugano. Ne avevo brevemente scritto sul blog, più un articolo (rimasto finora inedito) che riproduco qui di seguito. Creazionisti a Lugano C&#8217;è una qualche relazione tra fede religiosa e accettazione [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/di-conferenze-creazioniste/' addthis:title='Di conferenze creazioniste' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto qualche resoconto della conferenza creazionista di Oktar Babuna di Milano.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/di-conferenze-creazioniste/#footnote_0_2980" id="identifier_0_2980" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ocasapiens: Lo scettro di Otkar &egrave; una pizza, Oggi Scienza: Che noia, li turchi!, Query: Creazionisti turchi a Milano, il resoconto.">1</a></sup><br />
Non sono andato all&#8217;incontro milanese, ma tempo fa ero andato alla conferenza di Lugano. Ne avevo brevemente scritto <a title="Forse non tutti sanno che - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/forse-non-tutti-sanno-che/">sul blog</a>, più un articolo (rimasto finora inedito) che riproduco qui di seguito.<span id="more-2980"></span></p>
<h3>Creazionisti a Lugano</h3>
<p>C&#8217;è una qualche relazione tra fede religiosa e accettazione dell&#8217;evoluzionismo?<br />
Nonostante il celebre paleontologo e convinto evoluzionista Sthephen J. Gould sostenesse che religione e scienza, occupandosi di cose diverse, non si possono contraddire (è la tesi dei non overlapping magisteria, magisteri non sovrapposti), una relazione c&#8217;è. Diverse ricerche mostrano una forte correlazione tra religione e accettazione dell&#8217;evoluzionismo. Se, negli Stati Uniti, l&#8217;80% di induisti e buddisti accetta l&#8217;evoluzionismo, cosa che avviene soltanto per l&#8217;8% dei Testimoni di Geova, non si può negare che un nesso tra i due magisteri esiste (i cattolici sono al 58%).<br />
Bizzarrie americane che da noi non attecchiranno mai? Probabilmente sì, anche se qualche dubbio rimane. Secondo alcuni sondaggi (commissionati da anti-evoluzionisti, quindi poco affidabili), il 30% degli svizzeri respingerebbe l&#8217;evoluzionismo, mentre addirittura l&#8217;80% vorrebbe che, durante le lezioni di biologia, trovasse spazio anche il creazionismo. È forse basandosi su questi dati che Harun Yahya, creazionista islamico, ha deciso di portare il suo verbo in Canton Ticino, con diversi manifesti e una conferenza al palazzo dei congressi di Lugano.<br />
La presentazione del dottor Oktar Babuna (Yahya si è limitato a un collegamento video) ha coperto un po&#8217; tutti i miti e falsità degli anti-evoluzionisti, sfiorando in più occasioni il ridicolo. Darwin punto di riferimento di Marx, Lenin, Stalin, Hitler e Mussolini, causa diretta delle prime due guerre mondiali e responsabile di almeno 350 milioni di morti. A questo punto, conviene approfittarne e utilizzare Darwin come alibi per i propri errori e dimenticanze: non avete terminato in tempo la relazione, vi siete dimenticati del compleanno della persona amata e avete litigato con l&#8217;amico? Tutta colpa del naturalista britannico e delle sue falsità. Se riuscite a mantenere il serio cipiglio del dottor Babuna, potreste anche farcela. Cipiglio serio che il sottoscritto non è riuscito a mantenere, lasciandosi scappare una risata quando si è paragonata l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo dalla scimmia al rospo che, baciato dalla principessa, si trasforma in principe.<br />
Come esempio della sfrontatezza delle manipolazioni, non si può non citare un video di Richard Dawkins, incapace di citare un solo caso di mutazione favorevole: l&#8217;etologo britannico stava semplicemente pensando a quale risposta fornire, ed è bastato mostrare unicamente la sua breve pausa di riflessione per concludere che tutto l&#8217;evoluzionismo è una ideologia falsificata dalla vera scienza.<br />
Impossibile, nel breve spazio qui a disposizione, elencare tutti gli errori e le manipolazioni presentate con serietà dal relatore. Mi accontento di notare come in nessun testo di biologia si affermi che l&#8217;uomo si è evoluto dalla scimmia, dal momento che entrambi derivano da un antenato comune, come tutti gli esseri viventi, del resto. Possono simili discorsi fare davvero presa sul pubblico ticinese? Difficile crederlo, e le reazioni del pubblico in sala sembrano confermare questa sensazione. Tuttavia, il ritmo incalzante potrebbe insinuare qualche dubbio. È la tecnica delle televendite: stordire con una mole enorme di parole; alla fine non credi certo che mezz&#8217;ora al giorno di massaggiatore elettronico ti faccia diventare uno dei California Dream Men, ma almeno qualche etto lo si perderà per forza.<br />
Un noto aforisma di Oscar Wilde afferma che la letteratura non viene letta, il giornalismo è illeggibile. Potremmo parafrasarlo così: la seria divulgazione scientifica non viene letta, la pseudoscienza è illeggibile.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2980" class="footnote">Ocasapiens: <a title="Lo scettro di Otkar è una pizza » Ocasapiens - Blog - Repubblica.it" href="http://http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2010/10/22/lo-scettro-di-otkar-e-una-pizza/">Lo scettro di Otkar è una pizza</a>, Oggi Scienza: <a title="Che noia, li turchi! « Oggi Scienza" href="http://oggiscienza.wordpress.com/2010/10/22/che-noia-li-turchi/">Che noia, li turchi!</a>, Query: <a title="Creazionisti turchi a Milano, il resoconto" href="http://www.queryonline.it/2010/10/22/creazionisti-turchi-a-milano-il-resoconto/">Creazionisti turchi a Milano, il resoconto</a>.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2980&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/di-conferenze-creazioniste/' addthis:title='Di conferenze creazioniste' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Libero mercato delle idee</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 11:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Harun Yahya]]></category>
