Flatulenze giornalistiche

È attivo da alcuni giorni Progetto Galileo: un blog che vuole contrastare «[l’]antiscientismo psicodelirante di certe parti sociali, una tecnofobia paradossale nell’era tecnobioinformatica e un sensazionalismo dei media che pur di shockare si inventa notizie inesistenti» (tratto dal manifesto del sito).

Se trovate che tutto ciò sia una esagerazione, vi consiglio la lettura di questo editoriale di Osvaldo Baldacci su Metro del 21 febbraio 2008: Quel modello britannico di futuro (click sull’immagine per ingrandirla, o qui per il download):

Editoriale Metro

Il titolo di questo post, flatulenze giornalistiche, non vuole essere offensivo: si riferisce all’assenza di ragionamenti. Per usare una metafora abbastanza in voga, è scritto di pancia e non di testa: e se è frutto del basso ventre, il risultato non può che essere quello…

24 commenti su “Flatulenze giornalistiche

  1. a punti:

    1. che genialata sto plugin che apre le immagini con un popup! cos’è che lo metto anche io?

    2. credo sappiano, i ricercatori, che sarebbe un suicidio ridurre la diversità biologica: non mi vedo un esperto genetista che ha i 5 minuti e comincia a clonare delle supermodelle (non quelle anoressiche, quelle belle) tutte uguali, e poi dal loro midollo arriva a produrre figlie ugualmente belle e popola il mondo di stragnocche – e poi dallo spazio arriva l’influenza venusiana e muoiono tutte e la razza umana si estingue. l’esperto genetista sa che la biodiversità è la difesa contro le estinzioni. il giornalista no, non lo sa.

    3. sul fatto che non spetti ai ricercatori (medici, biologi o quant’altro) decidere come deve essere la vita, ha ragione. ci va qualcuno specializzato, no? e lui, giornalista, ha chiaramente le carte in regola…

  2. @alex: A punti? Preciso come un filosofo analitico 😉

    1. L’effetto si chiama Lightbox. Io l’ho aggiunto con questo plugin per wordpress.
    2. Scienziati e giornalisti hanno competenze diverse, ed è normale che un giornalista non sappia cose che uno scienziato sa (e viceversa). Che però il giornalista non provi ad ascoltare lo scienziato e a documentarsi prima di emettere sentenze, è una cosa vergognosa!
    3. Preferisco scienziato come il dottor Frankenstein (si pronuncia Frankenstin) a giornalisti come Baldacci
  3. @lector: Caro Igor – Aigor,giusto per contestualizzare: sabato ho assistito a un convegno nel quale, tra le altre cose, si è parlato di comunicazione di pancia (= emotiva) e comunicazione di testa (= razionale). Baldacci, qui, fa funzionare la pancia e non la testa.
    Se la comunicazione di pancia è importante, gli editoriali di pancia direi che possiamo risparmiarceli!

  4. in un paese serio un tizio che dice una simile serie di stronzate, tali da rendere evidente che, o non ha letto ciò di cui scrive, o è in malafede, verrebbe immediatamente sanzionato da chi dovrebbe difendere il buon nome del termine “giornalista”

  5. Ivo credo che questo trafiletto faccia al caso di Progetto Galileo.
    Possiamo analizzare il pezzo sul nostro blog, rubandoti l’immagine? 😉

  6. Ti leggo solo oggi, e mi sento direttamente chiamato in causa. Un po’ perché sono giornalista, un po’ perché mi occupo solo di scienza. E quindi sono nella casta di quelli che raccontano solo vaccate, almeno a leggere i protagonisti del progetto Galileo. Che per adesso, se mi permetti, non dice molto. Ci sono chiarimenti su alcuni aspetti scientifici, insulti costanti (anche se molto garbati!) alla setta dei giornalisti – un po’ come sparare sulla croce rossa, visti certi esempi – ma niente, niente che riguardi uno dei termini della comunicazione, cioè i ricercatori stessi. Al Darwin day di sabato scorso, per esempio, durante una tavola rotonda sugli Ogm (che io ho visto, e trovato molto faziosa, ma questo è un altro discorso) è stato chiesto ai relatori perché la comunicazione scientifica è così brutta e carente, e la gente non ha le idee chiare. La colpa è stata data tutta ai giornalisti. E chi genera la comunicazione non ha nessuna responsabilità. Mi sembra decisamente limitato. Così come l’impostazione del progetto galileo. Diciamo che, per quel che vale (n. b. niente) sospendo il giudizio .