		<category><![CDATA[John Stuart Mill]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà di opinione]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi si lamenta del fatto che il Comune di Milano conceda spazi pubblici ai creazionisti capeggiati da Harun Yahya. Non ho capito se la conferenza che si terrà a Palazzo delle Stelline sarà patrocinata dal Comune o se, più banalmente, l&#8217;amministrazione milanese ha soltanto concesso, a pagamento, lo spazio. Secondo me è il caso [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/libero-mercato-delle-idee/' addthis:title='Libero mercato delle idee' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi <a href="http://www.gravita-zero.org/2010/10/il-comune-di-milano-e-la-pseudoscienza.html" title="DIVULGAZIONE SCIENTIFICA - Gravità Zero: IL COMUNE DI MILANO E LA PSEUDOSCIENZA DEL CREAZIONISMO">si lamenta</a> del fatto che il Comune di Milano conceda spazi pubblici ai creazionisti capeggiati da Harun Yahya.</p>
<p>Non ho capito se la conferenza che si terrà a Palazzo delle Stelline sarà patrocinata dal Comune o se, più banalmente, l&#8217;amministrazione milanese ha soltanto concesso, a pagamento, lo spazio.<span id="more-2972"></span></p>
<p>Secondo me è il caso di protestare solo nel primo caso: credo sia giusto che dei privati cittadini possano affittare uno spazio pubblico per presentare le proprie teorie, per quanto strampalate esse siano. Se Tizio è convinto che la terra sia piatta, che la luna sia di formaggio o che il Partito democratico sia un partito di sinistra, non vedo perché impedirgli di esporre le proprie surreali teorie.</p>
<p>La penso come John Stuart Mill: il sapere progredisce con la discussione, e la discussione avviene lasciando a tutti la possibilità di esprimersi. Una sorta di libero mercato delle idee: tutte le opinioni sono ammesse (ad eccezione delle opinioni che minacciano direttamente la sicurezza di altre persone, ma non mi sembra essere questo il caso), alla fine solo le migliori prevarranno, le altre spariranno. </p>
<p>Le opinioni migliori, quelle che vinceranno la gara con le idee concorrenti, dovrebbero essere quelle vere.<br />
Dovrebbero. Ma forse no.</p>
<p>Dopotutto, nel mercato commerciale non vincono sempre i prodotti qualitativamente superiori: prevale, giustamente, il miglior rapporto costi/prestazioni. Se il miglior prodotto disponibile costa molto, in termini di spesa iniziale o di ritorse necessarie per utilizzarlo, allora potrei preferire un prodotto con meno funzioni ma meno oneroso.</p>
<p>Similmente, se la verità è più onerosa della non verità, sarà quest&#8217;ultima a prevalere, almeno in alcuni ambiti. Il creazionismo lo si impara in cinque minuti: il Supremo ha creato tutti gli esseri viventi così come esistono adesso; per l&#8217;evoluzione non dico che ci vogliano i cinque anni di una laurea specialistica in biologia, ma almeno qualche settimana per leggersi un paio di libri ci vogliono.<br />
Ne vale la pena? Se vuoi fare il biologo sicuramente sì; se vuoi essere una persona dotata di un minimo di cultura pure; se i tuoi interessi non prevedono altro da quello che i francesi chiamano métro-boulot-dodo, effettivamente potrebbe non valerne la pena.</p>
<p>Forse, e in parziale contraddizione con quanto inizialmente affermato, se si ha un minimo interesse per la verità, varrebbe la pena rimuovere dal libero mercato delle idee quelle opinioni di qualità talmente scadente da non esser buone neppure per quattro chiacchiere aspettando l&#8217;autobus.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2972&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/libero-mercato-delle-idee/' addthis:title='Libero mercato delle idee' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dialoghi tra culture</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 11:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Piergiorgio Odifreddi]]></category>
		<category><![CDATA[Premi Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[È difficile il dialogo tra quelle che, riprendendo la fortunata espressione di C. P. Snow, possiamo chiamare le due culture, quella umanistica e quella scientifica. Le difficoltà spesso nascono dall&#8217;ignoranza degli umanisti, convinti che la conoscenza scientifica sia arida, quando va bene, o pericolosa, quando va male — in entrambi i casi meglio tenersene a [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dialoghi-tra-culture/' addthis:title='Dialoghi tra culture' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È difficile il dialogo tra quelle che, riprendendo la fortunata espressione di C. P. Snow, possiamo chiamare le due culture, quella umanistica e quella scientifica.<br />
Le difficoltà spesso nascono dall&#8217;ignoranza degli umanisti, convinti che la conoscenza scientifica sia arida, quando va bene, o pericolosa, quando va male — in entrambi i casi meglio tenersene a distanza, tanto non serve conoscere la scienza per scrivere saggi sul pensiero scientifico.<span id="more-2962"></span></p>
<p>A volte però le difficoltà arrivano dall&#8217;altra parte, dalla scienza.<br />
Ne è un bell&#8217;esempio il post di Piergiorgio Odifreddi sui premi Nobel:<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/dialoghi-tra-culture/#footnote_0_2962" id="identifier_0_2962" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il blog di Odifreddi ha come titolo Il non-senso della vita. Bel titolo, non fosse per quel trattino molto filosofico&amp;#8230;">1</a></sup> <a href="http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2010/10/08/nobel-a-iosa/" title="Nobel a Iosa » Il non-senso della vita - Blog - Repubblica.it">Nobel a Iosa</a>.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/dialoghi-tra-culture/#footnote_1_2962" id="identifier_1_2962" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Anche qui: perch&eacute; &amp;#8220;iosa&amp;#8221; ha l&amp;#8217;iniziale maiuscola? Odifreddi scrive come un idealista umorista tedesco del secolo scorso: iosa come Llosa (anche se la pronuncia non &egrave; proprio la stessa).">2</a></sup></p>
<p>Il prolifico autore (oramai in molte librerie le sue opere hanno una sezione tutta loro: ho visto con i miei occhi gli scaffali marcati &#8220;Odifreddi&#8221;) ha buon gioco a definire «circo scandinavo» la fondazione Nobel. Le decisioni legate ai premi per la letteratura e la pace sono &#8220;politiche&#8221;.<br />
«E che la cosa non può che essere cosí». Forse perché, almeno per quanto riguarda il premio per la pace, non capisco bene in base a quali altri criteri potrebbe venir assegnato? No, è troppo banale affermare che la pace è una faccenda politica; la questione è un altra: «dovunque mancano criteri oggettivi di scelta, non si può procedere che in maniera soggettiva».<br />
Va bene. Ma è un giudizio esclusivamente basato su allucinazioni soggettive affermare che Mario Vargas Llosa possiede abilità letterarie superiori a Moccia? Non ci sono argomenti oggettivi per affermare che Obama non meritava il Nobel per la Pace l&#8217;anno scorso?<br />
Concordo con Odifreddi sul poco spazio che la scienza trova nei giornali: è sicuramente un peccato che i premi Nobel scientifici trovino spazio in prima pagina solo se ci sono problemi etici di mezzo (magari con reazione di una qualche congregazione religiosa).<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/dialoghi-tra-culture/#footnote_2_2962" id="identifier_2_2962" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La letteratura e la filosofia trovano maggiore spazio; la qualit&agrave; &egrave; comunque molto bassa, roba da quasi invidiare il silenzio che riguarda le discipline scientifiche.">3</a></sup> Ma il fatto che la scienza meriti più spazio pubblico di quello che ha non significa che gli unici discorsi dotati di senso siano quelli scientifici (potrebbero essere gli unici discorsi a poter essere veri, ma temo solo ampliando non poco il metodo scientifico).</p>
<p>A me sembra che Odifreddi sia vittima di un pregiudizio nei confronti di tutti quei saperi che non sono sperimentalmente verificabili. Non riesco a spiegarmi diversamente l&#8217;affermazione sui premi per le discipline scientifiche che sarebbero «ben più significativi e oggettivi». Perché a me risultano polemiche anche su questi premi: l&#8217;elenco dei Nobel dimenticati è lungo sia per gli scienziati che per i letterati. Tutti i premi sono evidentemente soggettivi e politici; se c&#8217;è di mezzo la scienza per Odifreddi diventano improvvisamente oggettivi e significativi.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2962" class="footnote">Il blog di Odifreddi ha come titolo <em>Il non-senso della vita</em>. Bel titolo, non fosse per quel trattino molto filosofico&#8230;</li><li id="footnote_1_2962" class="footnote">Anche qui: perché &#8220;iosa&#8221; ha l&#8217;iniziale maiuscola? Odifreddi scrive come un <del datetime="2010-10-14T13:14:22+00:00">idealista</del> <ins datetime="2010-10-14T13:14:22+00:00">umorista</ins> tedesco del secolo scorso: iosa come Llosa (anche se la pronuncia non è proprio la stessa).</li><li id="footnote_2_2962" class="footnote">La letteratura e la filosofia trovano maggiore spazio; la qualità è comunque molto bassa, roba da quasi invidiare il silenzio che riguarda le discipline scientifiche.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2962&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dialoghi-tra-culture/' addthis:title='Dialoghi tra culture' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Guerra dei sessi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 20:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro dei sette membri del Consiglio federale, il governo elvetico, sono donne. Secondo alcuni, e trascurando alcuni aspetti non proprio marginali come le retribuzioni, la parità è stata raggiunta. E proprio partendo dalla parità tra i sessi, o almeno dalla diversa situazione sociale, i giovani del Partito popolare democratico (Ppd) hanno avuto l&#8217;idea di proporre [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/guerra-dei-sessi/' addthis:title='Guerra dei sessi' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro dei sette membri del Consiglio federale, il governo elvetico, sono donne.<br />
Secondo alcuni, e trascurando alcuni aspetti non proprio marginali come le retribuzioni, la parità è stata raggiunta.</p>
<p>E proprio partendo dalla parità tra i sessi, o almeno dalla diversa situazione sociale, i giovani del Partito popolare democratico (Ppd) hanno avuto l&#8217;idea di proporre il <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=590032&#038;idsezione=9&#038;idsito=1&#038;idtipo=290" title="Ticinonline - Svizzera/Estero - Giovani PPD, obbligo di servizio militare anche per le donne">servizio militare obbligatorio anche per le donne</a>.<span id="more-2955"></span></p>
<p>La proposta è, secondo me, una stronzata — non una stronzata galattica, ma comunque una stronzata di discrete dimensioni.<br />
Se proprio si vuole aggiornare l&#8217;esercito al nuovo contesto sociale, basterebbe prendere davvero atto che l&#8217;armata rossa non valicherà la cortina di ferro per invadere i paesi capitalisti; per respingere le camicie verdi a Chiasso basta chiedere loro dove metteranno i fondi neri dopo l&#8217;annessione del Ticino (in alternativa si può parlare loro di cultura: scapperanno a gambe levate); i pericoli che minacciano davvero la popolazione vanno affrontati da una struttura che con l&#8217;esercito ha poco a che fare.</p>