    Marco

  7. Non conosco Marco Ferrari e la sua preparazione e coscienziosità nel svolgere l’attività di giornalista, quindi mi limito, ovviamente, a fare una considerazione a proposito del suo intervento qui. E lo faccio da “utente finale”.

    Premettendo che spero tutti siamo d’accordo che generalizzare non è buona cosa, noto che il suo commento rispecchia la solita solidarietà corporativa che spesso si manifesta, un po’ in tutti i campi, quando si tratta di difendere l’indifendibile.
    Personalmente posso anche mettere in conto che ci possa essere un difetto di “comunicazione” da parte degli scienziati (ma solo a certi livelli di complessità di argomentazione, credo), però quanto messo in evidenza nei post del Progetto Galileo (e su altri blog) è tutt’altra cosa che un argomento espresso male dal ricercatore di turno.
    I casi trattati hanno tutti, più o meno, la stessa connotazione: mancanza di verifica e/o obiettività (o addirittura malafede) da parte di chi riporta le notizie.
    Perbacco, io (con diploma di scuola media superiore, dotato di un’intelligenza media e con una conoscenza appena accettabile della lingua inglese), alla lettura delle fonti originali alle quali il giornalista stesso avrebbe dovuto attingere (avrebbe, perché a volte sembra che neppure le leggano), ho capito correttamente il significato dell’argomento, se non altro a grandi linee!

    A questo punto esorterei Marco Ferrari (di fronte a certi esempi di lampante cattivo giornalismo) a non puntare il dito come fa un bambino colto con le mani nel sacco, accusando anche il fratello di rubare le caramelle nel tentativo di sottrarsi al giudizio, ma piuttosto a fare autocritica (in veste di appartenente alla categoria) nell’interesse comune. Ce n’è un gran bisogno, lo sa?, in Italia, nel campo dell’informazione… Così, a occhio e croce (lo ammetto: senza aver fatto le dovute verifiche) molto più di quanto ci sia necessità di avere referenti nel mondo scientifico capaci di migliore comunicazione.

    Saluti

  8. Uhm, no. Non ci siamo. Ho solo detto che dare SOLO la colpa ai giornalisti è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Nel senso di fare una cosa troppo facile, perché è vero che spesso i giornalisti non sono in grado di fare il proprio lavoro. Ma, è questo è il senso del post, non tutta la colpa è loro. Potrei citarti decine di buoni articoli (ma non è il numero che fa la ragione) così come decine di esempi in cui i ricercatori hanno fatto un cattivo servizio alla scienza. O anche (ma sono fatti personali, quindi puoi anche non crederci) molte occasioni in cui i ricercatori, per paura o ignavia o latro, si sono sottratti all’intervista o al colloquio. E poi in fondo, se i giornalisti sono comunicatori così di basso livello, perché non far fare il lavoro ai ricercatori? E’ solo una provocazione, questa, ma cista va bene…

  9. Caro Marco Ferrari,

    mi sento ovviamente chiamato in causa dal suo commento. Non conosco la sua carriera giornalistica né i suoi articoli. Premetto che mi fa un piacere immenso (e lo dico senza ironie) avere l’opportunità di parlare con un giornalista che si occupa di comunicazione scientifica. Anche se guardando il breve profilo tratto dal suo blog vedo che è anche una persona che si interessa di etologia, natura ecc.
    Passioni che evidentemente non sono tra le prime dei giornalisiti che abbiamo accusato di ignoranza scientifica nel nostro Progetto Galileo.
    Perché di questo si tratta: i più grandi giornali italiani (repubblica,corriere, stampa ecc) danno il compito di scrivere articoli che parlano di scienza a semplici giornalisti che non capiscono nulla di scienza, non controllano le fonti né conoscono l’inglese.

    Noi col nostro piccolo Progetto (che in definitiva non è altro che una provocazione) abbiamo portato in superficie il marcio che era davanti a tutti. E che tutti i ricercatori italiani vedevano ogni giorno. Sa quante volte in laboratorio o con studenti addirittura del primo anno d’università rimanevamo allibiti leggendo gli articoli senza senso e deliranti (come quello riportato da Ivo)?
    E non è vero che ce la prendiamo con la categoria dei giornalisti in toto, anche perché linkiamo varie testate giornalistiche (quelle sì!) scientifiche.
    LA differenza è tra un giornalista che sa di quello di cui parla e quello che non sa neppure che cosa è una cellula!
    Ma lei, se fosse un direttore di un giornale darebbe mai la rubrica della politica estera ad un fioraio?
    E allora perché viene dato il compito di spiegare la scienza a gente che non ha la minima cultura scientifica delle scuole superiori?
    Ecco, allora c’è un problema di fondo. E mi piacerebbe che anche lei lo ammettesse e facesse qualcosa.