<p>Le reazioni alla proposta, curiosamente, smentiscono proprio l&#8217;assunto iniziale sulla raggiunta parità tra i sessi.<br />
Queste le dichiarazioni di Marianne Binder, portavoce dei &#8220;non-giovani&#8221; del Ppd:</p>
<blockquote><p>La crescita ed educazione dei figli è un impegno sufficientemente importante da compensare il mancato obbligo di servire per le donne.</p></blockquote>
<p>Le donne crescono ed educano i figli: è questo il loro compito, la loro funzione: come servizio allo Stato è più che sufficiente.<br />
Non ho capito perché non introdurre l&#8217;obbligo alle sole zitelle, donne evidentemente non complete.<br />
Gli uomini, per esclusione, non possono, o non sanno, crescere ed educare i figli, quindi è meglio se vanno a imparate come usare un fucile.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2955&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/guerra-dei-sessi/' addthis:title='Guerra dei sessi' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 14:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Stupro]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto»: se ricordo bene, questa battuta è di Woody Allen. È una battuta perché salvare una ragazza dall&#8217;essere violentata è una azione meritevole di lode e approvazione e, in molte circostanze, è chiaramente supererogatoria: per quanto sia giusto, non si è tenuti a [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/ieri-ho-salvato-una-ragazza-che-stava-per-essere-violentata-mi-sono-trattenuto/' addthis:title='Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p10.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2903" title="mystrength_web_sub_05_p10" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p10.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>«Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto»: se ricordo bene, questa battuta è di Woody Allen.</p>
<p>È una battuta perché salvare una ragazza dall&#8217;essere violentata è una azione meritevole di lode e approvazione e, in molte circostanze, è chiaramente <em>supererogatoria</em>: per quanto sia giusto, non si è tenuti a intervenire direttamente, soprattutto tenendo conto che i violentatori sono, appunto, gente violenta; trattenersi dal violentare una ragazza è, invece, una attività suberogatoria: non aggredire le persone fa parte dell&#8217;abc della convivenza civile, è lo standard minimo per vivere in società con altre persone.<span id="more-2893"></span></p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p9.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2902" title="mystrength_web_sub_05_p9" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p9.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>L&#8217;altro giorno mi sono imbattuto in una curiosa campagna sociale che sembra ricalcare la battuta di Woody Allen: <a title="Men Can Stop Rape - Mobilizing male youth to prevent men’s violence against women" href="http://www.mencanstoprape.org/">Men can stop rape</a>. Gli uomini possono fermare lo stupro. Trattenendosi.<br />
Lo slogan scelto lusinga il maschio esaltandone la forza, invitando a mettere questa forza a servizio del partner, a rispettare la sua decisione. A comportarsi secondo quello che, ripeto, dovrebbe essere uno <em>standard minimo</em> di convivenza sociale: non aggredire l&#8217;altro. La mia prima reazione è stata di perplessità, se non disapprovazione: che senso ha un simile invito? Sembra tratteggiare come normale ciò che normale non è: lo stupro. Sembra dire: «è normale che un uomo violenti una donna, fa parte dell&#8217;ordine delle cose; ma tu sei diverso, tu sei bravo, tu sei più bravo degli altri e non lo fai, sei forte, congratulazioni».</p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p8.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2901" title="mystrength_web_sub_05_p8" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p8.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>Poi ho studiato un po&#8217; meglio i <a title="Free Downloads" href="http://www.mystrength.org/8.0.html">manifesti</a>. E mi sono reso conto del mio distorto punto di vista. Ho letto &#8220;rape&#8221;, &#8220;stupro&#8221;, è ho pensato al criminale che aggredisce ragazze sole in casa o in luoghi isolati. Del resto, sono questi gli stupri che riempiono la cronaca e la narrativa.<br />
Quei manifesti, invece, hanno un altro obiettivo: lo stupro avviene sì tra le mura di casa, ma non perché un estraneo si è introdotto abusivamente. È la violenza del partner, o comunque di una persona vicina, degna di fiducia.<br />
<a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2900" title="mystrength_web_sub_05_p7" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p7.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>La perplessità rimane: non violentare il partner, non rispettare la sua decisione, non pensare che se si è pagata la cena si ha diritto al dopo cena, non approfittare dell&#8217;alterato stato di coscienza dovuto all&#8217;alcol non sono azioni meritorie: è lo standard minimo di convivenza.<br />
La cosa giusta da fare sarebbe sanzionare i violenti, non lodare i non violenti. Il problema è che sanzionare questi violenti non è facile – e, per quanto possa apparire strano, ringraziare chi si limita a non stuprare il proprio partner potrebbe essere la strategia migliore. Almeno a breve termine: questi manifesti continuano a presentare, dandola per scontata, l&#8217;immagine di un maschio forte e superiore – un maschio che, invece di minacciare, protegge il compagno o la compagna, ma pur sempre un maschio che non si pone allo stesso livello del partner.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2893&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/ieri-ho-salvato-una-ragazza-che-stava-per-essere-violentata-mi-sono-trattenuto/' addthis:title='Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Beni matrimoniali</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 16:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Brake]]></category>
		<category><![CDATA[John Rawls]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Nozick]]></category>

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		<description><![CDATA[Elizabeth Brake, su Ethics (Ethics 120 (January 2010): 302–337), propone una teoria minimale del matrimonio (minimal marriage). Il riferimento del titolo è allo stato minimo di Nozick, ma la giustificazione del matrimonio che viene fornita è rawlsiana. Il matrimonio minimo ha poco a che fare con i matrimoni attualmente esistenti, che sono giuridicamente molto più [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/beni-matrimoniali/' addthis:title='Beni matrimoniali' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elizabeth Brake, su <em>Ethics</em> (<em>Ethics</em> 120 (January 2010): 302–337), propone una teoria minimale del matrimonio (<em>minimal marriage</em>).<br />
Il riferimento del titolo è allo stato minimo di Nozick, ma la giustificazione del matrimonio che viene fornita è rawlsiana.</p>
<p>Il matrimonio minimo ha poco a che fare con i matrimoni attualmente esistenti, che sono giuridicamente molto più pesanti e limitati.<br />
Semplificando molto, si tratta della possibilità di attribuire ad altre persone, volendo anche <em>più </em>persone, alcuni diritti di cui gode il singolo, senza danni diretti per altri soggetti.</p>
<p>La giustificazione, come dicevo, è rawlsiana: le relazioni personali non sono soltanto molto importanti, ma costituiscono un aspetto fondamentale della vita delle persone, e fanno quindi parte di quelli che Rawls chiama beni primari (<em>primary goods</em>). La società è quindi tenuta a riconoscere e dare valore a queste relazioni.<br />
È questo aspetto il più interessante: il passaggio dall&#8217;individuo, isolato, alla persona, che vive in una fitta rete di relazioni con altre persone, senza per questo arrivare al comunitarismo.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2804&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/beni-matrimoniali/' addthis:title='Beni matrimoniali' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le elezioni</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/le-elezioni/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 20:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Gaber]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Voto]]></category>

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		<description><![CDATA[Come cantava Giorgio Gaber, le elezioni sono il momento magico della democrazia: Persino nei carabinieri c&#8217;è un&#8217;aria più rassicurante ma mi ci vuole un certo sforzo per presentarmi con coraggio c&#8217;è un gran silenzio nel mio seggio un senso d&#8217;ordine e di pulizia. Democrazia! Mi danno in mano un paio di schede e una bellissima [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/le-elezioni/' addthis:title='Le elezioni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2790" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Votazioni-7-giu-2009.jpg"><img class="size-medium wp-image-2790" title="Scheda elettorale" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/Votazioni-7-giu-2009-300x225.jpg" alt="Scheda elettorale (foto di Lord Gordon)" width="300" height="225" /></a><small>Scheda elettorale (foto di <a title="Votazioni, 7 giu 2009 on Flickr - Photo Sharing!" href="http://www.flickr.com/photos/29054731@N05/3605232202">Lord Gordon</a>)</small><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Come <a title="YouTube - LE ELEZIONI di Giorgio Gaber e Sandro Luporini" href="http://www.youtube.com/watch?v=n62qxPiSDWQ">cantava Giorgio Gaber</a>, le elezioni sono il momento magico della democrazia:</p>
<blockquote><p>Persino nei carabinieri<br />
c&#8217;è un&#8217;aria più rassicurante<br />
ma mi ci vuole un certo sforzo<br />
per presentarmi con coraggio<br />
c&#8217;è un gran silenzio nel mio seggio</p>
<p>un senso d&#8217;ordine e di pulizia.<br />
Democrazia!</p>
<p>Mi danno in mano un paio di schede<br />
e una bellissima matita<br />
lunga, sottile, marroncina,<br />
perfettamente temperata</p>
<p>e vado verso la cabina<br />
volutamente disinvolto<br />
per non tradire le emozioni</p>
<p>e faccio un segno sul mio segno<br />
come son giuste le elezioni.</p></blockquote>
<p>Gaber e Luporini la fanno facile: io ho certe idee politiche, trovo un partito che si avvicina il più possibile a queste idee, cerco il simbolo di questo partito e ci faccio una croce sopra.<span id="more-2786"></span></p>
<p>Già il fatto di cercare <em>un simbolo</em> è una cosa originale: altrove <em>scrivono</em> il nome del partito, non ne mettono un simbolo grafico. Sospetto che sia così perché un simbolo può essere riconosciuto anche da un analfabeta. Non so se essere felice perché sono cittadino di una nazione che si preoccupa che anche un analfabeta possa votare o se sentirmi preoccuparmi perché sono cittadino di una nazione che preferisce inserire i simboli nelle schede elettorali invece di insegnare a tutti a leggere e scrivere, ma lasciamo perdere.</p>
<p>Un segno sul <em>mio</em> segno. E se il mio segno fosse quello di un partito di minoranza? Un partito che forse – <em>forse!</em> – riesce a far eleggere un rappresentante, che comunque conterà poco o niente. Meglio votare un partito più grande, anche se corrisponde meno alle mie idee politiche.<br />