    Per esempio, io la butto così: che ne direbbe di partecipare al nostro Progetto?
    Sarebbe una cosa interessante e mi creda, un punto a nostro favore avere tra le nostre fila non solo ricercatori e scienziati, ma perfino un buon giornalista che possa divulgare la scienza in modo corretto. Le lascio la nostra e-mail, magari anche solo per una chiacchierata informale 😉 :

    progettogalileo@gmail.com

    Aspetto una sua risposta. Saluti

    Fabristol

  10. Quando invio un articolo a una rivista (autorevole), il mio lavoro viene sottoposto all’esame d’un comitato di redazione per evitare che ciò che ho scritto ingeneri una catena d’errori tra gli addetti ai lavori che confidano sul buon nome e sull’affidabilità della rivista stessa come “fonte” per la loro attività. Probabilmente, poiché nessuno mai querela la stampa divulgativa quando tratta di questioni scientifiche, non s’è finora avvertita quell’esigenza di “autoregolamentazione” che determina nel tempo l’emergere dell’autentica professionalità. A maggior ragione ciò avviene in Italia, dove l’informazione scientifica riveste ancora un ruolo di Cenerentola rispetto, magari e paradossalmente, a questioni di fede, di politica o di puro gossip.

  11. Per Lector

    “Probabilmente, poiché nessuno mai querela la stampa divulgativa quando tratta di questioni scientifiche, non s’è finora avvertita quell’esigenza di “autoregolamentazione” che determina nel tempo l’emergere dell’autentica professionalità.”

    Rivelo una piccola cosa del Progetto: abbiamo intenzione di muoverci anche in questa direzione in futuro.

  12. @–>Fabristol
    Avete tutto il mio appoggio e solidarietà. Ma così su due piedi non saprei inquadrare la fattispecie concreta all’archetipo normativo, in mancanza d’un danno emergente o d’un lucro cessante direttamente o indirettamente riconducibili a un soggetto giuridicamente qualificato che venga leso dalla notizia farlocca; ciò per quanto riguarda il diritto civile. Nel penale: abuso di pubblica fede? procurato allarme? diffamazione a mezzo stampa?
    Non credo sia semplice.

  13. Intervengo solo adesso, a giochi quasi chiusi: mi sembra che ci sia stato un chiarimento delle rispettive posizioni, e ne sono contento.

    @Marco Ferrari: Sbagli a leggere questa mia accusa come rivolta ai giornalisti in generale: non mi sono mai piaciute le generalizzazioni. Hai ragione, è facile parlare male dei giornalisti e del mondo dell’informazione, è facile e per certi versi pericoloso. Niente generalizzazioni, quindi, ed entriamo nello specifico: l’articolo di Baldacci su Metro. È una porcata, si affermano un po’ di falsità e neppure uno straccio di argomento. E mi sembra giusto denunciare una simile porcata.
    Quanto agli scienziati: in più occasioni ho sentito uomini di scienza riconoscere che non si è mai fatto molto per la divulgazione. Le cose, comunque, stanno migliorando: ci sono sempre più ottimi libri di divulgazione scritti non da giornalisti, ma direttamente da ricercatori, e questo lo trovo un buon segno.

    @Fabristol: Perché non segnalate anche i buoni articoli sulla stampa generalista?

    @lector in fabula: Tutte le riviste specializzate fanno così. Per un quotidiano, però, sarebbe quasi impossibile: l’articolo deve essere pubblicato domani, non tra una settimana, e i possibili argomenti sono talmente tanti che è difficile avere esperti per ogni tema.
    Rimane il problema della competenza dell’autore: perché far commentare una notizia scientifica a uno che ne sa meno di un liceale?

  14. “@Fabristol: Perché non segnalate anche i buoni articoli sulla stampa generalista?”

    Ne ho parlato proprio con Marco in privato. Ci sara’ modo di farlo, ma abbiamo appena cominciato da una settimana… vedremo come si evolvera’ il tutto. Potremmo fare una rubrica del tipo:”L’eroe della settimana.” dove segnalare chi ha scritto un buon articolo. insomma dare i voti e fare classifiche.
    ;))

  15. anche se spesso i giornalisti su Repubblica e corriere non si firmano, come nei casi dell’embrione chimera o di quello con tre genitori. in quel caso daremo i voti al giornale in toto mi sa…

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