E se la mia principale preoccupazione politica fosse l&#8217;irresistibile ascesa al potere del partito a me politicamente più lontano, ascesa contenibile sostenendo il partito alleato?<br />
È sbagliato ricorrere al voto tattico? Perché di questo si tratta: votare tenendo tatticamente conto del voto altrui. Ed è forse qui il problema del voto tattico: se modifico il mio comportamento in base al comportamento degli altri, devo tenere conto che anche gli altri modificheranno verosimilmente il proprio comportamento. Una profezia che si auto-avvera, falsando il risultato del voto.</p>
<p>Recentemente ho scoperto l&#8217;esistenza del <a title="Voto singolo trasferibile - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Voto_singolo_trasferibile">voto singolo trasferibile</a>, un sistema elettorale nel quale l&#8217;elettore indica <em>più</em> candidati o partiti, numerandoli in base alle preferenze. In fase di spoglio, le prime scelte che non influenzano il risultato vengono riassegnati in base alle seconde scelte, e così via.<br />
Il voto tattico non è più necessario, e non c&#8217;è influenza nelle scelte degli elettori. Però il sistema di voto è complicato e meno passionale: non c&#8217;è più la semplicità e il fascino del «faccio un segno sul mio segno».</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2786&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/le-elezioni/' addthis:title='Le elezioni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Musica ed emozioni</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/musica-ed-emozioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 08:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Ross]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Internazionale di questa settimana (n 840, 2/8 aprile 2010)  un interessante articolo di Alex Ross, critico musicale del New Yorker, sui concerti di musica classica. L&#8217;etichetta impone di non applaudire se non alla fine dell&#8217;intera composisione, costringendo gli spettatori a reprimere i propri sentimenti di euforia alla fine di movimenti o sezioni particolarmente esaltanti. [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/musica-ed-emozioni/' addthis:title='Musica ed emozioni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a title="Internazionale" href="http://www.internazionale.it/">Internazionale</a> di questa settimana (n 840, 2/8 aprile 2010)  un interessante articolo di Alex Ross, critico musicale del New Yorker, sui concerti di musica classica. L&#8217;etichetta impone di <em>non</em> applaudire se non alla fine dell&#8217;intera composisione, costringendo gli spettatori a reprimere i propri sentimenti di euforia alla fine di movimenti o sezioni particolarmente esaltanti. Secondo Ross questo è uno dei motivi della crisi della musica classica.<span id="more-2737"></span><br />
L&#8217;usanza di trattenere gli applausi fino alla fine risale al tardo romanticismo: non è quindi propria a tutte le composizioni. Ricordo di aver letto che il pubblico interruppe con un applauso il secondo movimento della nona sinfonia di Beethoven, e il problema non fu l&#8217;interruzione, ma il fatto che, a causa della sordità, Beethoven non si accorse dell&#8217;applauso e continuò a dirigere.</p>
<p>Credo che Ross abbia ragione – ma non credo che mi metterò ad applaudire tra un movimento e l&#8217;altro di una sinfonia: troppo forte l&#8217;imposizione sociale.</p>
<p>Quello su cui <em>non</em> sono d&#8217;accordo è il forte legame tra musica e sentimento che sembra fare da sostrato all&#8217;analisi di Ross. La musica sembra esaurirsi nella dimensione emotiva e affettiva. Sono convinto che la musica abbia una forte componente emotiva, ma non credo che sia <em>soltanto</em> emozione. Puntare sugli aspetti emozionali potrebbe attrarre nuovo pubblico, ma sarebbe, ancora una volta, l&#8217;imposizione di un modello esterno e, in un certo senso, estraneo.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2737&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/musica-ed-emozioni/' addthis:title='Musica ed emozioni' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Più leggi sotto lo stesso cielo</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/piu-leggi-sotto-lo-stesso-cielo/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 11:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
		<category><![CDATA[Muslim Arbitration Tribunal]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;avvocato Gianfranco Amato si interroga sui Muslim Arbitration Tribunal con un articolo dal significativo titolo «La Gran Bretagna discrimina i cristiani e si affida ai tribunali islamici». Titolo efficace, anche se leggermente fuorviante (come ogni titolo rischia di essere, del resto). Non è la Gran Bretagna ad affidarsi ai tribunali islamici, ma i singoli cittadini [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/piu-leggi-sotto-lo-stesso-cielo/' addthis:title='Più leggi sotto lo stesso cielo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avvocato Gianfranco Amato si interroga sui <em>Muslim Arbitration Tribunal</em> con un articolo dal significativo titolo «<a title="IL CASO/ La Gran Bretagna discrimina i cristiani e si affida ai tribunali islamici | Pagina 1" href="http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2010/3/22/IL-CASO-La-Gran-Bretagna-discrimina-i-cristiani-e-si-affida-ai-tribunali-islamici/1/73954/">La Gran Bretagna discrimina i cristiani e si affida ai tribunali islamici</a>».</p>
<p>Titolo efficace, anche se leggermente fuorviante (come ogni titolo rischia di essere, del resto).<br />
Non è la Gran Bretagna ad affidarsi ai tribunali islamici, ma i singoli cittadini che hanno la possibilità di rivolgersi a uno di questi <em>Muslin Arbitration Tribunal</em> per risolvere alcuni problemi che, come giustamente nota Amato, riguardano «materie che sono, comunque, lasciate alla libera disponibilità delle parti». Una forma di arbitrato, che non prevale sulle leggi già esistenti e vincola le parti solo se queste sono d&#8217;accordo.<span id="more-2727"></span><br />
Un articolo del <em><a title="What can sharia courts do in Britain? - Telegraph" href="http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/lawreports/joshuarozenberg/2957692/What-can-sharia-courts-do-in-Britain.html">Guardian</a></em> del 2008 chiarisce bene questo aspetto:</p>
<blockquote><p>It follows that a dispute may be resolved by a sharia court, provided that the parties agree and that its procedures are fair. But this does not give sharia courts the power to resolve questions of personal status.</p>
<p>Ne consegue che una controversia può essere risolta da una corte islamica, a condizione che le parti siano d&#8217;accordo e che le sue procedure siano eque. Ma questo non dà ai tribunali islamici il potere di risolvere questioni di status personale [come il divorzio].</p></blockquote>
<p>I tribunali islamici possono ignorare la legge solo se questa non è vincolante (il che è un po&#8217; come dire che non possono ignorare la legge).<br />
Alcune preoccupazioni di Amato sono quindi esagerate: non vi è una sottomissione delle leggi dello stato alla legge islamica, ma il contrario – anche se, pare di capire, non si insiste molto sulla sottomissione della sharia alle leggi dello stato.<br />
Amato ha comunque ragione nel sollevare il problema della condizione femminile. È probabile che queste corti, pur senza violare la legge, decidano in maniera non equa. Un simile problema, in teoria, non potrebbe sollevarsi perché, in caso di decisioni sistematicamente sfavorevoli verso le donne, queste semplicemente non accetterebbero di lasciarsi giudicare da un <em>Muslim Arbitration Tribunal</em>. In pratica, è molto probabile che una donna si veda costretta, dai parenti di sesso maschile o dal contesto sociale, ad accettare una simile autorità, pur non essendo legalmente obbligata a farlo. È forse questa l&#8217;accusa più grave che si può muovere al sistema dei <em>Muslim Arbitration Tribunal</em>: la rinuncia al (difficile, forse impossibile) compito di tutelare le parti deboli.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2727&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/piu-leggi-sotto-lo-stesso-cielo/' addthis:title='Più leggi sotto lo stesso cielo' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dove sono finite le bambine (2)</title>
		<link>http://www.lestinto.it/articoli/dove-sono-finite-le-bambine-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 20:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno sul tema della scomparsa delle bambine, recentemente riproposto dall&#8217;Economist e ripreso da Internazionale, tentando un approccio cinico e a-morale della situazione. Maschi e femmine, per i genitori, non hanno lo stesso valore: una figlia femmina è un onere, avere un figlio maschio, oltre che un onore, è un guadagno. Ecco che l&#8217;arrivo di un [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dove-sono-finite-le-bambine-2/' addthis:title='Dove sono finite le bambine (2)' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno sul tema della <a title="Dove sono finite le bambine (1) - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/dove-sono-finite-le-bambine-1/">scomparsa delle bambine</a>, recentemente riproposto dall&#8217;Economist e ripreso da Internazionale, tentando un approccio cinico e a-morale della situazione.</p>
<p><span id="more-2714"></span>Maschi e femmine, per i genitori, non hanno lo stesso valore: una figlia femmina è un onere, avere un figlio maschio, oltre che un onore, è un guadagno.<br />
Ecco che l&#8217;arrivo di un nuovo membro della famiglia diventa una sorta di lotteria: se sei fortunato vinci, se non sei fortunato perdi.<br />
Perde lo sfortunato padre, ma non la società nel suo complesso che ci guadagna perché i maschi, prima o poi, dovranno prendere moglie.<br />
Possiamo riassumere così il sistema: i costi di una nuova famiglia vengono affrontati integralmente dalla famiglia della sposa. Una sorta di tassa che va a vantaggio di tutti ma che pagano solo alcuni.</p>
<p>Il sistema regge perché metà dei biglietti è vincente e ogni famiglia ha a disposizione diversi sorteggi.<br />
Con un figlio solo hai il 50% di possibilità di perdere; con due figli la probabilità che nessuno dei due sia un maschio è del 25%; con cinque figli poco più del 3%; con dieci figli meno dello 0,1%. Con famiglie numerose, la ripartizione delle spese, all&#8217;interno della società, sarà dunque tutto sommato equa: poche famiglie molto fortunate con molti maschi, poche famiglie molto sfortunate con molte femmine, molte famiglie né fortunate né sfortunate, con maschi e femmine.<br />
La tentazione di imbrogliare, eliminando (prima o dopo la nascita) le figlie femmine riguarda quindi una minoranza di casi, e non ha grosse influenze sulla stabilità del sistema.</p>
<p>Ma cosa succede se il numero di figli si riduce?<br />
Il sistema perde equità. Aumentano le famiglie molto fortunate e molto sfortunate, diminuiscono quelle né fortunate né sfortunate.<br />
Aumentano gli imbrogli: rimangono in pochi a voler pagare la tassa, e la società rischia il collasso perché ci sono poche femmine, il che significa poche potenziali mogli.</p>
<p>Proibire l&#8217;infanticidio o l&#8217;aborto selettivo non risolve molto: l&#8217;iniquità di base rimane.<br />
O si ritorna ad avere famiglie numerose, oppure si dividono in maniera più equa i costi per la formazione delle nuove famiglie. Ad esempio facendo sì che sia lo sposo a pagare la sposa, di fatto acquistandola dal padre. Credo che questa correzione del sistema sia più praticabile di quella che prevede l&#8217;accoglimento di una piena e utopica parità tra uomo e donna.</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2714&type=feed" alt="" /><div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/dove-sono-finite-le-bambine-2/' addthis:title='Dove sono finite le bambine (2)' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Causa e diffetto</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 17:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Causa]]></category>
		<category><![CDATA[Normale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non molto tempo fa scrissi a proposito del concetto di causa, cercando di mostrarne la natura almeno parzialmente normativa: affermare che un certo fenomeno è causa di un altro significa assumere la normalità o legittimità di un certo stato i cose. La cronaca recente ha presentato quelle che, a me, sembrano essere delle conferme di [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.lestinto.it/articoli/causa-e-diffetto/' addthis:title='Causa e diffetto' ><a class="addthis_button_google"></a><a class="addthis_button_google_plusone"></a><a class="addthis_button_facebook"></a><a class="addthis_button_facebook_like"></a><a class="addthis_button_friendfeed"></a><a class="addthis_button_twitter"></a><a class="addthis_button_"></a><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non molto tempo fa scrissi a proposito del <a title="Causa ed effetto - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/causa-ed-effetto/">concetto di causa</a>, cercando di mostrarne la natura almeno parzialmente normativa: affermare che un certo fenomeno è causa di un altro significa assumere la <em>normalità</em> o <em>legittimità</em> di un certo stato i cose.</p>
<p>La cronaca recente ha presentato quelle che, a me, sembrano essere delle conferme di questa tesi.<span id="more-2581"></span></p>
<h3>Quanti morti?</h3>
<p>Quanti morti provoca ogni anno l&#8217;influenza? E, soprattutto, <em>come vengono contati</em>?<br />
Leggiamo quello che scrive, su <a title="Avremo più o meno morti della stagionale? - www.nuovainfluenzah1n1.info" href="http://http://www.nuovainfluenzah1n1.info/ultime/avremo-pi-o-meno-morti-della-stagionale.html">Darwin flu</a>, Gianfranco Bangone:</p>
<blockquote><p>Per la mortalità [...] vengono segnalati i decessi ospedalieri dovuti a influenza quando quest’ultima è confermata dall’analisi del tampone. Ovviamente il censimento di questi decessi non rileva la cosiddetta «mortalità ritardata», ad esempio quando l’influenza può aver innescato altre patologie oppure le ha inasprite se preesistevano. In questi casi abbiamo una causa scatenante – l’influenza – ma l’esito infausto si presenta più tardi per cui viene attribuito all’ultima causa conosciuta (in genere in simili situazioni il tampone è sempre negativo a causa del tempo trascorso tra l’influenza e il successivo decesso). [...]<br />
Per ovviare all’inconveniente si ricorre a un secondo metodo di rilevazione, quello della «mortalità in eccesso» che viene misurata anni dopo. Nei vari mesi dell’anno abbiamo un fondo «naturale» di mortalità, ovvero un certo andamento dei decessi che presenta delle regolarità. Durante la stagione influenzale il numero dei decessi cresce rispetto al fondo naturale che si presenta in quel periodo, per cui il valore sopra la soglia viene elaborato con complicati modelli matematici e alla fine avremo un valore della mortalità associata all’influenza: circa 7.000-8.000 casi all’anno, di cui circa 2.000 addebitabili direttamente all’influenza e alle polmoniti.</p></blockquote>
<p>Abbiamo una situazione <em>normale</em> o <em>naturale</em> (quello che viene chiamato «un certo andamento dei decessi») e la differenza tra il periodo influenzale e questa normalità viene attribuito all&#8217;influenza. Un approccio statistico molto interessante.</p>
<h3>Il lancio</h3>
<p>Dopo un comizio in piazza Duomo a Milano, il Presidente del Consiglio si concede un bagno di folla. Una persona mentalmente disturbata, Massimo Tartaglia, gli si avvicina e gli lancia una statuetta souvenir del Duomo di Milano, ferendolo.</p>
<p>Che cosa ha <em>causato</em> il ferimento?<br />
L&#8217;assalitore, Massimo Tartaglia? L&#8217;assalito, Silvio Berlusconi, che si è imprudentemente esposto al pericolo? Le guardie del corpo, che non sono riuscite a fermare l&#8217;assalitore? Il clima di odio?<br />
Tutto dipende da quella che è la normalità. È normale che il primo ministro venga odiato da una parte della popolazione? È normale che una persona mentalmente disturbata possa voler ferire il primo ministro? È normale che una persona mentalmente disturbata riesca ad avvicinarsi al primo ministro? La mia personale simpatia va verso quest&#8217;ultima anormalità.</p>
<p>La domanda sulla causa è diversa da quella sulla responsabilità dell&#8217;evento, che è – e non può che essere – di Tartaglia. Si può riconoscere che a causare l&#8217;incidente sia stato il clima d&#8217;odio senza per questo voler, o poter, accusare chi alimenta questo clima.</p>
<h3>La spinta</h3>
<p>Durante la messa di Natale, Susanna Maiolo scavalca le transenne per avvicinarsi al Papa. Intervengono le guardie del corpo e il Papa cade.</p>
<p>Ancora una volta, chi o che cosa ha causato la caduta di Benedetto XVI (e del cardinale Roger Etchegaray)?<br />
Susanna Maiolo? L&#8217;imprudenza di Benedetto XVI? L&#8217;intervento delle guardie del corpo?<br />
Di nuovo, dipende da cosa vogliamo considerare come situazione normale.</p>
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